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10 regole per farlo dormire

Decalogo per i genitori

Sanihelp.it – I bambini di oggi dormono sempre meno e peggio: dovrebbero riposare almeno otto ore per notte ma spesso ne dormono solo sei o sette, perché vanno a letto sempre più tardi. Situazione che si complica con l'adolescenza, quando con discoteche e uso dei computer fino a tardi si finisce per coricarsi a orari impossibili, alterando i cicli di sonno-veglia, con ripercussioni comportamentali (ipereccitabilità ed eccessivo lavoro mentale) che possono tramutarsi in disturbi psichici (disturbi di attenzione, irritabilità fino a problemi cardiocircolatori e neurologici in età adulta).


A lanciare l'allarme è Maria Pia Villa, direttore del Centro del sonno dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma e coordinatrice del gruppo di studio di Medicina del sonno della Società italiana di pediatria, che ha condotto a fine 2010 uno studio sui cambiamenti del sonno infantile negli ultimi anni.

Nei primi due anni di vita l'insonnia colpisce il 20-30% dei bambini, il 10-15% fino a tre anni. Secondo l’esperta, tra i motivi scatenanti c’è la disattenzione da parte dei genitori su aspetti importanti quali la preparazione dei bambini al sonno. Per questo motivo il gruppo di studio della professoressa Villa ha messo a punto un opuscolo per i genitori per informarli su quali sono i disturbi del sonno dei bambini e su come affrontarli.

Per rieducare il bambino al sonno esistono infatti precise regole comportamentali che vanno rispettate:

1. cenare a un orario prefissato, senza dare al bambino troppi liquidi
2. evitare farmaci, cibi o bevande che contengono caffeina e teofillina (coca-cola, cioccolato, caffè, tè) al pomeriggio e alla sera
3. fare il bagno prima di cena e non dopo (per alcuni bambini è troppo eccitante)
4. evitare di giocare con il bambino nelle ore serali, per non eccitarlo
5. mantenere fissi gli orari di addormentamento e risveglio
6. evitare i sonnellini diurni troppo frequenti e lunghi
7. creare un rituale dell’addormentamento (salutare i giochi, raccontare una favola, cantare una ninna-nanna, ecc)

8. aiutare il bambino ad associare il letto con il sonno: deve imparare ad addormentarsi da solo, possibilmente sempre nel suo letto e con le stesse modalità; evitare di farlo addormentare in braccio
9. rimanere vicini al bambino fin quando non diventa tranquillo e successivamente lasciare la stanza prima che si sia addormentato
10. se inizia a piangere, lasciarlo piangere per uno-due minuti prima di intervenire, poi andare a tranquillizzarlo lasciandolo nel suo letto e interagendo il meno possibile con lui per poi uscire dalla stanza; se inizia a piangere di nuovo aspettare un po’ più a lungo (dai due ai cinque minuti) prima di intervenire nuovamente; allungare progressivamente il tempo di attesa prima di intervenire fino a quando non si riaddormenta da solo; per quanto riguarda i risvegli notturni, abituarlo a riaddormentarsi da solo.

«Ci sono infine quelli che chiamiamo gufi e allodole – conclude Villa – cioè chi si addormenta o si alza tardi e chi si sveglia presto: è bene rispettare questi ritmi, nel limite del possibile. Chi per indole si alzerebbe tardi ma deve farlo presto, può recuperare con il sonnellino pomeridiano».


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