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Gestosi del terzo trimestre di gravidanza

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Malattie ginecologiche


Gestosi del terzo trimestre di gravidanza

Sintomi
I tre sintomi caratteristici della gestosi tardiva (che possono comparire isolatamente o associati tra loro) sono: edemi; soprattutto a livello di malleoli, regione sovrapubica, palpebre, dita e regione presacrale, arti inferiori; ipertensione arteriosa; proteinuria, con possibile alterazione della funzione renale.
A questi, che sono i più tipici, si possono aggiungere: ingrassamento superiore a quello normale in gravidanza, albuminuria e altre complicazioni gravi come la preeclampsia, quando compaiono disturbi soggettivi (cefalea, disturbi visivi tipo scotomi e fosfeni, vomito, dolore addominale e agitazione psicomotoria), l’eclampsia convulsiva, nel corso della quale si verificano attacchi convulsivi seguiti da perdita di coscienza, e il distacco intempestivo della placenta.
Nei casi più gravi si può arrivare a uno stato eclamptico, caratterizzato dalla ripetizione continua degli attacchi, che può essere letale.

Cause
L’eziologia non è nota, ma sono stati riconosciuti alcuni fattori scatenanti: squilibri dietetici (dieta ricca di sali, di grassi o di proteine); obesità; ipertensione arteriosa preesistente alla gravidanza; fattori ormonali; disagiate condizioni socio-economiche; predisposizione familiare; clima freddo-umido e autoimmunità.

Terapia consigliata
Nel caso della gestosi iniziale, la prognosi è buona per la madre e riservata per il feto. Oltre alla profilassi generale (controlli ripetuti del peso e della pressione arteriosa e periodici esami delle urine nel corso del terzo trimestre), la terapia della gestosi sintomatica prevede: riposo prolungato a letto in decubito laterale; rilassamento mentale (bisogna evitare traumi ed eccessive sollecitazioni psico-emotive e sensoriali); dieta con restrizione sodica e aumento calorico (dieta iperproteica, normoglicidica e fortemente ipolipidica); terapia antipertensiva.
In caso di preeclampsia, il ricovero ospedaliero è d’obbligo, con l’adozione delle misure terapeutiche più idonee a prevenire il peggioramento del quadro clinico; la prognosi fetale è peggiore che nel caso precedente, ma nella maggioranza dei casi la gravidanza evolve positivamente. In caso di eclampsia conclamata, invece, sono gravi sia la prognosi materna sia quella fetale e solo il ricovero in strutture adeguatamente attrezzate e preparate consente l’esecuzione delle manovre farmacologiche e strumentali atte a salvaguardare la salute di entrambi e ad affrontare l’eventualità di un parto precoce.
Riguardo all’induzione del travaglio, se la crescita del feto procede correttamente è conveniente prolungare la gravidanza fino alla 36? settimana, con espletamento di parto naturale; nel caso vi sia grave sofferenza fetale o materna, si ricorre al parto cesareo, anche prima della 36? settimana.

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