Sanihelp.it – Sviluppato dal dottor Nicholas S. Romanov, allenatore della quadra olimpionica nell’Unione Sovietica del 1977, il Pose Method è una modalità di training basata su due semplici concetti: quello di gravità e quello di postura. Si tratta di una tecnica applicabile a qualsiasi tipo di sport, ma è particolarmente indicata per i runners, afferma il suo inventore.
«Quando corriamo siamo continuamente sul punto di cadere» spiega Lee Saxby, esperto di biomeccanica e training consultant in America «La nostra reazione naturale è quella di mettere i piedi in avanti per evitare la caduta, poi dare la spinta e ripetere il processo. Questo dà luogo alla convenzionale fase di accelerazione – la spinta – nella corsa, seguita da un’immediata decelerazione».
Il Pose Method ha lo scopo di insegnare ad appoggiare sull’avampiede anziché sul tallone, effettuando passi brevi ed atterraggi leggeri, in modo da eliminare la fase di decelerazione e non gravare sulle articolazioni. Una tecnica questa che sembrerebbe risultare ancora più efficace ed utile se si sceglie di correre a piedi nudi poiché la percezione del movimento è migliore. Ma si tratta davvero di un metodo efficace? Lo abbiamo chiesto ad una esperta del settore fitness, la personal trainer Nicole Toscano, che ha al suo attivo diverse gare e segue numerosi atleti che praticano questa attività.
Ciao Nicole, cosa ne pensi di questa tecnica?
«Penso che sia una tecnica applicabile unicamente alla corsa di velocità (100 o 200 mt) che richiede scatti veloci e un appoggio prevalentemente sull'avampiede che favorisce la propulsione in avanti. É invece a mio parere poco indicata per distanze superiori, sopra gli 800 metri, perché la tecnica di corsa richiede adattamenti diversi».
É davvero utile correre a piedi nudi?
«Si tratta un altro approccio di corsa che però deve essere appreso gradualmente e può essere approcciato solo da chi non ha mai subìto traumi ai piedi o alle caviglie».
É vero che atterrare sull’avampiede protegge le articolazioni?
«Non sono d'accordo. Atterrare sugli avampiedi costringe il tendine d'Achille a un sovraccarico maggiore, perché i muscoli dei polpacci rimangono sempre in tensione e viene a mancare l'ammortizzazione del carico sull'arco plantare. Tutte le ossa della parte anteriore del piede e le falangi sono inoltre sottoposte a sopportare un carico posto troppo in avanti rispetto alla conformazione anatomica del piede che ha la massima ammortizzazione a livello dell'arco plantare, quindi al centro».
Tutti possono intraprendere questo stile di corsa?
«No, non ci devono essere mai stati stati traumi pregressi alle caviglie o ai piedi. Sopra i 50 anni è poi sconsigliato intraprendere questo stile perché la densità ossea va incontro a modifiche nella struttura con il passare degli anni e quindi può risultare molto traumatica».
Ci sono controindicazioni?
«Sì, questa tecinca è assolutamente da evitare per chi soffre di neurinoma di Morton (patologia neurologica che colpisce il terzo ed il quarto metatarso del piede), artrosi del calcagno, artrosi o artrite infiammatoria, osteoporosi, instabilità articolare a livello della articolazione tibiotarsica, lassità dei legamenti della caviglia (spesso dovuta a traumi in distorsione dell caviglia), dolore alle ginocchia, e per chi ha subito traumi o interventi ai piedi».
Cosa consigli di fare tu ai tuoi clienti runners per prevenire il rischio di infortuni?
«Innanzitutto consiglio una tecnica di corsa adeguata, che si concentri su una buona rullata del piede e sull'appoggio del peso corporeo, che, durante la fase di atterraggio, deve trovarsi appena dopo la metà dell'arco plantare, vale a dire a livello dei 3/4 posteriori del piede. Insegno ai miei clienti anche a rendere la corsa più economica, per esempio senza sollevare troppo le ginocchia o irrigidire le spalle. Li invito anche a leggere l'ultimo libro del professor Enrico Arcelli Voglio correre, che fornisce utili indicazioni sulla miglior tecnica di corsa da adottare per diminuire il rischio di traumi o microinfortuni».