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Sport e salute in età evolutiva

Benessere

Sanihelp.it – «Molte ricerche in ambito scientifico confermano l’importanza del movimento e della pratica sportiva come un valido strumento per la promozione della salute e la prevenzione di moltissime malattie. Parliamo non solo di salute fisica, ma anche psichica. Il movimento è in grado di innescare nell’organismo una serie di reazioni positive da un punto di vista bio-chimico che interessano anche i neurotrasmettitori del cervello, implicati nei processi cognitivi e nella percezione delle nostre emozioni. Nell’età evolutiva fare sport è indispensabile. È fondamentale che i nostri figli, anziché stazionare sedentariamente davanti a Tv e Playstation, scoprano fin dalla prima infanzia il piacere di muoversi. Sottolineo la parola piacere, dato che ancor oggi molti adulti tendono a vivere la pratica
sportiva come un necessario sacrificio per ottenere dei risultati.


I bambini si accostano allo sport con altre motivazioni rispetto agli adulti. Nei primi anni della scuola elementare la principale motivazione alla pratica sportiva riguarda la voglia (e necessità) di giocare per conoscere meglio il proprio corpo, i propri limiti e le proprie risorse. Successivamente si presenta anche una importante motivazione alla socievolezza: emerge cioè la voglia di stare con i coetanei e confrontarsi con loro. Il ragazzo che fa sport avrà molto probabilmente una buona autostima e sarà in grado di gestire in maniera costruttiva le sue emozioni, come aggressività, frustrazione, paura e gioia.

Ma facciamo attenzione alle proiezioni! Un diritto importante per i bambini, sancito anche dalla FIGC, è il diritto a non essere un campione. Troppo spesso i genitori vogliono a tutti i costi che il proprio figlio non solo si impegni e faccia bene lo sport che ha scelto, ma che addirittura sia eccellente e primeggi sugli altri.

Tutto ciò crea una dose eccessiva di pressione sui bambini, che a un certo punto si rendono conto di aver perso il piacere iniziale del gioco-sport per soddisfare le pressanti aspettative dei genitori. Purtroppo non fa meraviglia, alla luce di queste considerazioni, che nella
pre-adolescenza assistiamo a un consistente abbandono sportivo.

I genitori hanno il compito importante di sostenere ed accompagnare il bambino, comprenderne le inclinazioni sportive e aiutarlo a mettere a frutto le potenzialità di piacere e benessere attraverso lo sport. Non dimentichiamo che, fino all’adolescenza, lo sport è un mezzo, e mai deve essere considerato un fine in se stesso.

Non esistono sport più educativi di altri. Uno dei fattori più importanti, affinché lo sport aiuti a crescere, è la relazione con l’allenatore e i compagni di gioco, che deve essere improntata sul rispetto e la fiducia.  Sono convinto che possiamo fare molto per i ragazzi se riusciamo a insegnare loro l’amore per se stessi e il proprio corpo, la voglia di vivere, gioire e di stare insieme in maniera sana.
Nell’insegnare lo sport ai bambini possiamo ricordare, come una stella da seguire, la bella frase del campione olimpico Alex Schwazer subito dopo la prestazione nei 50 Km che gli ha donato la medaglia d’oro: Non sono felice perché ho vinto…ma ho vinto perché sono felice».

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