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Bimbi: 10 regole per mettere k.o. i parassiti intestinali

La parola agli esperti

Sanihelp.it – Sono 500 milioni le persone nel mondo con ossiuriasi, infezione parassitaria intestinale che colpisce prevalentemente i bambini in età scolare e pre-scolare. Si stima che un bambino su quattro contragga l’Enterobius vermicularis, il parassita responsabile di questa infezione. 


Prurito intenso, avvertito nella zona perianale soprattutto durante le ore notturne, è il sintomo principale che deve destare sospetto. Ad accompagnarlo, spesso, dolore addominale, diarrea e irrequietezza. Nei casi più seri possono comparire anemie, deficit di vitamina B12 e disturbi a livello uro-genitale.

«I parassiti intestinali colpiscono soprattutto i bambini che, a casa o più spesso all’asilo o a scuola, trascurano le regole base dell’igiene, come lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno – ha commentato Susanna Esposito, Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma e Presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici -.  Gli altri fattori di rischio sono i cibi poco cotti o crudi, in particolare le carni, oppure quelli non lavati bene come spesso accade con frutta e verdura. L’elevata contagiosità degli ossiuri compromette anche la salute dei genitori. Per questo, seguire alcuni accorgimenti è fondamentale per la prevenzione».

Se si ha il sospetto di ossiuriasi, è bene ispezionare la zona anale e perianale appena svegli: nelle prime ore del mattino, infatti, è possibile rilevare la presenza di piccoli filamenti bianchi in movimento (ossiuri femmine) che durante la notte, quando l'organismo è a riposo, depongono le uova. Sono proprio i movimenti compiuti dalle femmine degli ossiuri a causare il prurito.

Le larve nate dalla schiusa possono risalire fino al colon oppure, a seguito dello sfregamento dovuto dal prurito, passare alle mani e alla bocca. Il contagio, dunque, avviene per via oro-fecale. Nelle bambine, le larve di ossiuri possono inoltre raggiungere le parti intime provocando vaginiti.

Ai fini della diagnosi è inoltre utile osservare le feci e la biancheria intima, in cui è possibile accertare la presenza di ossiuri. A confermare l’infezione è lo scotch test, un’indagine che si esegue applicando nastro adesivo sulla zona anale così da poter raccogliere, nell’eventualità, le uova incriminate, da depositare su un vetrino ed esaminare al microscopio.  I campioni, almeno tre, devono essere raccolti al risveglio.

Una volta diagnosticata, l’infezione va curata con farmaci in grado di eliminare i parassiti nella forma vitale, ma non le uova. Per questo è necessario somministrare due dosi, la prima al momento della diagnosi, la seconda dopo due settimane, per eliminare le uova.


Nonostante il trattamento, l’infezione può ripresentarsi, soprattutto se la seconda dose viene assunta in ritardo o se l’infezione è stata contratta da più persone all’interno di un gruppo. La condivisione di asciugamani, biancheria da letto, sanitari, ma anche dei giocattoli tra i più piccoli, aumenta il rischio di contagio.

Per questo, WAidid indica 10 regole per prevenire il contagio:

1. lavare le mani prima di maneggiare il cibo
2. evitare di consumare carni poco cotte o pesce crudo
3. lavare accuratamente frutta e verdura prima del loro consumo
4. non lasciare cibi fuori dal frigo per più di due ore
5. lavare biancheria intima, lenzuola e asciugamani ad alte temperature (almeno a 60°) e separatamente da altri indumenti
6. igienizzare sanitari, banchi e tavoli da cucina
7. far sì che il bambino non avvicini i giocattoli alla propria bocca
8. far sì che compagni di asilo/scuola non utilizzino i giochi del proprio bambino nel periodo di infezione
9. far indossare al bambino mutandine in cotone durante tutto il periodo così da alleviare il prurito
10. applicare localmente una pomata che possa alleviare il prurito. 

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