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Aneurisma Aortico Addominale

COLLEGAMENTI

Aneurisma Aortico Addominale

La malattia è anche conosciuta come:
aneurisma dell’aorta addominale


Dilatazione permanente dell’aorta addominale, prevalentemente del tratto sottorenale.
Le cause sono legate in particolare all’aterosclerosi, che va ad alterare la parete arteriosa aortica. A ogni spinta pressoria l’aorta quindi si dilata, fino alla rottura. Questa patologia è molto pericolosa e può essere fatale.
Categoria: Malattie cardiovascolari
Sigla: AAA

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Che cos’è – Aneurisma Aortico Addominale


Che cos’è l’Aneurisma Aortico Addominale

L’Aneurisma Aortico Addominale (AAA) è una malattia molto diffusa e rappresenta la dodicesima causa di morte in Occidente; in Europa colpisce oltre 700.000 persone, con circa 220.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. In Italia ogni anno 6.000 persone muoiono per la rottura di un aneurisma dell’aorta addominale.
L’aneurisma è una dilatazione localizzata permanentemente dell’arteria (nel caso specifico dell’aorta addominale), che ne indebolisce la struttura. Di questo tratto dell’aorta, la parte più frequentemente interessata alla formazione di un aneurisma è quella sottorenale.
Le cause che possono determinarlo sono essenzialmente legate all’aterosclerosi, patologia che comporta un’alterazione strutturale della parete arteriosa stessa, che perde la sua elasticità e quindi la capacità di mantenersi indeformabile sotto gli stimoli della pressione.
A ogni spinta pressoria, dunque, l’aorta si dilata, innescando un processo irreversibile: l’evoluzione naturale di un aneurisma è quella di andare incontro a una dilatazione progressiva, fino ad arrivare alla rottura.

La rottura rappresenta un’evenienza drammatica. Può avvenire con una iniziale fissurazione, cioè una piccola lacerazione incompleta della parete aortica che successivamente può sfociare in una rottura vera e propria. Altre volte può manifestarsi fin dall’esordio con una rottura dell’aorta in addome, che causa un’emorragia frequentemente mortale (circa l’80% dei pazienti muore prima di arrivare in ospedale). Un’alta percentuale di coloro che sono sottoposti a un intervento chirurgico d’urgenza per la rottura di un aneurisma addominale va incontro a complicanze anche severe (la mortalità è del 50%). Per questo è importante diagnosticare precocemente la malattia, per intervenire prima della fase acuta.

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Prevenzione – Aneurisma Aortico Addominale


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Progetto di Prevenzione per l’Aneurisma Aortico Addominale

La maggior parte degli aneurismi dell’aorta addominale viene diagnosticata incidentalmente durante esami ecografici o radiografici addominali.
«È per questo indispensabile promuovere iniziative strutturate di monitoraggio, in particolar modo sulla popolazione a rischio, per evitare possibili esiti fatali della malattia», ha affermato Maurizio Puttini, Presidente SICVE.

L’efficacia dello screening per ridurre la mortalità è dimostrata da diversi studi clinici: nel Regno Unito il Multicenter Aneurysm Screening Study (MASS) ha documentato una riduzione della mortalità per aneurisma del 44% dopo quattro anni e la previsione di un numero crescente di morti evitate nel lungo termine. Altre pubblicazioni hanno poi dimostrato un rapporto costo/beneficio dello screening per aneurisma più vantaggioso rispetto a quelli per altre patologie dell’età adulta. Il costo per morti evitate all’anno è pari a un terzo di quello relativo al cancro del polmone e del colon-retto.

«In questo contesto si inserisce il Progetto di Prevenzione per l’Aneurisma Aortico Addominale promosso dalla SICVE in collaborazione con i principali centri di chirurgia vascolare su tutto il territorio nazionale che, da gennaio 2010, offrirà la possibilità alla popolazione italiana tra i 65 e gli 80 anni (fascia di età in cui si riscontra la maggior incidenza della patologia) di effettuare visite specialistiche gratuite, durante le quali verrà effettuato un esame ecografico per valutare il diametro dell’aorta addominale e individuare l’eventuale presenza di un aneurisma. Poi, si passerà al monitoraggio e al trattamento, quando necessario. Ci aspettiamo anche di ottenere dati sull’incidenza della patologia aneurismatica in una popolazione a rischio e soprattutto di riconoscere precocemente la lesione, mettendo in atto le contromisure necessarie per ogni singolo paziente».

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Sintomi – Aneurisma Aortico Addominale


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Aneurisma Aortico Addominale: il silent killer

L’Aneurisma Aortico Addominale è molto diffuso in Europa e la sua incidenza è stimata tra il 4% e l’8% negli uomini e tra lo 0,5% e l’1% nelle donne con più di 60 anni. L’appartenenza al sesso maschile costituisce, infatti, uno dei fattori di rischio.
Tra gli altri fattori di rischio vi è innanzitutto l’esistenza nella propria storia personale e familiare di elementi che possano indurre una malattia aterosclerotica. A rischio sono anche i fumatori, gli ipertesi, coloro che hanno subito un infarto del miocardio o problemi di ordine vascolare in altri distretti (come stenosi delle carotidi o disturbi agli arti inferiori), pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. Anche l’invecchiamento e alcune malattie infettive possono avere un ruolo chiave.

L’aneurisma dell’aorta addominale decorre, quasi sempre, in modo occulto fino alla diagnosi occasionale o alla manifestazione clinica delle complicazioni. Proprio per questo suo essere nella maggior parte dei casi asintomatico, viene definito un silent killer, difficile da scovare e fermare.
Allo stato attuale infatti, la maggior parte degli aneurismi dell’aorta addominale viene diagnosticata incidentalmente durante esami ecografici o radiografici addominali.

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Diagnosi – Aneurisma Aortico Addominale


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AAA: come si effettua la diagnosi?

Come gran parte delle malattie vascolari, l’aneurisma aortico addominale non ha una specifica sintomatologia. Finché si mantiene entro diametri contenuti e non ci sono segni di fissurazione della parete, l’aneurisma può essere anche totalmente asintomatico. A volte si accompagna a dolori dorso-lombari o addominali, dovuti alla compressione esercitata dall’aneurisma sui corpi vertebrali e sulle radici nervose, non distinguibili, però, da dolori in queste sedi legati ad altre problematiche.
L’aneurisma però è decisamente pericoloso per cui risulta molto importante poter evidenziare precocemente questa condizione clinica, al fine di programmare un percorso terapeutico appropriato.

Gli esami per diagnosticare la patologia sono molto semplici e non invasivi: l’ecografia addominale e l’ecocolor-doppler arterioso addominale. Entrambe le metodiche consentono di rilevare la dilatazione dell’aorta, di localizzare esattamente la sede dell’aneurisma e di misurare i diametri dell’aorta stessa.

Nel caso di riscontro di un aneurisma, l’esame necessario per confermare la diagnosi, per avere una misurazione più precisa del diametro e per studiarne la forma è la Tac con mezzo di contrasto.
Queste indagini forniscono tutti i dati necessari per impostare il trattamento adeguato: un intervento chirurgico tradizionale o un trattamento endovascolare, metodica recente e meno invasiva. La scelta tra le due procedure deve essere attentamente valutata dallo specialista. Le due metodiche infatti non sono sovrapponibili e non sono utilizzabili alternativamente per tutti i pazienti.

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Chirurgia – Aneurisma Aortico Addominale


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AAA: l’intervento chirurgico tradizionale

Quando il diametro dell’arteria dilatata è sopra i livelli di guardia (generalmente superiore ai 5,5 cm di diametro trasversale; più basso per le donne, i fumatori, i bronchitici cronici e i pazienti con familiarità per rottura dell’aneurisma), l’intervento chirurgico rappresenta il trattamento d’elezione.

Il trattamento chirurgico tradizionale vanta svariati decenni di esperienza e si basa su una tecnica standardizzata e condivisa. Questo tipo di intervento prevede un’ampia esposizione dell’addome, quindi, una grande incisione che parte sotto lo sterno e finisce sopra il pube.
L’aorta viene clampata, cioè chiusa utilizzando pinze specifiche. La sacca aneurismatica viene aperta in senso longitudinale e, al suo interno, il tratto di aorta malato viene sostituito con una protesi tubolare di polipropilene. La tecnica è molto invasiva e in tanti pazienti ha diverse controindicazioni.

Il decorso post-operatorio dura generalmente dagli otto ai dieci giorni e il paziente viene dimesso per una convalescenza di circa 20-30 giorni. Dopo l’intervento sono necessari controlli a distanza, eseguibili con ecografia ed ecocolor- doppler.
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AAA: l’intervento chirurgico endovascolare

Questa tecnica è stata introdotta nei primi anni Novanta e nel corso degli ultimi anni ha visto l’utilizzo di strumenti e dispositivi tecnologicamente sempre più avanzati e in continua evoluzione. Utilizza come accesso l’arteria femorale attraverso la quale si introduce un catetere. Sotto controllo radiografico si verifica il corretto ingresso del catetere che viene fatto risalire fino alla sede dell’aneurisma, dove viene aperta la protesi endovascolare, dotata di uno scheletro metallico, che si aggancia all’aorta.

L’intervento è eseguito generalmente in anestesia locale o spinale e il paziente si alimenta normalmente già dal giorno successivo l’intervento. La degenza è generalmente di 48 ore e la convalescenza molto più rapida rispetto all’intervento tradizionale.
I controlli successivi all’intervento sono costituiti da indagini molto ravvicinate nel tempo, per verificare il corretto posizionamento della protesi.

La chirurgia endovascolare offre vantaggi significativi nei confronti della tecnica tradizionale a cielo aperto che si possono riassumere in: minor invasività e sanguinamento durante l’intervento, degenza più breve, nessun ricorso alla terapia intensiva e recupero post operatorio più rapido.

Come spiega Carlo Setacci, Vice Presidente SICVE: «Se fino a dieci anni fa l’unica opzione terapeutica proponibile al paziente con aneurisma dell’aorta addominale era rappresentata dall’intervento chirurgico tradizionale di endoaneurismectomia e innesto protesico, con l’avvento delle metodiche endovascolari e minivasive è oggi possibile disporre di numerose alternative terapeutiche e personalizzare il trattamento sulla base del quadro clinico del paziente e delle caratteristiche della lesione aneurismatica.

Questo ha permesso di ampliare l’indicazione al trattamento nei confronti di pazienti a elevato rischio chirurgico, come i soggetti anziani, o con controindicazioni assolute per condizioni cliniche incompatibili con l’intervento. Tuttavia, in particolari situazioni, nel corso di un intervento endovascolare possono subentrare complicanze che richiedono l’immediato passaggio alla chirurgia tradizionale a cielo aperto. Il chirurgo vascolare è l’unico specialista in grado di eseguire entrambe le tecniche chirurgiche».

Maurizio Puttini, Presidente SICVE spiega che «L’utilizzo della tecnica endovascolare deve essere, tuttavia, valutata attentamente dal chirurgo vascolare in base alle caratteriste del paziente, anche se l’evoluzione tecnologica sta cercando di ovviare anche a queste limitazioni».


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Glossario per Aneurisma Aortico Addominale – Enciclopedia medica Sanihelp.it


 – Aorta

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 – Screening


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