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Influenza aviaria

COLLEGAMENTI

Influenza aviaria

La malattia è anche conosciuta come:
febbre dei polli, peste aviaria


Rischi, misure preventive, sintomi, diffusione, comportamenti consigliati: un vademecum utile sull’influenza aviaria. Per sapere tutto, per non avere più paura.
Categoria: Malattie infettive
Sigla: H5N1

L’abc dell’influenza aviaria – Influenza aviaria


Influenza aviaria, tutta la verità

Ormai è un vero tormentone: giornali, radio, televisioni, tutti parlano dell’influenza aviaria, il virus con le ali che arriva da Oriente.
Tra sedicenti esperti e falsi allarmismi, però, la confusione sull’argomento è molta. Cerchiamo di fare chiarezza.

L’influenza aviaria è causata da un virus, l’H5N1, che colpisce prevalentemente gli uccelli. Nel corso degli anni, a partire dalla sua comparsa nel 1997, il virus ha però contagiato anche 113 persone, 74 delle quali sono morte a causa delle complicanze.
I soggetti colpiti, tutti residenti nei Paesi dell’Estremo Oriente (Vietnam, Tailandia, Indonesia, Cambogia, Korea, Giappone, Cina, Kazakistan) che sono stati focolaio della malattia, erano allevatori di polli, veterinari o addetti al servizio sanitario che sono entrati in contatto diretto con gli animali malati.

Il virus H5N1, infatti, si trasmette per via gastrointestinale attraverso le feci dei volatili, e resta attivo in esse anche per una decina di giorni.
Il fatto che l’influenza aviaria, che ha decimato gli allevamenti, abbia colpito anche l’uomo, significa che il virus è stato in grado di replicarsi nell’organismo umano, ma senza raggiungere livelli di morbilità e contagiosità tali da trasformarsi in epidemia.

In poche parole, perché si verifichi la tanto paventata pandemia, cioè un’epidemia su scala mondiale, il virus H5N1 deve ancora mutare, assumendo caratteristiche antigeniche che consentano una maggiore rapidità di trasmissione interumana.
Questo può avvenire solo mediante un tramite, cioè un altro animale che si faccia serbatoio della mutazione. Questo può essere il maiale, animale con caratteristiche cellulari comuni all’uomo, oppure l’uomo stesso.

Per il momento, insomma, la minaccia di una pandemia non è imminente, anche se si tratta di un rischio reale: le pandemie seguono un andamento ciclico, e dopo una fase di quiescenza i casi verificatisi in Oriente potrebbero rappresentare una prima avvisaglia.

Creare troppi allarmismi, però, è inutile: non potendo prevedere come muterà il virus, non siamo ancora in grado di produrre un vaccino che sappia sconfiggerlo.
Il tradizionale vaccino antinfluenzale disponibile tra poche settimane, quindi, non ha nessuna funzione nei confronti dell’influenza aviaria, anche se resta molto utile per proteggere le categorie a rischio dalle complicanze della classica influenza tradizionale (virus H1N1 e H2N3).
L’H5N1, per ora, resta isolato e poco pericoloso per l’uomo, anche se potrebbe raggiungere l’Europa attraverso gli uccelli migratori provenienti da est.
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Aviaria: non puoi non sapere che…

Ecco una raccolta delle domande più frequenti inviate dagli italiani allo sportello Influenza Aviaria del Ministero della Salute, con le risposte degli esperti per dissipare ogni dubbio.

Che cos’è l’influenza aviaria?
E’ un’infezione virale che può interessare gli uccelli selvatici e domestici come polli e tacchini, causandone la morte. E’ causata da virus influenzali di tipo A che possono infettare anche altri animali quali maiali, cavalli, delfini, balene e l’uomo.

Quali sono i virus influenzali?
I virus influenzali sono classificati in tre tipi: A, B e C, quest’ultimo con scarso rilievo epidemiologico per l’uomo. Mentre tutti i sottotipi possono circolare fra gli uccelli, è noto che solo tre sottotipi di antigene H (H1, H2 ed H3) e due sottotipi di antigene N (N1 ed N2) circolano, o hanno circolato, anche nell’uomo. I virus dell’influenza aviaria, usualmente, non infettano direttamente gli uomini né si trasmettono, normalmente, da persona a persona.

Come si trasmette l’influenza aviaria negli uccelli?
Alcuni uccelli acquatici fungono da serbatoi del virus, ospitandolo nell’intestino anche senza mostrare una sintomatologia evidente ed eliminandolo con le feci. Gli uccelli infetti eliminano il virus con la saliva, con le secrezioni respiratorie e con le feci; il contatto di uccelli suscettibili con questi materiali, o con acqua contaminata da questi, determina la trasmissione dell’infezione. La trasmissione fecale-orale è la modalità di trasmissione più comune dei virus.

Quali sono i sintomi dell’aviaria nell’uomo?
Dopo un periodo di incubazione da due a sette giorni, la sintomatologia può variare da un quadro simil-influenzale a forme più gravi, caratterizzate da infezioni diffuse e quadri polmonari particolarmente gravi che possono mettere a rischio la vita.

È possibile che l’influenza aviaria si trasformi in pandemia?
Tutti i virus influenzali mutano. E’ possibile che anche il virus dell’influenza aviaria, l’H5N1, subisca una mutazione tale da acquisire la capacità di infettare gli uomini e diffondersi da persona a persona.

Quali sono le precauzioni adottate al fine di prevenire il diffondersi dell’influenza aviaria?
Al fine di impedire l’introduzione della malattia in territorio europeo, la Commissione Europea ha disposto il blocco di importazioni di carne di pollame, di prodotti derivati oltre al divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera, da tutti i paesi considerati a rischio. Il Ministero della Salute ha disposto il potenziamento dei controlli da parte dei propri uffici periferici di sanità e ha emanato un’Ordinanza Ministeriale che introduce misure di quarantena e controllo dei volatili oltre a l’etichettatura obbligatoria delle carni fresche per la tracciabilità della loro provenienza.

Ci sono restrizioni nell’effettuare viaggi?
Al momento attuale non ci sono indicazioni per limitare l’effettuazione di viaggi per e da paesi colpiti dall’influenza aviaria.

E’ disponibile un vaccino efficace contro il virus dell’influenza aviaria H5N1?
No. Al momento attuale non sono disponibili vaccini per uso umano contro il ceppo H5N1. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con i laboratori facenti parte della rete globale di sorveglianza dell’influenza, sta lavorando per produrre un virus prototipo che costituirà la base per l’allestimento di un vaccino specifico.

Sono disponibili farmaci per la prevenzione e il trattamento dell’influenza aviaria?
Sì. Sono disponibili farmaci antivirali utili nel trattamento dell’influenza aviaria.
Essi appartengono a due diverse classi, inibitori della M2 (amantadina e rimantadina, attivi nei confronti dei virus influenzali di tipo A) e inibitori della neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir, attivi nei confronti sia dei virus di tipo A che di tipo B). Per essere efficaci, in caso di infezione, devono essere assunti entro le 48 ore dall’inizio della sintomatologia e servono a ridurre la durata della malattia. Tutti questi farmaci vanno sempre assunti previa consultazione di un medico.

Come si riconoscono le carni avicole prodotte nel nostro Paese?
Nella nuova etichetta vi è la sigla «IT» oppure «ITALIA» per esteso.

Nel nostro paese si possono consumare uova crude?
L’uovo è un alimento igienicamente sicuro e controllato. L’uovo freschissimo è dotato di barriere naturali che gli conferiscono una buona resistenza alla contaminazione, ma la cottura delle uova è consigliata come misura di tipo precauzionale nei riguardi di possibili contaminazioni che possono verificarsi durante la manipolazione del guscio dell’uovo.

Il virus H5N1 negli escrementi contaminati per quanto tempo rimane attivo?
A temperatura bassa per circa una settimana, nell’acqua a 4 gradi per circa un mese, nell’acqua a 60 gradi per circa mezz’ora, a esposizione diretta alla luce solare per 40-48 ore. A contatto con disinfettanti comuni e solventi organici si inattiva immediatamente.

In Italia ci sono pericoli di trasmissione della malattia all’uomo?
Allo stato attuale no. In italia la malattia è stata riscontrata solo in animali selvatici. È importante comunque ricordare che nei paesi in cui si sono verificati casi umani, la trasmissione della malattia è avvenuta per uno stretto contatto con volatili domestici attraverso secrezioni e feci disseccate degli animali.
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Pandemia: è davvero allarme?

Il termine pandemia ha un’origine lontana, e significa letteralmente tutto il popolo. Vale a dire, una malattia che in breve tempo emerge e si diffonde da persona a persona, fino a raggiungere tutto il pianeta e causare milioni di morti.

Sulla base dei modelli storici, una pandemia influenzale può essere attesa in media tre o quattro volte ogni secolo. Nel ventesimo secolo è stato così: la spagnola nel ‘18-‘19, l’asiatica nel ‘57-‘58 e quella di Hong Kong nel ‘68-’69.
Una nuova pandemia potrebbe dunque essere imminente.

Ma da cosa si origina un evento pandemico? Principalmente dall’emergere di un sottotipo virale sconosciuto, per cui non esistono difese immunitarie. Le ultime due pandemie, ad esempio, sono state provocate dall’introduzione nella popolazione umana di un virus emerso in seguito a meccanismi di riassorbimento genico nel suino.

Per diventare pandemico, un virus deve presentare tre caratteristiche:

  • La capacità di replicarsi in un ospite umano.
  • La suscettibilità della popolazione.
  • La rapidità di trasmissione tra gli umani.

Le recenti apparizioni di virus influenzali aviari in Asia, e la conseguente epidemia di SARS, ad esempio, possedevano le prime due caratteristiche, ma grazie al tempestivo abbattimento di milioni di capi di pollame si è evitato che comparisse anche la terza, ed è stata scongiurata una potenziale pandemia.

Uccidere i polli, infatti, era purtroppo l’unico modo per ridurre il rischio di esposizione umana al virus, che presentava una mortalità umana superiore al 70%.
Un’altra strategia utile è stata quella di vaccinare i soggetti ad alto rischio di esposizione al pollame infetto, in modo da ridurre la probabilità di co-infezioni da virus aviari e virus umani e quindi il rischio di riassortimenti genici.

Si tratta di piani d’emergenza attuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle autorità sanitarie nazionali, nell’ottica di tenere il più possibile sotto controllo il rischio futuro di pandemia.

Tuttavia, non potendo conoscere quale ceppo virale ne sarebbe la causa, non ci saranno vaccini disponibili al momento della sua insorgenza.
Gli agenti antivirali saranno allora l’unico mezzo protettivo da somministrare alla popolazione, a patto di predisporre scorte adeguate.

E qui viene il problema: si calcola che se ne potranno produrre circa un miliardo di dosi per il mondo intero. Una quantità insufficiente, se si pensa che la popolazione mondiale è già oggi circa cinque volte superiore. Oltretutto, il 65% della produzione è concentrato in Europa e Nord America.

Insomma, potremmo trovarci di fronte a una situazione grave, sia sul piano sanitario che su quello politico, etico e giuridico.
Per farle fronte, due gli approcci tattici proposti dall’OMS nell’ambito della sua Agenda Globale contro l’Influenza: la raccomandazione che le autorità sanitarie nazionali stipulino con largo anticipo contratti per la fornitura di vaccino pandemico, e l’incremento dei vaccini influenzali su base annua.
Poi, non resta che sperare.
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Consigli antipanico – Influenza aviaria


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Aviaria: no alla psicosi, sì al buon senso

Influenza aviaria: è davvero psicosi in Italia. Per fronteggiare l’allarmismo ormai dilagante nel nostro paese, il Ministero della Salute e il CCM (Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) hanno stilato un opuscolo affinché i cittadini abbiano una visione corretta ed equilibrata del fenomeno, sia per evitare inutili agitazioni sia per non farsi trovare impreparati di fronte a un’eventuale emergenza pandemica.

Se il virus dell’influenza aviaria comparisse nel nostro Paese, tutti i cittadini sono chiamati a rispettare alcune semplici norme comportamentali per limitarne la diffusione:

  • evitare il contatto con pollame o uova non ufficialmente certificati dalle autorità competenti
  • rispettare con spirito collaborativo le norme promulgate dagli enti sanitari per evitare il contagio
  • rispettare le norme igieniche principali, sia personali, sia relative al contatto con gli animali
  • in caso di un’influenza sospetta avvisare immediatamente il medico di fiducia.

Nel caso di rinvenimento di uccelli acquatici selvatici (anatre, oche, cigni, trampolieri, gabbiani), morti o malati, si suggeriscono i seguenti comportamenti:

  • evitare di toccare i volatili
  • chiedere l’intervento dei Servizi Veterinari delle ASL o dei Vigili del Fuoco
  • in caso di contatto con i volatili, adottare le normali norme igieniche (lavarsi accuratamente le mani e altre parti del corpo venute a contatto con gli animali malati o morti) e lavare indumenti o altri oggetti potenzialmente contaminati.

Le autorità competenti tengono a sottolineare che gli effetti di un’eventuale pandemia possono essere contenuti dalle adeguate misure preventive che i progressi scientifici e tecnologici, l’accresciuta collaborazione internazionale e gli scambi di informazioni hanno reso possibili e che devono essere messi in atto ogni qual volta si rilevi un elevato rischio.
Nella fattispecie, per evitare possibili contagi è stato messo in atto un sistema di sorveglianza che prevede i seguenti livelli di intervento nelle diverse fasi di produzione:

  • autocontrollo da parte degli allevatori mediante la consulenza di veterinari liberi professionisti
  • controllo da parte dei Servizi Veterinari delle ASL che verificano le attività di autocontrollo ed effettuano dei controlli autonomamente
  • estinzione dei focolai infetti nei casi di accertamento di positività
  • rimborso da parte dello Stato dei danni subiti dagli allevatori
  • obbligo da parte degli allevatori a carattere rurale di attuare precise procedure di intervento e di richiedere l’aiuto delle Autorità sanitarie competenti (Veterinari ASL e Istituti Zooprofilattici Sperimentali).

Gli italiani sono quindi chiamati a rispettare le indicazioni sopra elencate senza farsi prendere dal panico e dall’allarmismo.
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Aviaria: prevenire senza allarme

Ormai non se ne può più: radio, televisione e quotidiani non parlano d’altro: l’influenza aviaria ci sta contagiando, ma nel senso che ci stiamo ammalando a furia di sentirne parlare… Ma tutta questa informazione serve? Oppure depista, portando gli italiani a non consumare più carne di pollo, così buona e sana che è un vero peccato farne a meno?

«Le numerose notizie che da settembre sono giunte agli italiani in merito al rischio di una pandemia di aviaria hanno alimentato timori e fobie, come quella per i volatili e la carne di pollo. Senza una corretta informazione si rischia però di prendere iniziative sbagliate come rinunciare al pollo senza motivo», dice Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige (Movimento Italiano Genitori) che, in collaborazione con il CCM (Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) del Ministero della Salute, guidato dal dottor Donato Greco, e con la consulenza di Fabrizio Pregliasco, ricercatore dell’Istituto di Virologia dell’Università di Milano, ha dato in questi giorni il via a una campagna di informazione nazionale.

«Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: il contagio non è in alcun modo legato al consumo di carni avicole», ricorda il virologo Pregliasco. «I motivi della diffusione del virus nelle zone del sud–est asiatico sono nella stretta commistione tra uomini e animali che rende difficile il controllo dell’epidemia tra i volatili e dello sconfinamento di questa verso gli umani. Condizioni igieniche e abitudini alimentari senza riscontro in Europa».

«La situazione non è preoccupante per il nostro paese, che dispone di un sistema di controllo rigoroso», aggiunge il dottor Greco. «D’altronde ai cittadini indichiamo una decina di accorgimenti generali, utili per la prevenzione di tutte le malattie trasmesse dagli alimenti, indipendentemente dall’aviaria:

  1. comprare pollame garantito per origine e provenienza
  2. leggere l’etichetta per controllare provenienza, data di scadenza e temperatura di conservazione consigliata dall’azienda produttrice
  3. assicurarsi che la cottura sia completa
  4. mantenere puliti i piani di cottura e lavare le mani con sapone per almeno due minuti
  5. tenere la carne a temperatura ambiente il meno possibile prima di collocarla nel frigorifero o nel freezer
  6. separare nel frigo gli alimenti crudi da quelli cotti per evitare contaminazioni incrociate
  7. lavarsi le mani dopo aver toccato alimenti crudi
  8. cucinare ad alte temperature
  9. preferire gli alimenti cotti
  10. lavare con sapone gli utensili e le superfici della cucina».

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Aviaria: non diciamo addio al pollo

Allarme influenza aviaria: gli italiani non mangiano più carne di pollo. E sbagliano, perché il pollame domestico non rappresenta attualmente alcun rischio. Ecco perché.

  • Il rischio di contagio è attualmente confinato ai volatili selvatici. Infatti finora l’infezione è stata segnalata solo in volatili acquatici selvatici (cigni), mentre il pollo domestico risulta attualmente indenne dalla malattia. E fintanto che l’infezione rimane confinata all’ambiente selvatico, la possibilità di diffusione alle specie domestiche e, quindi, i rischi per l’uomo risultano assenti. Nel mondo non sono segnalati casi di malattia umana derivanti dal contatto con uccelli selvatici.
  • Il consumo di uova e carni avicole cotte non comporta alcun rischio di trasmissione dell’infezione all’uomo: il virus è sensibile all’azione del calore (almeno 70°) e viene quindi distrutto dalla normale prassi di cottura degli alimenti.
  • Il rischio per l’uomo è limitato al verificarsi di particolari condizioni non presenti nel nostro paese: estrema promiscuità uomo/animale, condizioni igieniche particolarmente precarie e contatti stretti con volatili infetti.
  • Le carni di pollame provengono da allevamenti sottoposti al controllo veterinario e tutti i volatili, prima di essere macellati, vengono sottoposti a visita sanitaria da parte di un veterinario della Azienda Sanitaria Locale. In caso di sospetto per qualsiasi malattia i volatili vengono esclusi dalla macellazione.
  • Dopo la macellazione le carni sono sottoposte a controllo del veterinario del macello che, anche in questo caso, in presenza del semplice sospetto di malattia, provvede agli accertamenti necessari a tutela della salute pubblica.
  • A conferma della salubrità delle carni vengono apposti un bollo sanitario e un’etichetta tale da consentire al consumatore di conoscerne la provenienza.

Gli esperti invitano quindi a non rinunciare alla carne di pollo, da sempre presente nella dieta mediterranea e ricca di importanti proprietà nutrizionali: buona percentuale proteica (con 100 gr al dì si copre già il 35% del fabbisogno giornaliero di proteine), ridotto apporto di grassi (simili a quelli di origine vegetale, per la presenza degli acidi linoleico e linolenico) e presenza di ferro, così importante per bambini, anziani e donne incinte.
Inoltre, si tratta di un tipo di carne che presenta una grande duttilità nelle preparazioni gastronomiche, con un’ampia varietà di sapori e di gusto. Davvero un peccato farne a meno.
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Aviaria: regole per viaggiare sicuri

In Italia le misure di sicurezza prevedono un controllo rigido degli allevamenti e delle specie animali a rischio. Siccome non esiste un vero e proprio rischio di diffusione del virus H5N1 da uomo a uomo l’unico comportamento da seguire è evitare di mangiare pollame crudo.

Una considerazione a parte va fatta però nel caso in cui ci troviamo a dover viaggiare verso zone del mondo dove si sono registrati casi di contagio umano. Per capire come ci si deve comportare in questi casi utilizziamo i consigli forniti dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della salute. Prima però chiariamo quali sono i paesi in cui il virus H5N1 ha colpito l’uomo.

Dal 2003 a oggi 7 nazioni hanno registrato vittime da influenza aviaria: Il primo paese è stato il Vietnam a cui hanno fatto seguito la Thailandia, l’Indonesia, la Cambogia, la Cina, la Turchia e l’Iraq.

Sgomberiamo subito il campo dagli allarmismi: al momento non esiste prova che la malattia si trasmetta da uomo a uomo e inoltre il virus è distrutto dal calore, basterà quindi seguire alcune regole di comportamento:

Se ci rechiamo in quei paesi è bene:

  • Evitare la visita di mercati o di fattorie in cui si può venire a contatto con volatili infetti
  • Consumare cibi a base di pollame o di uova solo previa accurata cottura
  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con detergenti a base di alcol
  • Evitare di portare le mani non accuratamente pulite a contatto con occhi, naso e bocca

Al ritorno in Italia invece è importante:

  • Evitare di introdurre qualsiasi tipo di volatile vivo o prodotti derivati dal pollame in Italia
  • Nel caso non si sono seguite le 4 regole precedenti la prima cosa da fare è tenere sotto controllo il proprio stato di salute per almeno 7 giorni
  • Se durante questo periodo compare febbre o soffriamo di uno stato simil-influenzale consultare subito il proprio medico segnalando del proprio viaggio
  • Nel caso si desiderano maggiori informazioni è possibile contattare il ministero della salute telefonando al numero verde Nel caso desiderasse ulteriori informazioni, può contattare il numero verde del Ministero della Salute, componendo il numero 1500

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Lotta al virus – Influenza aviaria


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Per bloccare l’aviaria si potrebbe usare un farmaco anti-malaria

Secondo uno studio italiano la creazione di un farmaco contro l’influenza aviaria potrebbe partire dalla clorochina, un farmaco che veniva usato contro la malaria.

La ricerca condotta da ricercatori dell’università Cattolica di Roma e dell’Istituto Superiore di Sanità sarà pubblicata a febbraio su Lancet Infectious Diseases.

Lo studio ha indagato gli effetti del vecchio farmaco antimalarico contro i virus influenzali, compreso l’H5N1, perché la clorochina è dotata di ottime proprietà antivirali.

A suggerire la possibile applicazione del farmaco è stato un modello bioinformatico: i ricercatori hanno simulato al computer le reazioni chimiche e il campo d’azione del farmaco.
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Aviaria, oltre 50 milioni di vaccini per persone e animali

36 milioni di vaccini per le persone e 20 milioni per gli animali: sono questi i numeri che costituiscono la difesa italiana in caso scoppi un focolaio di influenza aviaria.

Lo ha affermato il ministro Storace intervenendo a Mestre durante un convegno con i medici veneziani.

«Per gli allevamenti industriali abbiamo fissato l’obbligo di doppie reti antipassero che servono a evitare il contagio tra l’eventuale uccello migratore malato e l’animale allevato», ha spiegato Storace.

Il ministro ha ricordato che sinora l’attività di prevenzione ha compreso la cattura di 4.000 esemplari, che sono stati selezioni e analizzati.

Non c’è stato un solo caso col virus del ceppo asiatico dell’aviaria, quello più pericoloso, ha detto il ministro, ma è stato trovato un solo caso del ceppo europeo, che non ha le stesse caratteristiche di patogenecità.
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Vaccino antiaviaria, la sperimentazione parte da Genova

La sperimentazione del vaccino umano antiaviaria è stata approvata dal comitato etico dell’ospedale genovese San Martino, che sarà il primo ad effettuarla e coordinerà le sperimentazioni anche a Siena e a Chieti.

Le sperimentazioni, che dovrebbero iniziare entro marzo, verranno condotte su 520 soggetti adulti, sani, divisi in due gruppi di pari numero, uno tra i 18 e i 61 anni, l’altro tra i 61 e i 65 anni.

I sanitari inoculeranno il vaccino nei volontari e valuteranno la produzione di anticorpi indotta, che verrà trasmessa entro tre mesi al Ministero della Salute e all’organo europeo Emea, che decideranno circa le registrazioni e le autorizzazioni.

Il vaccino è stato messo a punto dalla multinazionale europea Chiron. Lo Stato italiano, che ha cofinanziato la ricerca, avrá diritto di prelazione.
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Aviaria: scoperta efficacia del rame per eliminare il virus

Una nuova ricerca ha dimostrato che esiste un mezzo poco costoso ed efficace per ridurre la diffusione dei virus e dei batteri più comuni: il rame.
Uno studio dell’Università di Southampton ha dimostrato infatti che il metallo è estremamente efficace per eliminare i virus dell’influenza, tra cui la temuta influenza aviaria.

I ricercatori hanno posto 2 milioni di unità attive del virus dell’influenza A (H1N1) sia su un foglio di rame C11000 (foglio di metallo puro) sia su un foglio di acciaio inossidabile S30400. In entrambi i casi i virus sono stati danneggiati e sul foglio di acciaio le unità di virus sono scese a 500 000 dopo 24 ore.
Al contrario, sul foglio di rame tutti i virus tranne 500 sono stati resi inattivi dopo solo sei ore, con una riduzione del 99,9 per cento.

Per ridurre consistentemente il rischio di contagio basterebbe quindi inserire il rame all’interno dei filtri purificatori per l’aria, sulle maniglie delle porte e sulle altre superfici con cui migliaia di persone entrano in contatto favorendo il diffondersi dell’infezione.
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Glossario per Influenza aviaria – Enciclopedia medica Sanihelp.it


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