Patologia da decompressione
La malattia è anche conosciuta come:
dci, incidente da decompressione, malattia da decompressione, mdd
La patologia da decompressione è un termine utilizzato per descrivere quella malattia derivante da una riduzione della pressione nell’ambiente che circonda l’organismo. Un ottimo esempio è fornito da ciò che accade al corpo umano quando riemerge dopo un’immersione.
La patologia da decompressione comprende due patologie: la malattia da decompressione e l’embolia gassosa arteriosa.
Categoria: Malattie cardiovascolari
Sigla: PDD
Che cos’è – Patologia da decompressione
Conosciamo meglio la Patologia da Decompressione
La Patologia Da Decompressione, o PDD, è un termine utilizzato per descrivere quella malattia derivante da una riduzione della pressione nell’ambiente che circonda l’organismo. Un ottimo esempio è fornito da ciò che accade al vostro corpo, quando riemergete dopo un’immersione.
La PDD comprende due patologie, la malattia da decompressione (MDD) e l’embolia gassosa arteriosa (EGA). Si ritiene che la MDD derivi dalle bolle che si formano nei tessuti e che causano danni locali, mentre l’EGA deriva dall’ingresso di bolle nella circolazione polmonare, bolle che sono successivamente trasportate attraverso le arterie e che causano danni tissutali a distanza, ostruendo il flusso sanguigno a livello dei vasi più piccoli.
La patologia da decompressione riguarda i subacquei, gli aviatori, gli astronauti e coloro che lavorano con l’aria compressa. Inoltre, la PDD colpisce a caso.
Il principale fattore di rischio per la PDD è una riduzione della pressione ambiente, ma ci sono altri fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di andare incontro alla PDD. Per la MDD, i fattori di rischio conosciuti sono le immersioni profonde e/o prolungate, l’acqua fredda, gli sforzi effettuati in profondità e le risalite veloci.
Le risalite veloci sono strettamente collegate al rischio di EGA. Altri fattori che si ritiene possano incrementare il rischio di PDD, ma per i quali non vi sono ancora prove conclusive, sono l’obesità, la disidratazione, gli sforzi effettuati subito dopo l’immersione e la presenza di patologie polmonari.
Inoltre, sembrano esserci diversi fattori di rischio individuali che non sono stati ancora ben identificati. Questo è il motivo per il quale alcuni subacquei sembrano soffrire di PDD più frequentemente rispetto ad altri, anche se hanno seguito lo stesso profilo d’’immersione.
Poiché la PDD è un evento casuale, quasi tutti i profili d’immersione potrebbero provocare una PDD, a prescindere da quanto possano apparire sicuri. Il motivo è che i fattori di rischio, sia quelli riconosciuti, sia quelli ancora non ben noti, possono influenzare la probabilità di comparsa di PDD in molteplici modi.
La Malattia da Decompressione
La Malattia da Decompressione (MDD, detta anche bends o malattia dei cassoni) è il risultato di un’inadeguata decompressione in seguito all’esposizione a un aumento di pressione. In alcuni casi, l’affezione è di grado lieve e non rappresenta una minaccia immediata. In altri casi, invece, possono comparire lesioni gravi; quando questo accade, più rapidamente si inizia il trattamento, maggiori saranno le probabilità di un recupero completo.
Durante l’immersione, i tessuti del corpo assorbono azoto dalla miscela respiratoria in misura proporzionale rispetto alla pressione circostante. Finché il subacqueo rimane a quella pressione, l’azoto non dà problemi. Se la pressione si riduce troppo rapidamente, tuttavia, l’azoto non rimane in soluzione e forma bolle nei tessuti e nella circolazione sanguigna. Questo comunemente si verifica in conseguenza della violazione o dell’eccessivo avvicinamento ai limiti concessi dalle tabelle di immersione, ma può accadere pur avendo seguito le linee guida di riferimento.
Le bolle che si formano all’interno o in prossimità delle articolazioni, sono la probabile causa del dolore dovuto a una bends classica.
Quando si formano elevati livelli di bolle, nell’organismo possono innescarsi reazioni complesse, solitamente a carico del midollo spinale o del cervello. Come risultato, si possono verificare intorpidimento, paralisi e disturbi delle funzioni cerebrali superiori. Se si saltano consistenti fasi della decompressione e un gran numero di bolle entra nella circolazione sanguigna venosa, possono verificarsi sintomi congestizi a livello polmonare e shock circolatorio.
L’Embolia Gassosa Arteriosa
Se un subacqueo riemerge senza espirare, l’aria bloccata nei polmoni durante la risalita si espande e può determinare la rottura del tessuto polmonare (lesione denominata barotrauma polmonare) così che le bolle di gas possono passare nella circolazione arteriosa.
Questa le distribuisce ai tessuti del corpo in proporzione al flusso sanguigno. Poiché il cervello riceve la maggior quantità di flusso sanguigno, esso diventa il principale organo bersaglio dove, se sono spinte nelle arterie più piccole, le bolle possono interrompere la circolazione.
Questa è l’embolia arteriosa gassosa, o EGA, che è considerata la forma più grave di PDD. In alcuni casi il subacqueo può fare una risalita in preda al panico, o può trattenere il respiro durante la risalita. Tuttavia, l’EGA può presentarsi anche se si effettua una risalita del tutto normale, e una patologia polmonare quale la bronchite cronica ostruttiva può far aumentare il rischio di EGA.
Il quadro clinico più grave dell’embolia gassosa è rappresentato dal subacqueo che riemerge in stato d’incoscienza e che rimane tale, o dal subacqueo che perde conoscenza nei dieci minuti successivi alla riemersione. In questi casi, si presenta una vera e propria emergenza medica e diventa prioritario l’immediato trasporto verso un centro medico attrezzato.
D’altra parte, l’embolia gassosa può causare sintomi di disfunzione neurologica meno evidenti, come le sensazioni di formicolio o d’intorpidimento, di debolezza senza paralisi manifesta, o presenza di difficoltà mentali senza palesi segni di confusione in individui che sono coscienti e facilmente risvegliabili. In questi casi, si ha il tempo per poter eseguire una valutazione più completa presso un medico esperto in medicina subacquea, in modo da poter escludere eventuali altre cause della sintomatologia.
Così come per la MDD, i sintomi lievi possono non essere attribuiti allo svolgimento dell’attività subacquea, facendo ritardare l’adeguato trattamento. A volte i sintomi possono risolversi spontaneamente e il subacqueo non si sottoporrà al trattamento. Le conseguenze di ciò sono simili a quelle della MDD non trattata: possono presentarsi danni cerebrali residui, rendendo così più probabile la presenza di sintomi residui in seguito a una successiva esposizione all’EGA, anche qualora questa seconda esposizione venga opportunamente trattata.
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Prevenzione – Patologia da decompressione
Fumare e immergersi
La maggior parte dei subacquei sa che il consumo di bevande alcoliche prima di immergersi può causare disidratazione. Questa, a sua volta, può aumentare il rischio di malattia da decompressione. Durante il corso subacqueo di primo livello, normalmente ai subacquei viene detto di evitare l’alcol fino al termine delle immersioni della giornata, ed eventualmente di prendere in considerazione di non consumare bevande alcoliche finché non siano finite le vacanze subacquee.
Ma cosa possiamo dire sul tabacco? Fumare, fra i subacquei, sembra essere meno un tabù. La maggior parte dei fumatori è probabilmente consapevole delle implicazioni sulla salute dovute al consumo di tabacco, ma sceglie di fumare nonostante i rischi. Tuttavia, i subacquei che fumano probabilmente non sono consapevoli del suo possibile effetto sull’MDD.
La panoramica della letteratura medica pertinente alla subacquea e al consumo di tabacco fornisce pochissime indicazioni sull’ipotesi che il fumo aumenti il rischio di MDD. Vi sono ragioni di credere che le condizioni mediche provocate dalle sigarette (enfisema o aterosclerosi, restringimento dei vasi sanguigni dovuto alla formazione di placche e a depositi di colesterolo) potrebbe predisporre un subacqueo a gravi infortuni subacquei come l’embolia gassosa arteriosa o la malattia da decompressione. Alcune di queste malattie correlate con il fumo possono essere presenti senza che il subacqueo ne sia a conoscenza. È quindi ipotizzabile che fumatori apparentemente sani possano essere a maggior rischio di MDD. Fino a ora però, non sono stati condotti studi specifici sulle possibili correlazioni tra il fumo di sigarette e l’MDD.
I dati raccolti dal Divers Alert Network (DAN) su subacquei affetti da MDD contengono informazioni sulla gravità dei sintomi lamentati dai subacquei e sulla loro storia di fumatori. Il fumo di sigaretta, indipendentemente da altri fattori di rischio, può causare nei subacquei affetti da MDD la manifestazione di una sintomatologia più grave rispetto a quella dei non-fumatori. Circa il 37 percento dei subacquei fumatori accaniti infortunati ha manifestato sintomi severi, mentre soltanto il 24 percento circa dei non-fumatori ha manifestato sintomi altrettanto severi. Circa il 20 percento dei non-fumatori infortunati ha manifestato soltanto sintomi lievi di MDD, mentre solo il 14 percento dei fumatori accaniti ha manifestato sintomi lievi.
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Sintomi – Patologia da decompressione
PDD ed EGA: come si manifestano
Sintomi della Malattia da Decompressione:
– Affaticamento insolito
– Prurito cutaneo
– Dolore alle articolazioni e/o ai muscoli di braccia, gambe e torace
– Intontimento, vertigini, acufeni (ronzii alle orecchie)
– Intorpidimento, formicolio e paralisi
– Difficoltà respiratorie
Segni della Malattia da Decompressione:
– Eruzioni cutanee
– Paralisi, debolezza muscolare
– Disturbi della minzione (difficoltà ad urinare)
– Confusione, alterazioni della personalità, comportamento bizzarro
– Amnesia, tremori
– Difficoltà di deambulazione
– Espettorato schiumoso e sanguinolento
– Collasso o perdita di coscienza
I segni e i sintomi solitamente compaiono in un intervallo di tempo che va dai 15 minuti alle 12 ore dopo l’emersione; ma, nei casi gravi, i sintomi possono comparire prima dell’emersione o immediatamente dopo. Raramente i sintomi compaiono più tardivamente, ma questo può accadere, soprattutto in seguito a un volo aereo dopo l’immersione.
I Sintomi dell’Embolia Gassosa Arteriosa:
– Vertigini
– Visione offuscata
– Aree con sensibilità ridotta
– Dolore al torace
– Disorientamento
I Segni dell’Embolia Gassosa Arteriosa:
– Sanguinamento dalla bocca o dal naso
– Paralisi o debolezza
– Convulsioni
– Stato di incoscienza
– Arresto respiratorio
– Morte
Attualmente, l’embolia cerebrale è responsabile di circa il 10 per cento di tutti i casi di PDD annuali. Tuttavia, l’EGA si è significativamente ridotta nel corso dell’ultima decade, passando dal 18 per cento dei casi alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta a percentuali più basse. Nel 1997, questa percentuale era scesa al 7-8 per cento.
Nel 2001, l’EGA era ancora presente per il 7-8 per cento, ma nel 2002 era scesa al 6.6 per cento del totale dei casi di PDD. Si è ipotizzato che uno dei motivi di questo calo sia stato l’avvento dei computer subacquei, che aiutano a controllare la velocità di risalita, ricordando ai subacquei di risalire lentamente.
MDD: la negazione e il riconoscimento
Le manifestazioni più comuni della MDD sono il dolore alle articolazioni e l’intorpidimento o il formicolio. Dopo di questi, i sintomi più comuni sono rappresentati dalla debolezza muscolare e dall’incapacità di urinare. Una MDD di grado severo è facile da identificare perché i segni e i sintomi sono evidenti. Tuttavia, la maggior parte delle MDD si manifesta in modo subdolo, con dolore articolare lieve o con parestesie (una sensazione anomala come sentire bruciore, formicolio o intorpidimento) a un’estremità.
In molti casi questi sintomi vengono attribuiti a un’altra causa quale uno stiramento muscolare, un eccessivo affaticamento o persino alla muta stretta. Ciò determina un ritardo nella richiesta di assistenza e questo è il motivo per il quale spesso si osserva che i primi sintomi di MDD non sono riconosciuti come tali. A volte questi sintomi rimangono lievi e scompaiono da soli, ma molte volte aumentano in intensità fino a che non diventa evidente che c’è qualcosa che non va e che si ha bisogno di assistenza.
Cosa succede se non ci si sottopone a un trattamento? Nella MDD di grado severo possono rimanere danni permanenti: a esempio disfunzioni urinarie, sessuali o debolezza muscolare, tanto per citarne solo alcune.
In alcuni casi di MDD di tipo neurologico si possono verificare danni permanenti del midollo spinale. Tuttavia, questo tipo di danni può ridurre le probabilità di un completo recupero in seguito a un successivo episodio di MDD.
I dolori persistenti alle articolazioni non trattati si pensa possano causare piccole zone di danni ossei chiamate osteonecrosi. Di solito, questi non provocheranno sintomi, salvo che si siano verificati diversi episodi di MDD non trattata. Tuttavia, se ciò accade, si possono presentare abbastanza danni da provocare una fragilità ossea, blocchi articolari o artrite.
Cura e Terapia – Patologia da decompressione
PDD: casi di emergenza
I sintomi sono gravi e compaiono rapidamente, all’incirca entro un’ora dalla riemersione; i sintomi possono aggravarsi e il subacqueo è chiaramente sofferente. Può avere violente vertigini, difficoltà respiratorie o presentare gravi alterazioni dello stato di coscienza. Si osservano evidenti lesioni neurologiche come alterazioni dello stato di coscienza, anormalità della deambulazione o profonda astenia.
Questi subacquei sono ovviamente molto gravi e ci si trova di fronte a una vera e propria emergenza medica. Se necessario (per esempio, se il subacqueo non è cosciente), iniziate la Rianimazione Cardio Polmonare e preparatevi a far evacuare immediatamente il subacqueo. Controllate che le vie aeree siano libere. Se è necessaria la respirazione assistita o la rianimazione cardiaca, il subacqueo infortunato deve essere sistemato in posizione supina.
In questa posizione, tuttavia, il vomito può essere estremamente pericoloso; se esso sopravviene, posizionate rapidamente il subacqueo su di un fianco fino a che le vie aeree non siano di nuovo libere e si possa riprendere la rianimazione nella posizione supina.
Se disponibile, somministrate ossigeno supplementare mentre si esegue la respirazione assistita per incrementare la percentuale di ossigeno ricevuta dal subacqueo infortunato. Anche se la RCP è messa in atto con successo e il subacqueo ritorna cosciente, è necessario continuare a fornire ossigeno al cento per cento fino a che il subacqueo non giunga presso un centro medico.
In presenza di personale medico addestrato dovrebbe essere somministrata un’infusione endovenosa che contenga liquidi isotonici senza destrosio. Un’infusione veloce iniziale di un litro in trenta minuti dovrebbe cominciare a correggere la disidratazione e a ridurre l’emo-concentrazione. Fatto questo, la velocità di somministrazione dovrebbe essere ridotta a un flusso di mantenimento di 100-175 cc/ora.
Dopo aver stabilizzato il paziente e aver organizzato il trasporto, contattate il DAN per ottenere indicazioni sull’ubicazione della camera iperbarica più vicina. I medici esperti del DAN possono contattare la camera iperbarica che riceverà il subacqueo per assistere nella diagnosi e, se necessario, nel trattamento. Chiamate anche se il subacqueo sembra migliorare con l’ossigeno.
Mentre si attende per il trasporto, sarebbe opportuno stendere un rapporto più dettagliato possibile e provare a valutare e a registrare le condizioni neurologiche del subacqueo. Questo sarà importante per la struttura medica di ricezione. Se per il trasporto viene utilizzato un mezzo aereo, la pressione della cabina dovrebbe essere mantenuta vicino a quella del livello del mare e non superare i 244 metri d’altitudine, a meno che non venga compromessa la sicurezza del velivolo.
Posizionate il subacqueo su di un fianco, in quella che è conosciuta come posizione laterale di sicurezza. Ciò vuol dire disporre l’infortunato steso solitamente sul lato sinistro, con la testa sostenuta in estensione e la gamba che sta sopra piegata a livello del ginocchio. In questa posizione, se si presenta il vomito, la forza di gravità aiuterà a mantenere le vie respiratorie libere.
PDD: casi di urgenza
In questi casi, l’unico sintomo evidente è il dolore severo che rimane invariato o che è peggiorato lentamente nel corso delle ultime ore. Il subacqueo, tranne che per il dolore, non sembra essere malato e i segni e i sintomi neurologici non sono evidenti senza un’anamnesi e un esame accurati. Somministrate immediatamente al subacqueo infortunato ossigeno al cento per cento e liquidi per via orale. Non tentate di trattare il dolore con gli analgesici finché non vi sia raccomandato dal personale medico. Continuate a fornire ossigeno fino all’arrivo presso la struttura medica per il trattamento.
Mettetevi in contatto con il DAN o con il centro medico più vicino per ottenere consigli sul tipo di trasporto necessario e su dove trasportare il subacqueo, anche se i sintomi migliorano o si sono ridotti grazie all’ossigeno. Non in tutti i casi potrebbe rendersi necessario il trasporto d’emergenza per via aerea.
Mentre si attende l’evacuazione, sarebbe opportuno stendere un rapporto più dettagliato possibile e provare a valutare e a registrare le condizioni neurologiche del subacqueo. Questo sarà molto importante per la struttura medica di ricezione. Se per il trasporto viene utilizzato un mezzo aereo, la pressione della cabina dovrebbe essere mantenuta vicino a quella del livello del mare e non superare i 244 metri d’altitudine, a meno che non venga compromessa la sicurezza del velivolo.
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PDD: casi di non urgenza
I sintomi non sono evidenti o sono progrediti lentamente nell’arco di diversi giorni. Solitamente i segni o i sintomi principali sono vaghe sensazioni di dolore o di sensibilità alterata; la diagnosi di MDD può essere dubbia. Stendete una relazione sull’immersione il più dettagliata possibile ed eseguite una valutazione neurologica. Quindi, chiamate il DAN o il centro medico più vicino per ottenere consigli, o recatevi presso l’ospedale più vicino, se si trova nei pressi, per un controllo.
Se possibile, per tutti i casi in cui si sospetta una MDD, cercate e documentate le seguenti informazioni:
– Descrivete tutte le immersioni effettuate nelle 48 ore precedenti l’infortunio: profondità/tempo, velocità di risalita, intervalli di superficie, miscele di gas utilizzate, problemi o sintomi lamentati in qualunque momento prima, durante o dopo l’immersione;
– Chiedete i tempi di comparsa dei sintomi e della loro progressione dopo che il subacqueo è riemerso dall’ultima immersione;
– Descrivete tutte le misure di pronto soccorso messe in atto a partire dalla comparsa delle lesioni (incluso le metodiche e i tempi di somministrazione di ossigeno al 100 per cento) e il loro effetto sulla sintomatologia;
– Registrate i risultati dell’esame neurologico effettuato sul campo;
– Descrivete tutti i dolori articolari o muscolo-scheletrici, includendo: posizione, intensità e cambiamenti con il movimento o con il sollevamento di oggetti;
– Prendete nota della descrizione e della distribuzione di tutte le eruzioni cutanee;
– Fornite una descrizione di tutte le lesioni traumatiche prima, durante o dopo l’immersione.
Esame Neurologico in loco:
Le informazioni inerenti le condizioni neurologiche del subacqueo infortunato saranno utili al personale medico non soltanto per decidere il tipo di trattamento iniziale, ma anche per valutare l’efficacia del trattamento.
L’esame del sistema nervoso centrale del subacqueo infortunato subito dopo un incidente potrebbe fornire importanti informazioni al medico incaricato del trattamento. L’esame neurologico da eseguire sul campo è facile da apprendere e può essere eseguito anche da persone che non hanno nessuna esperienza medica. Effettuate quanti più esami possibili, ma senza interferire con il trasporto presso il centro medico.
La descrizione di questo esame è disponibile sul sito web del DAN ed è stata pubblicata anche sulla DAN Dive and Travel Medical Guide.
Dieta – Patologia da decompressione
Alimentazione e immersione
La nutrizione ha una priorità assoluta per il nostro benessere, insieme a un regolare esercizio fisico. Il cibo e i suoi componenti forniscono non solo l’energia, ma anche quei nutrienti e quelle sostanze fitochimiche che sono essenziali per il sostentamento del nostro organismo. Inoltre, questi ingredienti contribuiscono a preservare da malattie e infortuni.
Immergersi in sicurezza richiede cura sia nell’alimentazione sia nell’allenamento. Se modifichiamo le nostre abitudini alimentari nel senso del mangiar sano, in primo luogo assumeremo alimenti contenenti quelle sostanze nutrienti e antiossidanti di cui abbiamo bisogno per il nostro benessere e in secondo luogo daremo meno spazio ai grassi e agli amidi meno salutari. Le parole chiave della buona nutrizione sono varietà e moderazione. La Food Guide Pyramid guida verso la scelta di alimenti contenenti grassi e olii più salutari. Una scelta corretta include pesce, olio di oliva e di canola (colza), di arachide e di semi.
Oltre a scegliere le migliori tipologie di grassi, dobbiamo anche cercare di selezionare gli alimenti contenenti le migliori tipologie di carboidrati. Meglio cercare di evitare gli alimenti bianchi (zuccheri raffinati, riso bianco, farina bianca e patate bianche) perché la loro preparazione provoca la perdita delle sostanze nutrienti, delle fibre e dei composti fitochimici favorevoli.
Via libera al grano integrale (sia cereali sia pane), alla verdura e alla frutta intera (che è preferibile alle spremute). Tali scelte possono contribuire a prevenire le malattie cardiache, alcuni tipi di cancro, il diabete e l’obesità, così come possono fornire le fonti di energia ad assorbimento lento, le fibre e i composti fitochimici. Provate a variare la scelta di frutta e verdura in relazione al loro colore per poter ottenere i diversi componenti salutari che contengono.
Anche l’acqua è una sostanza nutriente: l’aria secca che si respira in immersione è estremamente disidratante. Essere sufficientemente idratati è un elemento indispensabile per il benessere.
La scelta degli spuntini e dei pasti dei giorni sia precedenti sia di quelli dedicati alle immersioni spesso non è semplice. Evitare l’alcol e le bevande gassate e consumare pasti leggeri contribuisce ad aumentare sia la sicurezza in acqua sia il senso di benessere. Occorre soprattutto evitare di consumare pasti contenenti elevate percentuali di grassi. Fare quattro o cinque spuntini è molto meglio che fare due o tre pasti abbondanti. Se siete abituati a fare tre pasti al giorno, provate a consumare il pasto principale a mezzogiorno, piuttosto che alla sera (a meno che non prevediate di immergervi nel pomeriggio).
La prima colazione dovrebbe contenere almeno un terzo del vostro introito quotidiano di calorie. Scegliete i fiocchi d’avena, un uovo (un uovo fa bene, a meno che non abbiate tassi di colesterolo- LDL alquanto elevati), il latte scremato, la frutta fresca e il pane di grano integrale tostato. Anche i frullati vanno bene.
Le scelte ottimali per lo spuntino includono frutta, yogurt a base di cereali, focacce di patate al forno con salsa, arachidi, noci e nocciole. E tanta, tanta acqua. Infatti, dopo un’immersione, assicuratevi di bere almeno un bicchier d’acqua per ridurre la disidratazione.
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Glossario per Patologia da decompressione – Enciclopedia medica Sanihelp.it
Farmaci
– ADCIRCA*56CPR RIV 20MG
– SEROQUEL*60CPR 150MG RP
– SEROQUEL*60CPR 200MG RP
– SEROQUEL*60CPR 300MG RP
– SEROQUEL*60CPR 400MG RP
– SEROQUEL*60CPR 50MG RP
Tag cloud – Riepilogo dei sintomi frequenti
affanno
prurito
formicolii
paralisi
difficoltà della respirazione
difficoltà a urinare
amnesia
tremore
sangue dal naso
sangue dalla bocca
convulsioni