Sanihelp.it – Questo tipo di lesioni agisce sulla memoria di lavoro, la funzione del cervello che consente di elaborare e memorizzare le informazioni a breve termine e che si rivela essenziale nella lettura e nel calcolo mentale.
Dave Ellemberg, autore dello studio e docente del Dipartimento di Kinesiologia a Montreal, spiega: «Le regioni frontali del cervello sono più vulnerabili alle commozioni cerebrali. Queste aree supervisionano le funzioni esecutive responsabili della pianificazione, organizzazione e gestione delle informazioni. Durante l'adolescenza, queste funzioni sono in rapida evoluzione, ciò le rende più fragili allo stress e al trauma. Per molto tempo abbiamo creduto che il cervello di un bambino fosse più plastico e riuscisse quindi a risolvere più rapidamente i problemi causati da un infortunio o dallo stress. Ma ci siamo resi conto che, al contrario, il cervello di un bambino è più vulnerabile».
Gli studiosi hanno coinvolto 96 atleti che sono stati sottoposti a tradizionali test neuropsicologici utilizzati dalla National Hockey League. I risultati sono stati poi confrontati con quelli ottenuti dalla misurazione elettrofisiologica dell'attività della memoria di lavoro. «Le conseguenze per i più giovani sono risultate più drammatiche e durevoli nel tempo. Non dimentichiamo che i lunghi mesi di recupero imposto, impongono ai bimbi e ai ragazzi con commozione cerebrale una pausa dannosa da tutti gli stimoli: niente scuola, niente televisione, nessun videogioco. Questa assenza di stimoli combinata con la conseguenze del problema sulla memoria di lavoro impediscono il pieno superamento del trauma».