Sanihelp.it – Alterazioni nella fertilità, aborti ricorrenti senza una specifica causa, parti pretermine, ridotto peso del neonato alla nascita, diminuzione del periodo di allattamento: secondo gli esperti potrebbero essere alcune delle conseguenze di una celiachia non diagnosticata o non adeguatamente trattata.
In Italia, nonostante l’incidenza della malattia sia stimata intorno a una persona ogni 100, i casi accertati risultano essere circa 80 mila, evidenziando come questa patologia abbia un sommerso da non sottovalutare.
Spesso infatti diagnosticare la malattia nell’adulto non è facile perché, oltre ai sintomi classici quali diarrea, dolori addominali e gonfiore intestinale, la celiachia presenta anche sintomi atipici, come: anemia, astenia, osteopenia, scomparsa delle mestruazioni, alterazioni a carico della sfera riproduttiva (poliabortività e riduzione della fertilità), epilessia, cefalea, artriti e artralgie, alterazioni dello smalto dentario, ipertransaminasemia, alopecia, dermatite erpetiforme, ecc.
«Recenti studi – spiega il professor Carlo Catassi, professore associato di pediatria all’Università Politecnica delle Marche di Ancona – evidenziano come la malattia celiaca non diagnosticata possa dare luogo ad alterazioni della vita riproduttiva di una donna, non solo in termini di durata (menopausa precoce, menarca ritardato) ma anche di fertilità e di andamento della gravidanza.
Alcuni recenti lavori mostrano infatti una correlazione tra celiachia non diagnosticata e aumento degli aborti spontanei. Se tale percentuale in una donna sana si aggira intorno al 10%, in una donna celiaca non diagnosticata e quindi non trattata tale percentuale può raddoppiare. Il dato confortante è però che se la donna celiaca è in dieta gluten free il rischio di aborto torna a essere pari a quello di una donna sana».
«È quindi fondamentale pensare alla malattia celiaca e cercarla – dichiara il dottor Giuseppe Caula, specialista gastroenterologo presso l’Ospedale Martini di Torino – sia di fronte ai sintomi tipici che a quelli atipici; i soggetti celiaci infatti presentano nel proprio sangue degli anticorpi che si possono determinare attraverso un semplice prelievo ematico. In caso di positività occorrerà confermare il sospetto mediante un esame istologico dei villi intestinali che verrà effettuato tramite una EGD-scopia.
È bene iniziare una dieta aglutinata solo dopo gli accertamenti, al fine di non inficiarne i risultati: con la dieta priva di glutine si assiste infatti a una progressiva negativizzazione degli anticorpi e a una normalizzazione della mucosa duodenale».
I problemi legati a un’eventuale infertilità causati dalla celiachia, che possono colpire sia l’universo femminile sia quello maschile, tendono a risolversi con un periodo di dieta aglutinata, che può variare da pochi mesi a qualche anno.
«Dietro a queste alterazioni – dichiara la dottoressa Letizia Saturni, Specialista in Scienze dell’Alimentazione della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione dell’ Università Politecnica delle Marche – potrebbero esserci dei deficit nutrizionali: in particolare le carenze possono riguardare alcuni oligoelementi quali zinco e ferro (importanti per la funzionalità ovarica e per il ciclo mestruale), magnesio, calcio, selenio, così come anche l’acido folico, la vitamina B12, la vitamina K (che insieme al ferro svolge un ruolo fondamentale durante l’organogenesi), la vitamina B16 e gli acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6.
Non basta reintegrare tali elementi però: l’unica soluzione è una rigorosa dieta priva di glutine, che allo stesso tempo però deve seguire tutte quelle raccomandazioni normalmente raccomandate in gravidanza».
E infine è di grande attualità e molto dibattuta nel mondo scientifico la questione se possa essere utile l’introduzione di uno screening per la celiachia, tramite test sierologici, da effettuare alle donne che presentano alterazioni della fertilità di origine sconosciuta o hanno sperimentato una serie di aborti ricorrenti non spiegabili. La questione è tuttora aperta.