Sanihelp.it – Dall’unione delle parole inglesi sharing, condivisione, e parenting, genitorialità, nasce il termine sharenting. Sta ad indicare l’abitudine di condividere in rete foto e informazioni sui figli, fenomeno sempre più diffuso ma che può nascondere non poche insidie. Vediamo insieme agli esperti cosa può compprtare la pratica e perché è opportuno evitarla.
Sharenting: i consigli della SIP
«I pediatri hanno un ruolo chiave nel sensibilizzare i genitori sui pericoli associati alla condivisione online» afferma la dottoressa Annamaria Staiano, presidente SIP. Per questo la SIP ha messo a punto una serie di consigli per garantire a bambini e adulti un ambiente digitale sicuro.
1.Essere consapevoli che per quanto lo sharenting sia una pratica sempre più diffusa, non per questo bisogna sottovalutarne i potenziali pericoli. Condividere immagini, video e qualsiasi tipo di contenuto che abbia come protagonisti i bambini significa, infatti, costruire il »dossier digitale» di un figlio senza il suo consenso e senza che lui ne sia a conoscenza.
2. La condivisione sui social media di materiali e informazioni riguardanti i propri figli deve prevedere una certa cautela e, in molte occasioni, l’anonimato perché quanto condiviso in maniera dettagliata e personale, come la localizzazione o il nome completo, può esporre pericolosamente i bambini ad una serie di rischi, primo fra tutti il furto di identità.
3. Non condividere immagini dei propri figli in qualsiasi stato di nudità. Queste immagini dovrebbero rimanere sempre private per il rischio potenziale che possano essere impropriamente utilizzate da altri e approdare su siti pedopornografici.
4. Attivare notifiche che avvisino i genitori quando il nome dei loro figli appare nei motori di ricerca.
5. Rispettare il consenso e il diritto alla privacy dei minorenni: è importante quindi familiarizzare con la policy relativa alla privacy dei siti sui quali si condividono contenuti. L’articolo 31 della Costituzione »protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo» e la Convenzione Internazionale su diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sottolinea come debba necessariamente essere data preminenza agli interessi e alla dignità del minorenne.
Sharenting: il parere della psicoterapeuta
Abbiamo parlato del tema con la dottoressa Silvia Riboldi, psicoterapeuta e consulente del portale Mustela Formazioneinfanzia.it
Cosa spinge i genitori ad esporre continuamente i figli sul web?
Nell'era del digitale e della condivisione è ormai pratica diffusa pubblicare sui social foto e video dei propri figli. I genitori spiegano, e giustificano questo comportamento, con il tentativo di documentare tappe importanti o momenti che desiderano ricordare in futuro. Quello che succede in pratica è che la condivisione di foto di bambini provoca una reazione molto intensa da parte dei propri contatti. I »mi piace» e i »commenti» sono molto più frequenti e questo non fa altro che rendere questa pratica ancora più desiderabile per i genitori. Il sistema del riconoscimento sociale è un meccanismo forte che va a stimolare i circuiti della dipendenza e della ricompensa che ci spingono a cercare di riprodurre quei comportamenti che hanno portato ad avere un buon risultato o una conseguenza piacevole.
I genitori sottovalutano gli effetti di questa pratica?
La percezione del pericolo è molto sottovalutata sia perchè la diffusione del comportamento rende i genitori più tranquilli sul fatto che non sia fonte di problemi, sia per la scarsa conoscenza che gli adulti di oggi hanno dei meccanismi e delle dinamiche della condivisione di immagini in rete.
Cosa può comportare a livello psicologico per un bambino e per un adolescente scoprire di essere stato continuamente presente sul web?
Con la crescita la questione diventa difficile da gestire da parte dei ragazzi stessi dal momento che l'accesso a Internet è sempre più precoce così come il fatto di andare a ricercare la propria impronta sul web. Spesso i ragazzi si trovano così di fronte ad immagini che, se avessero potuto scegliere, non avrebbero voluto condividere; si tratta di scatti intimi o buffi che però possono essere vissuti da un preadolescente o adolescente come umilianti o fonte di estrema vergogna.
I genitori dovrebbero quindi tenere sempre in considerazione anche le conseguenze a lungo termine del loro agire: il fatto che i coetanei possano avere accesso ad immagini buffe o intime può essere fonte di gravi problematiche in una fase di vita in cui l'interesse principale è proprio quello di crearsi uno spazio nel mondo dei pari e avere la loro approvazione. Si arriva al punto che il poter reperire materiale dell'infanzia sul web finisca per esporre ad un maggior rischio di cyberbullismo ed isolamento dal gruppo dei pari.
Quali effetti può avere lo sharenting sulla crescita?
I ragazzi sono disorientati nel momento in cui si trovano un'identità sociale già costruita; quando è il soggetto a scegliere quali contenuti pubblicare imposta e determina, scatto dopo scatto, la propria identità social: averla già precostruita dai genitori impone di confrontarsi con qualcosa che può essere molto dissonante o dal quale può essere troppo difficile distaccarsi. L'adolescenza è una fase importantissima per la costruzione della propria identità, un processo non privo di difficoltà che possono diventare ancora più gravi e pesanti per via di etichette più o meno consapevolmente attribuite e, soprattutto condivise, a livello diffuso sul web. E’ frequente così che con la crescita i bambini, diventando più consapevoli, provino ad opporsi a questa continua documentazione di ogni istante, desiderio che in genere resta disatteso.
Con le loro continue foto, che messaggio trasmettono i genitori ai figli?
I bambini di oggi ricevono continue richieste di farsi fotografare, in alcune occasioni senza troppe pretese nell'intento di catturare scatti naturali, in altre con esplicite richieste di assumere qualche posa. Nulla di tragico, ma spesso il risultato è quello di genitori affannati ad immortalare attimi da ricordare che però rinunciano a viversi il momento con i propri figli alla ricerca dello scatto perfetto.
I genitori veicolano così involontariamente il messaggio che sia più importante postare una foto piuttosto che vivere insieme un'esperienza e che l'apparenza e lo »scatto perfetto» abbiano maggior valore della condivisione di un evento, vissuto distrattamente da un genitore sempre impegnato al cellulare. Inoltre preadolescenti ed adolescenti finiscono per apprendere la dinamica del pubblicare contenuti di vario tipo sui social: inutile quindi spiegare i rischi di inviare o pubblicare certi scatti a ragazzini che trovano centinaia di proprie foto sul web.