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Migliorare la flessibilità con lo stretching attivo

Sport e fitness

Sanihelp.it – Lo stretching attivo è un metodo per migliorare la flessibilità, che implica l’allungamento di un muscolo (l'agonista) contraendo un muscolo opposto (l'antagonista), senza forze o strumenti esterni. È la persona stessa che decide l’intensità dello stretching dosando la propria forza muscolare.


Lo stretching attivo viene spesso definito stretching statico attivo, che significa non in movimento, perché la posizione finale dell'allungamento viene mantenuta per un determinato periodo di tempo, di solito 10-15 secondi, non di più.

Un esempio di stretching attivo consiste nello sdraiarsi sulla schiena sul pavimento, preferibilmente con un cuscino sotto la testa, e sollevare una gamba dritta verso il soffitto, fino a sentire l'allungamento del tendine del ginocchio.

Mantenere quella posizione senza una cinghia richiede un lavoro attivo da parte dei flessori dell'anca e del core per mantenere la gamba in aria, mentre i muscoli posteriori della coscia – i muscoli sul lato opposto dell'articolazione dell'anca – si allungano staticamente.

Chi pratica yoga ha già familiarità con questa forma di stretching, in quanto mantenere una posizione yoga richiede forza da parte di alcuni muscoli mentre altri muscoli, opposti, vengono allungati.

Vogliamo per esempio allungare i tricipiti? Dobbiamo stare dritti, tendendo un braccio verso il soffitto senza sollevare la spalla. 

Pieghiamo il gomito, in modo che la mano scenda dietro il collo, raggiungendo le scapole.


Cerchiamo di tenere il gomito puntato verso il soffitto e di portare la mano più in basso lungo la schiena per 10-15 secondi. Poi ripetiamo dalla parte opposta.

Questo metodo di stretching può essere un'eccellente aggiunta a una routine di allenamento o eseguito da solo per migliorare la flessibilità.

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