Sanihelp.it – Un problema assolutamente da non sottovalutare. Tra le patologie della colonna vertebrale la scoliosi interessa il 3% della popolazione, riguardando nella maggior parte dei casi, circa 7 su 10, il sesso femminile, con una correlazione diretta della malattia al periodo dello sviluppo puberale e al menarca.
In circa l’80% dei casi si è di fronte a una scoliosi definita idiopatica, ovvero di una malattia di cui non si conoscono cause ed origine, non legata cioè ad altre patologie.
La prima visita avviene solitamente su indicazione del pediatra, che ha notato nel bambino una schiena non più dritta e simmetrica come dovrebbe essere; in molti casi è l’attenzione di genitori consapevoli che porta a rivolgersi ai medici.
«Il primo obiettivo che ci poniamo è quello di fermare l’evoluzione della curva scoliotica durante la pubertà, ridurla se possibile, scegliendo trattamenti personalizzati sulla base delle problematiche presenti per migliorare la qualità di vita futura» commenta la dottoressa Paola Maltoni, fisiatra specializzata in riabilitazione dell’età evolutiva ed esperta nella diagnosi e trattamento della scoliosi presso Centro di Ortopedia e Fisiatria Pediatrica a Primus Forlì Medical Center Poliambulatorio di GVM Care & Research.
«Altri importanti obiettivi sono la prevenzione e cura delle problematiche respiratorie e dolorose vertebrali e il miglioramento dell’estetica, cioè dell’immagine di sé in rapporto alle deformità secondarie alla scoliosi» continua l’esperta.
Riducibilità della curva, ricerca di simmetria e bilanciamento, misurazione della entità della torsione vertebrale e dell’assetto sul piano sagittale, età, sesso, fase dello sviluppo puberale, familiarità per scoliosi, grado di maturità scheletrica, lassità legamentosa, presenza di impaccio motorio sono tutti fattori che lo specialista deve valutare per individuare il rischio di peggioramento della patologia, le modalità e intensità del trattamento necessario e i tempi di follow up che, nel caso di rischio elevato, può prevede una successiva visita anche solo dopo 4 mesi.
Il trattamento della scoliosi, per avere successo, deve sempre essere personalizzato e comprendere l'esercizio terapeutico mirato alle problematiche presenti e la prescrizione di corsetti su misura con tempi e modi di utilizzo che dipendono dal rischio evolutivo. È fondamentale inoltre tener presenti le abitudini di vita e in particolare evitare la sedentarietà.
«I bambini devono svolgere un’attività motoria regolare» continua l’esperta. «Dopo il lockdown abbiamo osservato un maggior numero di bambini peggiorati presumibilmente anche a causa dell’inattività di questo periodo: le attività sportive non sostituiscono il trattamento della scoliosi, ma contribuiscono a benefici psicologici e funzionali neuromotori e a migliorare la capacità aerobica»
Laddove indicato, il medico prescrive un trattamento riabilitativo personalizzato, basato sulle problematiche cliniche e funzionali evidenziate, mentre quando la curva supera i 45° in accrescimento e i 50° a fine crescita la prognosi è chirurgica.
Fondamentale in ogni caso quando si approccia la scoliosi è avere una collaborazione tra medici specialisti (chirurghi ortopedici e fisiatri), tecnici ortopedici e fisioterapisti e un’ alleanza terapeutica, ovvero il patto che intercorre tra il dottore, il paziente e la sua famiglia.
Questa alleanza è decisiva per ottenere i migliori risultati possibili ed è basata sulla comunicazione chiara e semplice con la famiglia e con il bambino di tutti gli step del percorso di cura, sulla condivisione degli obiettivi del trattamento tra paziente e terapeuta, sulla definizione dei compiti di ognuno nel processo terapeutico e sulla fiducia reciproca.