Sanihelp.it – Ha fatto molto scalpore uno degli ultimi post di Chiara Ferragni in cui, con un scatto che la ritraeva con il piccolo Leone, un biberon e una confezione di latte artificiale, dichiarava: «Quando sono in viaggio, mi manca enormemente il mio bambino. Mi conforta sapere che ha una riserva di latte. Solo il meglio per il mio Leo. Ho scelto ****, perché è vicino al latte materno ed è anche il marchio numero 1 raccomandato dai pediatri negli Stati Uniti».
L’influencer ha toppato. E non tanto per la scelta, discutibile se si vuole, ma comunque assolutamente lecita e personale (e come tale da rispettare) di ricorrere al latte artificiale, ma per l’errore di pubblicizzarlo. Il post, infatti, è chiaramente uno spot (segnalato per altro anche dall’hashtag #advertising) e come tale va contro la legge.
Forse non tutti sanno, infatti, che pubblicizzare il latte artificiale di tipo 1, cioè quello destinato a sostituire il latte materno nei bambini sotto i 6 mesi di vita, è assolutamente vietato. Lo prevede il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, cui l’Italia ha aderito già dal 1996, proponendo poi negli anni una serie di decreti attuativi.
È vero, all’epoca non esistevano i social, ma in questo senso il decreto attuativo del 2009 lascia poco spazio a scappatoie perché dice: «La pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni». Per capirci, sono vietati anche i campioni gratuiti di prova, le offerte speciali e pure le pubblicità nei punti vendita. Per altro, al divieto di pubblicizzare qualsiasi sostitutivo del latte materno adatto all’utilizzo al di sotto dei sei mesi, pone anche limitazioni per la pubblicità del latte di proseguimento. La Ferragni ha quindi provveduto rapidamente a rimuovere il post, ma resta da capire se sarà comunque sanzionata.