pianta erbacea perenne dalle vaste virtù terapeutiche, come indica anche la sua etimologia latina, coeli donum: i medici romani infatti ritenevano questa pianta un vero dono del cielo.
Si riconosce facilmente perché spezzandone un rametto fuoriesce un lattice di colore giallo rossastro. Ed è proprio questo lattice a essere usato per applicazioni esterne: è utile per bruciare verruche e calli. Fusti e foglie essiccate invece vengono usati nella medicina popolare per pediluvi utili a riattivare la circolazione.
Tutte le parti della pianta e specialmente le radici risultano tossiche per il loro contenuto in alcaloidi, il principale dei quali è la chelidonina.
Dopo ingestione i sintomi generali consistono in bruciore della cavità orale e della gola, dolori addominali, vomito, diarrea, perdita di coscienza, coma.
Dopo contatto con il lattice secreto dai fusti spezzati è frequente la comparsa di dermatitistomatiti anche gravi e gastroenteriti emorragiche possono invece conseguire all’ingestione delle radici o di altre parti della pianta.