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Rettocolite ulcerosa

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Rettocolite ulcerosa

La malattia è anche conosciuta come:
colite ulcerosa


La colite ulcerosa è una malattia caratterizzata da infiammazioni del tratto gastrointestinale con sintomi severi, dolorosi e debilitanti. La causa è sconosciuta e purtroppo dalla malattia non si può guarire, ma nuove scoperte stanno aiutando a perfezionare le cure e a fornire ai malati farmaci sempre meno tossici, più mirati e più semplici da assumere.

Categoria: Malattie proctologiche
Sigla: RCU


Che cos’è – Rettocolite ulcerosa

Colite ulcerosa: una malattia con alti e bassi

La colite ulcerosa è una malattia intestinale caratterizzata da un’infiammazione persistente agli strati superficiali della mucosa del colon e del retto. L’infiammazione si limita generalmente al retto distale e al colon discendente, ma può estendersi fino a interessare tutto il colon. Sfortunatamente si tratta di una malattia cronica, che conosce periodi di remissione, anche molto lunghi, ma dalla quale non si guarisce.

L’incidenza in Italia, basandosi sui dati disponibili, è stimata in circa 12 nuovi casi l’anno ogni 100.000 abitanti. Si calcola che, nel nostro Paese, tra 60.000 e 80.000 individui siano affetti da questa malattia. La colite ulcerosa può presentarsi a tutte le età senza differenza di prevalenza tra i due sessi, tuttavia si registra negli ultimi anni la tendenza dell’insorgere della malattia anche in persone giovani (20-25 anni).

Negli ultimi decenni l’incidenza è andata aumentando, sia per una migliore capacità diagnostica, sia per un incremento dei casi; quest’ultimo fatto probabilmente determinato da modifiche ambientali e dello stile di vita.

La causa non è ancora del tutto chiarita, anche se l’ipotesi più accreditata è che stimoli batterici e alimentari inducano e mantengano l’infiammazione in individui geneticamente predisposti. L’attivazione cronica del sistema immunitario porta all’accumulo di citochine e di altri mediatori dell’infiammazione, con conseguente danno della mucosa.

La diagnosi tempestiva, l’inizio di un’adeguata terapia e l’adesione a essa da parte dei pazienti consentono di prolungare i periodi di remissione (assenza di segni-sintomi) e di minimizzare, in termini di frequenza e intensità, le ricadute.

Complicanze intestinali della colite ulcerosa sono perforazioni, emorragie massive e il cosiddetto megacolon tossico, uno stato di grave paralisi e dilatazione del colon, spesso indotto dall'uso incongruo di antispastici intestinali.

Nelle forme di colite ulcerosa estesa, che perdurano da oltre 7-10 anni, vi è un aumentato rischio di evoluzione della malattia verso lo sviluppo di un cancro del colon, per cui è importante la sorveglianza mediante esami endoscopici periodici con controllo istologico.
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Domande e risposte sulla colite ulcerosa

Cosa si intende per malattie croniche infiammatorie?
Le malattie croniche infiammatorie sono malattie caratterizzate da infiammazioni del tratto gastrointestinale con sintomi severi, dolorosi e debilitanti. Comprendono la colite ulcerosa, la malattia di Crohn e altre forme di colite (percentuali minori).

Qual è la diffusione di queste patologie?
Le malattie croniche infiammatorie del colon (fra cui la colite ulcerosa) non sono frequenti ma si registra un trend di crescita soprattutto tra i giovani. Si registrano in Italia circa 200.000 casi.

Quali sono le caratteristiche salienti di queste malattie?
Sono patologie croniche da cui non si può guarire, e si manifestano in giovani adulti accompagnando i pazienti per decenni, con periodiche riaccensioni e periodi di quiescenza. In fase di attività la colite ulcerosa impatta in modo drammatico sulla qualità di vita dei pazienti. È una patologia che ha un elevato costo sociale.

La colite ulcerosa può avere un’evoluzione degenerativa?
Si, è un’eventualità che non si può escludere. La malattia può anche avere complicazioni gravi come la degenerazione a cancro del colon.

Quali sono le principali cause dell’insorgenza?
Le cause della malattia sono ancora da scoprire. Si sono riscontrati dei fattori genetici, così come è significativa l’incidenza che possono avere le abitudini alimentari e lo stile di vita.

Come si manifesta il ciclo di vita della malattia?
Fra una fase di acuzie e l’altra i pazienti possono condurre una vita pressoché normale a condizione che assumano regolarmente un trattamento farmacologico. È essenziale che questo trattamento sia ben accetto dai pazienti in quanto la sua interruzione, o un suo uso discontinuo, rischiano di indurre una riacerbazione.
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Sintomi – Rettocolite ulcerosa


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Dai primi sintomi alla diagnosi

I sintomi principali della colite ulcerosa in fase acuta sono diarrea muco-ematica, dolore addominale, febbre e perdita di peso.
Le diarree sono provocate da processi infiammatori della mucosa che producono in certi casi vere e proprie ulcerazioni, che provocano il sanguinamento e il riversamento del muco nel lume dell'intestino.

Di solito, la crisi inizia in modo insidioso, con l’aumento dell’urgenza a defecare, lievi dolori crampiformi nei quadranti inferiori dell’addome e l’emissione di sangue e muco nelle feci.

Nelle forme più gravi sono presenti disturbi generali, ovvero: febbre, aumento della frequenza cardiaca (tachicardia), anemia, perdita di forze e di appetito, diminuzione delle proteine circolanti e squilibrio di importanti sostanze come il potassio, il sodio e il cloro.

La diagnosi della malattia viene fatta quando sono riconosciute alcune condizioni: infiammazione a livello rettale, lesioni non provocate da una sostanza particolare quali gli antiinfiammatori non steroidei, un'infezione o qualunque agente fisico o chimico, infiammazione persistente e protratta.

Gli esami strumentali per la diagnosi comprendono: la colonscopia con eventuale ileoscopia retrograda; la definizione del quadro anatomo-patologico delle biopsie intestinali mediante esame istologico; l’ecografia addominale e dell’intestino con radiografia del tenue, tac enteroclisi o risonanza magnetica addominale; gli esami ematici (emocromo e indici di infiammazione).
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Cura e Terapia – Rettocolite ulcerosa


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Dai farmaci al bisturi

L’obiettivo della terapia nella colite ulcerosa consiste principalmente nell’indurre la remissione in fase acuta (attiva) e nel prevenire le recidive (terapia di mantenimento della remissione).

Fino a oggi sono stati usati prevalentemente tre classi di farmaci:
• aminosalicilati o 5ASA (Mesalazina e altri) e la salazopirina o sulfasalazina
• cortisonici, prednisone e altri
• immunosoppressori, come il metotrexato o l’azatioprina o, più recentemente, la ciclosporina.

L’approccio terapeutico di questi farmaci varia in base alla localizzazione del fenomeno ulceroso e al grado di severità della malattia, e prevede associazioni di farmaci delle diverse classi sia per via orale che per via topica (supposte, schiume o clismi), con dosaggi elevati e somministrazioni ripetute nell’arco della giornata.

Proprio la natura sintomatologica del fenomeno, così come l’intervallo che spesso trascorre tra un evento e il successivo, con una sostanziale ripresa del malato e una qualità di vita normale, è il motivo per il quale è molto elevata (circa il 60%) la percentuale di pazienti che non aderisce pienamente alla terapia farmacologica.

Tra le altre cause di non adesione alla terapia ci sono le multiple somministrazioni giornaliere, l’elevato numero di compresse necessarie per la cura e il relativo benessere durante le fasi di remissione della malattia.

Le conseguenze cliniche di questa bassa adesione alla terapia includono un’aumentata morbidità, con un conseguente più elevato rischio di riacutizzazione della malattia stessa, ridotta qualità di vita e un possibile aumento del rischio di cancro colon-rettale.

Il ricorso alla chirurgia (proctocolectomia, cioè l’asportazione del tratto intestinale interessato dall’infiammazione) diventa inevitabile quando la terapia medica è risultata tardiva o inefficace, oppure in caso di complicanze (come le stenosi intestinali). Succede in circa un terzo dei casi di colite ulcerosa estesa.

L’intervento è curativo, l’aspettativa e la qualità della vita tornano a essere normali, la malattia non recidiva e il rischio di cancro del colon è eliminato.
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Mesalazina MMX: il farmaco che piace ai pazienti

Un farmaco mirato, in grado di concentrare la sua azione nei tratti della mucosa del colon interessati dall’infiammazione: è questa la caratteristica della nuova molecola Mesalazina MMX da poco autorizzata alla commercializzazione in Italia.

Il nuovo farmaco, la cui commercializzazione su scala mondiale avviene già negli Stati Uniti e in molti altri Paesi europei, costituisce un’evoluzione della Mesalazina (acido 5-aminosalicilico; 5-ASA), una molecola antinfiammatoria somministrata per via orale, ma assorbita in minima parte, che esercita un’azione topica sulle pareti dell’intestino. È il gold standard terapeutico nel trattamento della colite ulcerosa lieve-moderata da ormai 50 anni.

La colite ulcerosa trae beneficio dal tempo e dal luogo esatto nel quale il farmaco viene somministrato. Il sistema di rilascio assume pertanto un ruolo cruciale affinché la Mesalazina sia liberata adeguatamente in quella parte del colon, che nel 70% dei casi di colite ulcerosa interessa il colon sinistro, al fine di ottenere la remissione della fase acuta e il mantenimento della remissione.

È stato provato inoltre che l’efficacia della cura è strettamente correlata all’adesione del paziente. Numerosi studi clinici hanno dimostrato che l’aderenza alla terapia con Mesalazina è fortemente limitata dall’assunzione più volte al giorno di un elevato numero di compresse.

Il vantaggio di assumere la Mesalazina MMX una sola volta al giorno, oltre ad aumentare la compliance dei malati, ha mostrato una notevole efficacia nel mantenere la colite ulcerosa in remissione.

La tecnologia MMX infatti costituisce una formulazione a rilascio prolungato ad alto dosaggio (1,2 g di mesalazina per compressa), che consente una distribuzione uniforme in tutto il colon nelle 24 ore, rendendo possibile la somministrazione una volta al giorno. Ciò significa che i pazienti devono assumere solo 2-4 compresse una volta al giorno, per rispettare il dosaggio raccomandato di 2,4 o 4,8 grammi al giorno.

La tecnologia MMX è il primo sistema che consente il rilascio di 5-ASA nel colon utilizzando una matrice lipofila, una matrice idrofila e un rivestimento pH dipendente. Il rivestimento pH dipendente assicura che il farmaco sia ritardato fino al raggiungimento dell’ileo terminale.
Quando il rivestimento esterno comincia a sciogliersi, la matrice idrofila interna si trasforma in un gel viscoso mentre attraversa il colon prolungando il rilascio del 5 Asa. La matrice ipofila rallenta la penetrazione dei fluidi nel nucleo della compressa estendendo ulteriormente il rilascio del farmaco e prolungandone l’attività terapeutica in tutto il colon.
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Dieta – Rettocolite ulcerosa


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Mangiare un po’ di tutto e bere molto

Non esiste una dieta speciale per la colite ulcerosa. Chi ne è affetto dovrebbe seguire le linee generali per una corretta alimentazione: frutta e verdura, se tollerati; carne, pesce o pollame e latticini, se tollerati, come fonte di proteine; pane, cereali ed amidi come fonte di carboidrati; grassi vari come la margarina, il burro e l'olio.

L'apporto calorico dovrebbe essere almeno di 30-35 calorie per chilogrammo di peso ideale per gli adulti, o di circa 2400 calorie giornaliere come minimo per un uomo di media corporatura.

Se si ha appetito per cibi particolari e non per altri, tali preferenze dovrebbero essere poste in rapporto con la possibile comparsa di sintomi, quali dolore, crampi e meteorismo.

Evitare frutta e verdure crude nelle fasi acute limita il trauma sulla mucosa colica infiammata e può migliorare i sintomi. Una dieta priva di latte può essere d’aiuto, ma non deve essere continuata se non se ne vedono i benefici.

Anche se certi cibi possono aggravare i sintomi, non c'è alcuna evidenza che l'infiammazione dell'intestino ne sia direttamente influenzata. Qualsiasi elemento contaminato che porta all'avvelenamento da cibo o alla diarrea può aggravare la colite.

La colite ulcerosa è spesso associata a riduzione dell'appetito, stress cronico, malassorbimento e diarrea, associate a perdita di proteine, lipidi, carboidrati, acqua, minerali e vitamine. In presenza di infiammazione cronica dell'intestino, e nel caso di dieta non ottimale, è utile che i malati assumano un preparato polivitaminico, che sarà il medico a prescrivere.

In condizioni di diarrea cronica, il rischio di disidratazione è sempre presente e la funzione renale può risultarne alterata. Per questo è consigliabile l'assunzione di una grande quantità di liquidi, soprattutto in caso di temperatura elevata, quando la pelle perde già naturalmente sali e acqua.
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Curiosità – Rettocolite ulcerosa


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Nasce il primo registro delle malattie croniche intestinali

Per la prima volta in Italia, grazie all’impegno dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, è disponibile un registro delle malattie croniche intestinali, premessa indispensabile per la valutazione, sorveglianza e prevenzione di un male che in Italia colpisce almeno 100mila persone.

Sino a oggi, nel nostro Paese non esistevano evidenze certe circa le malattie infiammatorie croniche intestinali; d’altronde, sino a qualche anno si trattava di un problema tipico degli Usa e del Nord Europa, mentre i paesi del Mediterraneo sembravano quasi immuni. Da qualche anno, però, non è più così: i livelli di incidenza sono ormai simili ovunque.

Per redigere il registro, sono stati raccolti i pazienti con diagnosi di Rettocolite ulcerosa, Morbo di Crohn e Colite Indeterminata residenti nell’area dell’Ausl di Forlì fra 1994 e 2008: i casi eleggibili, ricavati dalla depurazione dei 1.665 totali, sono risultati 778. Di questi, il 65,6% ha una rettocolite ulcerosa, mentre il 33,9% è affetto da morbo di Crohn.

Tali malattie risultano più diffuse fra gli uomini (54%) rispetto alle donne (46%). Quanto all’età, il 51,7% dei pazienti si è visto diagnosticare una malattia cronica intestinale prima dei 44 anni – percentuale che arriva al 58% se si considera il solo morbo di Crohn – il 48,3% dopo.

Il dato più rilevante è quello che si evince dal link con la banca dati del Registro tumori della Romagna: ben il 6,4% dei soggetti con malattie croniche intestinali è stato, infatti, poi colpito anche da un tumore, 39 persone ne hanno sviluppato uno solo, 4 ne hanno sviluppati due e in un soggetto se ne sono rilevati addirittura tre. Le neoplasie più frequenti si sono dimostrate quelle a prostata, cute, polmone e colon-retto.
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Spegnere le molecole che danneggiano l’intestino

Le malattie infiammatorie croniche intestinali si manifestano in modo diverso da paziente a paziente per sintomi, decorso clinico e impatto sulla qualità di vita.

Fino a 10 anni fa le cure erano poche e i pazienti andavano incontro a ripetuti interventi chirurgici. Oggi invece farmaci diversi permettono di tenere sotto controllo l’infiammazione: grazie alla ricerca, che negli ultimi anni ha compiuto importanti progressi e ha aperto la strada a prospettive terapeutiche innovative.

La ricerca sta aiutando ogni giorno ad aggiungere nuove tessere nel puzzle che costituisce la complessa serie di molecole alla base dell’infiammazione intestinale, attraverso cui le cellule infiammatorie comunicano. Una di queste molecole-chiave è il TNF (Tumor Necrosis Factor): per questo l’utilizzo di farmaci che bloccano il TNF rappresenta una delle migliori armi a disposizione nella pratica clinica moderna.

La ricerca sta valutando se l’introduzione sempre più precoce di questi farmaci possa modificare la storia naturale delle malattie infiammatorie croniche intestinali apportando lunghi periodi di remissione clinica.

Ma l’obiettivo di spegnere le molecole che fanno dialogare i linfociti attivati che danneggiano l’intestino non si ferma al TNF: sono in fase di sperimentazione clinica nuovi e potenti farmaci rivolti contro diverse molecole dannose, come altre interleuchine.
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Una fortezza per la difesa dell’intestino

La sua presenza è fondamentale per il ruolo difensivo svolto dalla barriera intestinale: la proteina JAM-A (Junctional Adhesion Molecule di tipo A) svolge un importante ruolo di giunzione, contribuendo a mantenere unite le cellule che compongono la barriera intestinale. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Gastroenterology e condotto presso l'Istituto Clinico Humanitas di Milano.

I risultati dello studio aprono una nuova strada per la cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali: la messa a punto di farmaci in grado di reintegrare questa fondamentale proteina nell'organismo, in modo da rafforzare la barriera intestinale, prima fortezza di difesa contro il mondo esterno.

Lo studio ha dimostrato che in individui affetti da malattie infiammatorie croniche dell'intestino, come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, questa proteina è scarsamente presente: di conseguenza, la mancanza di un'adeguata giunzione fra le cellule epiteliali permette il passaggio di sostanze tossiche e batteriche nella mucosa intestinale, incrementando così il processo infiammatorio.

Nello studio si è inoltre osservato che JAM-A regola il normale equilibrio di ricambio delle cellule epiteliali: quando diminuisce o manca, queste vanno incontro a un accelerato programma di distruzione generando erosioni della mucosa intestinale, causa di ulcere.

Con la scoperta del ruolo di JAM-A potrebbero aprirsi nuovi importanti scenari clinici, come la messa a punto di nuovi farmaci che, aumentando la presenza di questa fondamentale proteina, permettano di rafforzare l'azione difensiva della barriera intestinale.
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Glossario per Rettocolite ulcerosa – Enciclopedia medica Sanihelp.it


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Tag cloud – Riepilogo dei sintomi frequenti

distensione dell’addome
dolore all’addome
gonfiore dell’addome
affanno
affaticabilità
disturbi dell’alimentazione
sangue dall’ano
spasmo doloroso dell’ano
tensione dolorosa dell’ano
anoressia
diminuzione dell’appetito
disturbi dell’appetito
fame di aria
aritmia
asfissia
astenia
batticuore
alterazioni del battito cardiaco
accelerazione del battito
bisogno continuo e urgente di defecare
cardiopalmo
colorito livido
costipazione
aumento del ritmo del cuore
lesioni della cute
manifestazioni a carico della cute
secchezza della cute
debolezza
disturbi della defecazione
stimolo doloroso alla defecazione
diaforesi
diarrea
dilatazione
dimagrimento
dispnea
dissenteria
edema
ematemesi
ematochezia
emorragia
emorragia gastrointestinale (proctorragia, ematochezia)
esauribilità
disturbi della evacuazione
mancanza della fame
febbre
feci scure
difficoltà di espulsione delle feci
espulsione dolorosa delle feci
presenza di muco nelle feci
presenza di sangue nelle feci
mancanza del fiato
mancanza delle forze
aumento della frequenza cardiaca
gonfiore
inappetenza
ingrossamento
ipertermia
livore
melena
meteorismo
pallore
palpitazioni
aria nella pancia
dolore alla pancia
gonfiore della pancia
lesioni della pelle
manifestazioni a carico della pelle
secchezza della pelle
calo di peso
irregolarità del polso
proctorragia
pulsazioni veloci
aumento delle pulsazioni
irregolarità delle pulsazioni
difficoltà della respirazione
difficoltà di respiro
mancanza del respiro
spasmo doloroso del retto
alterazioni del ritmo cardiaco
aumento del ritmo
sanguinamento
sbiancamento
sciolta
snellimento
senso di soffocamento
spossatezza
stanchezza
stipsi
stitichezza
sangue dallo stomaco
sudorazione
sudorazione notturna
sudori freddi
tachicardia
innalzamento della temperatura
traspirazione
tumefazione
tumidezza
dolore al ventre
flusso di ventre
gonfiore al ventre
sangue nel vomito

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