Patologia da meduse
La malattia è anche conosciuta come:
dermatite da medusa, punture di meduse
INDICE
Le meduse sono organismi trasparenti e poco visibili che di notte si illuminano diventando fosforescenti: il contatto con questi organismi così affascinanti procura delle ustioni particolarmente dolorose.
Categoria: Malattie dermatologiche
Che cos’è – Patologia da meduse
Che cosa sono le meduse?
Le meduse sono organismi dalla struttura molto semplice: sono costituite da un corpo centrale da cui si dipartono i tentacoli che possono variare in numero, dimensioni e lunghezza.
Sulla superficie delle meduse sono presenti degli organuli microscopici chiamati cnidociti o cnidoblasti che nel citoplasma contengono un particolare corpicciolo chiamato nematociste: quando le meduse toccano un corpo estraneo gli cnidociti espellono con violenza le nematocisti che penetrano nel corpo estraneo iniettando tossine.
Le biotossine prodotte dalle meduse non sono state tutte descritte dal punto di vista chimico, sono infatti molto numerose e possono indurre danni cutanei e sintomi sistemici soprattutto a carico dell'apparato respiratorio, cardiovascolare e nervoso.
Queste biotossine sono inattivate dal calore e digerite dagli enzimi proteolitici intestinali: per questo motivo le meduse vengono definite velenifere e non velenose perché sono innocue se ingerite.
Le meduse sono aumentate notevolmente anche nei mari italiani: sono incapaci di movimenti autonomi e vengono trasportate dalle correnti e dalle onde.
Sono più presenti nelle zone dove il litorale è abbastanza aperto e in presenza di un notevole circolo di corrente.
Il loro aumento è dovuto all'innalzamento della temperatura dell'acqua e dalle primavere poco piovose e poi dalla progressiva scomparsa dai nostri mari dei loro principali predatori come tonni, pesce spada e tartarughe marine.
La medusa più pericolosa che si ritrova sulle coste italiane, in particolare sui litorali del Tirreno è la pelagia nocticula, che vive sia in superficie che in profondità, di giorno è poco visibile perché trasparente, mentre di notte è fosforescente per cui è facile avvistarla.
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Prevenzione – Patologia da meduse
Prevenzione
Per prevenire le ustioni da medusa in commercio esistono diversi prodotti che vanno applicati su tutto il corpo e funzionano come repellenti.
Tutte le ditte produttrici di questi prodotti hanno studiato attentamente il pesce pagliaccio o pesce anemone che popola le fantastiche barriere coralline dell’Oceano Indiano orientale, il mar Cinese e l’Oceano Pacifico Occidentale.
Il pesce pagliaccio è in grado di instaurare con le anemoni, animali subacquei dotati di numerosi tentacoli velenosi, un particolare tipo di simbiosi.
L’anemone è un predatore che sfrutta le sue cellule urticanti per catturare i pesci dei fondali corallini: il pesce pagliaccio vive all’interno dell’anemone nascosto e protetto dai fitti tentacoli di quest’ultimo che non lo intaccano per la presenza, fra il pesce pagliaccio e l’anemone, di uno strato di muco esterno protettivo, che il pesce pagliaccio è in grado di secernere dopo il primo contatto con gli cnidoblasti.
I prodotti protettivi contro le meduse, in generale, agiscono su 4 fronti: rendono difficoltoso l’attacco dei tentacoli della medusa sulla cute umana, mimano il sistema di autoriconoscimento delle meduse; interferiscono con la trasduzione del segnale nelle cellule responsabili della puntura; riducono la pressione all’interno delle cellule con conseguente rallentamento del processo di rilascio delle sostanze urticanti.
Di solito per svolgere tutte queste sostanze i repellenti sono a base di estratto di plancton e di glicosaminoglicani.
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Sintomi – Patologia da meduse
Sintomi dell’ustione da medusa
Le ustioni da medusa sono di tipo accidentale e capitano ai nuotatori e ai bagnanti che accidentalmente possono venirne a contatto.
Si può venire a contatto con le meduse anche maneggiando le reti da pesca, calpestandole sul bagnasciuga, toccando frammenti di medusa presenti sulle tavole da surf, nuotando e venendo a contatto con nematocisti staccatesi dal corpo o dai tentacoli a seguito di un maroso e disperse nell'acqua.
Il contatto con la medusa genera un dolore istantaneo, urente che regredisce in un tempo variabile da pochi minuti a diverse ore talvolta giorni.
La reazione cutanea più comune dopo il contatto con la medusa è quella orticariosa localizzata di natura tossica sono possibili anche reazioni vescicolo bollose ed edematose con sintomi soggettivi come prurito, bruciore e dolore anche molto intensi.
Oltre alla sintomatologia cutanea l'ustione da medusa può indurre sintomi generali come mal di testa , nausea, vomito, vertigini, dispnea, dolori addominali, senso di angoscia, cardiopalmo, crampi muscolari e parestesie.
Talvolta, anche se raramente, dopo l'ustione da medusa compaiono sequele inusuali come reazioni granulomatose persistenti ritardate, eruzioni cutanee ricorrenti che insorgono a distanza varia dalla prima e unica puntura.
Talvolta, per fortuna raramente, dopo l'ustione si può presentare atrofia del grasso sottocutaneo, granulomi anulari, cicatrici ipertrofiche, contratture e discromie ipo e ipercromiche.
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Cura e Terapia – Patologia da meduse
Cure e terapie
Il trattamento delle ustioni da meduse è soprattutto di tipo sintomatico e aspecifico, perché non sono ancora state identificate tutte le tossine delle diverse specie di medusa.
Dopo un’ustione da medusa è bene verificare che non vi siano parti di medusa attaccate alla pelle e se ce ne sono è importante eliminarle delicatamente con le mani, adeguatamente protette, ed evitando i movimenti di sfregamento che, altrimenti, potrebbero indurre la scarica delle nematocisti ancora integre presenti.
La parte interessata va lavata con acqua di mare o acqua salata tiepida, va evitato l’uso dell’acqua dolce che essendo ipotonica può favorire lo scoppio delle nematocisti.
Se la lesione è avvenuta su un arto si può usare un laccio emostatico a monte della sede interessata per impedire il ritorno venoso ed evitare un’ulteriore immissione di veleno in circolo.
Qualunque sia il punto dell’ustione comunque, è bene tentare di limitare al minimo i movimenti per ridurre il più possibile la quota di tossine immesse in circolo attraverso la pompa muscolare.
Bisogna evitare di grattarsi o strofinarsi con la sabbia o utilizzare sostanze come ammoniaca, aceto, alcol o succo di limone che peggiorano solo la situazione.
Per alleviare il dolore è corretto ricorrere al ghiaccio: il freddo infatti, riesce a ridurre la risposta infiammatoria e l’edema localizzato ed è in grado di deprimere l’eccitabilità delle terminazioni nervose libere e delle fibre nervose periferiche.
Molto efficae può rivelarsi anche l’applicazione di gel astringente al cloruro di alluminio che esplica attività antipruriginosa e blocca la diffusione delle tossine.
Si possono applicare anche corticosteroidi sotto forma di creme o lozioni; in caso di lesioni con reazioni eritemato-edematose importanti o di orticaria persistente si ricorre all’uso di corticosteroidi e antistaminici per via sistemica.
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Per saperne di più – Patologia da meduse
Per saperne di più sulle meduse tipo Aequora Victoria
Le meduse del tipo Aequora Victoria che abitano le acque profonde del Pacifico contengono una particolare proteina chiamata proteina fluorescente verde GFP, che per la sua caratteristica di emettere luce si può usare come marcatore visivo per trovare difetti all'interno delle cellule.
Alcuni ricercatori italiani afferenti al CNR-Infm (Istituto Nazionale per la fisica della materia- Consiglio Nazionale delle Ricerche) e alla scuola Normale Superiore di Pisa hanno modificato la GFP e le hanno trasformate da semplici lampadine fluorescenti a veri sensori che reagiscono all'ambiente inviando segnali all'esterno.
I ricercatori pensano di usare le proteine GFP non solo nella diagnostica, ma anche nelle terapia farmacologica perché è una proteina naturale totalmente biocompatibile, non è tossica ed è facilmente smaltibile per tutti gli organismi.
La medusa non è solo pericoloa, ma come dimostra questo studio può essere un organismo molto prezioso per la ricerca scientifica.
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Curiosità – Patologia da meduse
Curiosità
La sindrome di Irukandji è la manifestazione patologica conseguente al contatto con la medusa Carukia barnesi, una medusa che solitamente popola le acque dell’Australia, delle Hawaii, della Florida, Delle Indie francesi occidentali, dei Caribi, del Timor Leste, della Papua Nuova Guinea, dell’Indonesia e delle Fiji; di solito vive in acque profonde, ad almeno 10-20 m, ma le correnti, i venti e le variabili condizioni climatiche possono anche trascinarle in acque prossime alla riva.
Questa medusa è molto piccola ed è praticamente trasparente: al suo contatto però, si avverte dolore, ma tale sensazione tende a scomparire nel giro di mezz’ora.
Nel punto di contatto fra lacute e questo tipo di medusa compare un alone arrossato di 5-7 cm di diametro e in corrispondenza del contatto con le namatocisti compaiono delle piccole papule che raggiungono il massimo entro 20 minuti per poi scomparire.
I sintomi sistemici compaiono di solito entro mezz’ora: dolore generalizzato, mal di testa, dolore addominale, mal di schiena, dolore agli arti e alle articolazioni, crampi muscolari, nausea, vomito, palpitazioni, tachicardia, epistassi, ipertensione a volte tale da indurre emorragie cerebrali, edema polmonare e disturbi cardiaci.
Non esiste antidoto è la terapia è solo di supporto; bisogna intervenire il prima possibile sui disturbi cardiocircolatori per evitare tragiche conseguenze soprattutto se il soggetto è anziano e affetto da patologie cardiache.
Nonostante il quadro così desolante la maggior parte dei pazienti ospedalizzati per l’ustione da questo tipo di medusa vengono dimessi dopo 24 ore dal ricovero.
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