Sanihelp.it – Nove giorni di viaggio, escursioni a piedi per circa 18 km al giorno, tra variazioni altimetriche che vanno da 1.000 a 1.720 metri: questo il trekking che ha visto per la prima volta impegnati sei trapiantati di rene nel deserto d’Algeria. L’Italian Transplant Trekking, promosso dalla Fondazione per l’Incremento dei Trapianti d’Organo e Tessuti onlus (FITOT) in partnership con Novartis, è stato realizzato con il supporto scientifico del Centro Nazionale Trapianti e nasce con l’obiettivo di sottolineare il ruolo dello sport come terapia nel post trapianto e come testimonianza dell’efficacia del trapianto stesso in termini di qualità di vita dei pazienti.
L’ITT ha voluto indagare su un gruppo di pazienti che hanno subito un trapianto di organo solido le risposte fisiologiche rispetto a quelle di un gruppo di controllo nel corso di un trekking nel deserto dell’Algeria (dal 4 al 13 dicembre 2009).
Sono stati selezionati sei trapiantati di rene in buone condizioni fisiche generali, valutati sulla base di una serie di indagini effettuate prima della partenza tra cui: valutazioni antropometriche (peso, statura, massa grassa), valutazione dell’idratazione, indagini ematochimiche (emocromo, glicemia, assetto lipidico, funzionalità renale), test ergometrico di marcia in salita con valutazione della soglia aerobica, questionario SF36 sulla qualità della vita. Durante il trekking i partecipanti sono stati monitorati 24 ore su 24 attraverso l’utilizzo di strumenti di misurazione specifici indossati costantemente dai pazienti: il cardiofrequenzimetro (per monitorare l’intensità dell’esercizio attraverso la frequenza cardiaca sia durante l’attività sportiva che a riposo);
il GPS per monitorare gli spostamenti in senso orizzontale e verticale (distanza percorsa e dislivello); un monitor multisensore portatile da braccio in grado di rilevare i tempi e l’entità dell’attività fisica, il numero di passi e altri parametri legati all’attività e alle fasi di riposo. Dopo ogni tappa è stata misurata la resistenza del corpo attraverso un impedenziometro che misura il contenuto di acqua corporea, la massa magra, la massa grassa e il metabolismo basale del paziente. Le valutazioni sui pazienti trapiantati sono state inoltre confrontate con un gruppo di controllo costituito da cinque persone partecipanti al trekking.
Come spiega Giovanni Mosconi, Dirigente Medico U.O. Nefrologia Dialisi e Trapianto, Policlinico S. Orsola, Bologna : «Le risposte dei pazienti sfatano il mito che chi ha subìto un trapianto debba stare per sempre a riposo, anzi confermano che i pazienti oggi possono raggiungere condizioni stabili tali da poter consentire loro di affrontare un’attività sportiva importante e prolungata anche in condizioni ambientali non convenzionali. Il deserto dell’Algeria presenta infatti non solo delle variazioni altimetriche ma anche escursioni termiche da un massimo di 25° C di giorno ad un minimo di 5° C la notte che possono alterare lo stato di idratazione del paziente che in questo caso è particolarmente importante trattandosi di trapiantati di rene».