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Aspiranti papà: l’età conta, in arrivo anche l’App

Infertilità maschile in aumento

Sanihelp.it – Quando si decide di avere un bambino, l’importanza dell’età è nota tra le donne e poco tra gli uomini. Un uomo produce spermatozoi ininterrottamente per tutta la vita, dalla pubertà fino alla vecchiaia, ed è portato a pensare che il suo potenziale riproduttivo non sia soggetto a cali o variazioni. Niente di più sbagliato: l’orologio biologico esiste anche per gli uomini. Il passare del tempo può ossidare gli spermatozoidi e ridurre in tal modo la capacità fecondativa del seme. A partire dai 30 anni, inoltre, il testosterone cala dell’1% ogni anno.


Uno studio pilota condotto da Institut Marquès – avviato anche in Italia – ha permesso di stabilire che il 65,6% della popolazione maschile non soddisfa i criteri di normalità del seme stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sia in termini di numero sia di mobilità degli spermatozoi. Oltre alle ben note cause – tabacco, stress, abuso di alcol, droghe, obesità, inquinamento – è stato confermato che a minare la fertilità maschile concorre l’invecchiamento dell’apparato riproduttore. A conferma di ciò, la clinica ha stimato che, in relazione ai trattamenti di riproduzione assistita, in 6 coppie su 10 i partner maschili presentano alterazioni dello sperma più o meno gravi.

 L’età biologica più adatta ad avere figli va da 20 a 30 anni, ma i numeri raccontano che in Italia gli uomini iniziano a pensarci tra i 35 e i 40 anni. La speranza e la qualità della vita si sono allungate, a livello sociale è ormai consuetudine avere figli ben più tardi, ma sarà più complesso raggiungere una gravidanza e una percentuale maggiore di uomini avrà bisogno di aiuto medico. La ricerca ritardata della paternità fa salire anche il numero di aborti spontanei, dovuti all’eccessiva frammentazione del DNA nel seme. Si calcola che il 10% delle Sindromi di Down e fino al 40% delle Sindromi di Klinefelter siano legate all’età del padre superiore a 55 anni. Lo stesso accade con malattie come il nanismo acondroplastico, come la schizofrenia e l’autismo.

Conservare la propria fertilità gioca un ruolo importante. A questo scopo è nata anche un’App per smartphone che può scoprire i primi segnali di problemi agli spermatozoi e spingere dall’andrologo. «Non deve sostituire il controllo da uno specialista ma può rappresentare una sorta di screening di massa», afferma il professor Ermanno Greco, Responsabile scientifico del Centro di Medicina della Riproduzione dell’European Hospital di Roma. 

«L’infertilità maschile è in costante aumento, interessando nel mondo oltre 45 milioni di coppie, fino a essere oggi responsabile di almeno il 50% delle infertilità di coppia. Si stima che, su scala globale, fino al 12% degli uomini avrà problemi di fertilità nel corso della loro vita –sottolinea l’esperto – Il numero degli spermatozoi dal 1970 a oggi si è dimezzato. Molti fattori possono essere responsabili tra cui l’assenza di prevenzione, prima eseguita durante la visita di leva. Intervenire precocemente su alcune patologie come il criptorchidismo, il varicocele può contribuire al miglioramento delle caratteristiche del liquido seminale. Spesso l’esame non viene eseguito anche per vergogna».

L’App è da tempo al centro di alcuni studi di prestigiosi centri come l’Harvard Medical School di Boston, l’Università di Chicago e Dokkyo Medical University Koshigaya Hospital in Giappone. Il sistema è facile da usare, rapido, automatizzato e poco costoso. Fornisce concentrazione dello sperma, motilità e velocità lineari e curvilinee, eseguendo un'analisi dell'immagine al telefono, utilizzando un campione di sperma caricato in un dispositivo monouso a basso costo.

Insieme a una bilancia modulare senza fili, fornisce anche il volume del seme, il conteggio totale dello sperma e il conteggio totale degli spermatozoi mobili. I ricercatori hanno rilevato che la sensibilità e la specificità dell'analizzatore di sperma basato su smartphone nel rilevare campioni di sperma anormale erano rispettivamente del 93,62% e 97,27% e l'accuratezza era del 96,29% mentre la sensibilità e la specificità basata sul criterio di motilità dello sperma erano rispettivamente del 98,64% e 91,07% e l'accuratezza era del 97,43%.


Gli smartphone hanno un grande potenziale perché sono portatili, contengono fotocamere digitali e possono essere facilmente collegati a un microscopio. «Le alterazioni degli spermatozoi, infatti, non riguardano solo il loro numero ma anche la loro qualità e in particolare quella del DNA presente dentro la testa dello spermatozoo, in grado di condizionare negativamente anche i programmi di fecondazione assistita -illustra il professor Greco- Accertare un'infertilità non è utile solamente per fini procreativi ma anche per prevenire lo sviluppo di patologie oncologiche dell’apparato urogenitale, a cui il maschio infertile sembrerebbe essere più esposto».

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