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Asilo: l’inserimento in 10 passi

Vicinanza, dialogo e comprensione le parole-chiave

Sanihelp.it – Che si tratti di asilo nido o scuola dell'infanzia, l’inserimento rappresenta sempre una fase di passaggio molto critica e delicata. Per la prima volta, il bambino entra in un ambiente sociale che non conosce, in contatto con altri coetanei, diversi modi di comportarsi e di essere trattato, conosce nuove figure di riferimento adulte.


Per affrontare al meglio questa fase ecco i consigli della dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta di Roma (www.giorgiaaloisio.it).

1. Non preoccuparsi di fronte a improvvise regressioni: il bambino può fare una sorta di passo indietro rispetto alle mete raggiunte (possono manifestarsi temporanei episodi di enuresi, transitoria difficoltà nella comunicazione), mostrare maggiore aggressività (verso di sé o gli altri), avere difficoltà ad addormentarsi, irritabilità, violare certe regole un tempo rispettate. Tutto ciò è normale nella misura in cui si tratta di episodi passeggeri, legati alla circostanza.

2. Quando invece il problema persiste e sembra quasi impossibile che il bambino frequenti stabilmente e serenamente la struttura, è bene che riflettere e a osservare cosa sta accadendo: possono dialogare con gli insegnanti e, in un secondo momento, richiedere il supporto di uno specialista. Parlare con i docenti e mostrare al bambino che c’è accordo e reciproca stima tra gli adulti non può che farlo sentire compreso, seguito, considerato e anche un po’ coccolato.

3. Può essere d’aiuto, almeno nel periodo iniziale, rimanere qualche minuto nella struttura, in compagnia del bambino e degli insegnanti, in modo da favorire un clima di tranquilla e concorde collaborazione.

4. I bambini assorbono molto della psiche dei genitori: se una mamma vive gli altri come minacciosi, questo vissuto si trasmette facilmente nel bambino, attraverso raccomandazioni più o meno incalzanti o esagerate preoccupazioni. Questo genere di atteggiamento può avere ripercussioni significative sul comportamento e lo stato di salute psichica del piccolo.

5. Il disagio che un figlio prova e manifesta è sempre degno di essere considerato e compreso dai genitori: è fondamentale che un bambino si senta libero di poter esprimere qualsiasi disagio, senza paura di deludere o dispiacere la mamma o il papà.


6. È importante provare a ricordare il proprio impatto con il mondo della scuola: l’ansia, il senso di solitudine, la paura dell’ignoto. Tornare a questi antichi ricordi può aumentare l’empatia nei confronti del proprio bambino e di ciò che sta vivendo.

7. Di fronte a un disagio più o meno dichiarato, è sempre bene chiedergli come si sente, in modo da metterlo a contatto con le proprie emozioni, anche se poco gradevoli: parlare può aiutare a esorcizzare le paure, col risultato di farle diminuire.

8. È fondamentale trasmettere al bambino il messaggio che separarsi non vuol dire scomparire per sempre, ma essere lontani per un po’: i genitori sono distanti fisicamente, ma col cuore e la mente vicini al bambino. Ciò gli permetterà di separarsi dagli altri con la tranquillità e la certezza di poter fare ritorno all’altro senza doversi sentire in colpa.

9. La difficoltà scolastica non deve essere un'ossessione per genitori o bambino, né costituire la scusa per la quale si giustificano tutti i comportamenti, anche quelli sbagliati!

10. Quando il bambino manifesta difficoltà a livello scolastico (aggressività, scarso rendimento), è utile provare a fare accordi con lui: l’impegno deve essere ricompensato, come il genitore quando riceve lo stipendio a fine mese. Senza dimenticare che questi accordi devono venire rispettati con coerenza, prima di tutto da parte dei mamma e papà!

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