Anchilostomiasi
La malattia è anche conosciuta come:
anemia dei minatori, infezione da verme a uncino, uncinarosi
Infezione diffusa prevalentemente nei paesi tropicali dal clima caldo-umido, è causata da due parassiti, l’Ancylostoma duodenale e il Nacator americanus.
Categoria: Malattie infettive
Che cos’è – Anchilostomiasi
Due parassiti sono i responsabili
Infezione diffusa prevalentemente nei paesi tropicali dal clima caldo-umido, è causata da due parassiti, l’Ancylostoma duodenale e il Nacator americanus, che vivono nell’intestino tenue dell’ospite, solitamente un mammifero come un gatto, un cane o un essere umano. L’Ancylostoma duodenale è più diffuso in Medio Oriente, Nord Africa, India e, un tempo, in Europa mentre il Nacator americanus vive prevalentemente nel continente americano, nell’Africa Sub Sahariana, nel Sud Est asiatico, in Cina e in Indonesia.
In Europa il parassita è praticamente scomparso, ma si calcola che in tutto il mondo più di 740 milioni di persone soffrano attualmente di anchilostomiasi. La più grave complicanza dell’infezione è l’anemia, seguita dall’abbassamento dei valori di ferro all’interno del sangue, problematiche causate dalla suzione del sangue da parte dei vermi che si attaccano alle pareti dell’intestino dell’ospite. Se presente durante la gravidanza, l’infezione può passare al feto causando gravi problemi cognitivi, problemi nel corso della gravidanza che possono portare a nascite premature.
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Prevenzione – Anchilostomiasi
Sintomi spesso assenti e difficili da individuare
Si tratta di una patologia che solitamente non presenta sintomi specifici e il cui decorso prevede un progressivo aumento dell’infiammazione intestinale, anemia e abbassamento dei valori dei ferro nel sangue. L’invasione delle larve può dare luogo a prurito intenso, solitamente localizzato su gambe e piedi, che può essere seguito da lesioni somiglianti a punture di insetti che danno luogo a vesciche e che possono durare anche più di una settimana. Le larve penetrano nel corpo creando dei microscopici tunnel fra lo strato corneo e quello germinativo della cute, e questa azione può dar luogo a vesciche ed eruzioni cutanee.
Tosse, dolori al petto, respiro affannoso e febbre sono sintomi talora riscontrati in soggetti esposti ad una grande quantità di larve. Nelle fasi iniziali della patologia si riscontrano a volte dolori gastrici, nausea, vomito, stitichezza e diarrea tuttavia questi sintomi tendono a migliorare col tempo mentre nelle fasi avanzate sono comuni anemia, deperimento fisico e insufficienza cardiocircolatoria. Il parassita si sistema poi nell’intestino dove inizia a succhiare il sangue dell’ospite danneggiando gravemente la mucosa intestinale, ma, tuttavia, la perdita di sangue in un primo momento può non essere rilevata.
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Sintomi – Anchilostomiasi
Poche norme igieniche possono essere sufficienti
Le larve infettive si sviluppano e prosperano in ambienti sporchi e umidi, in particolare nella sabbia e nel terreno argilloso. Per evitare di incorrere in questa parassitosi è sufficiente seguire alcune semplici regole igieniche: non defecare in luoghi diversi dai servizi igienici; non utilizzare escrementi umani o acque di scarico non trattate come concimi e fertilizzanti; non camminare a piedi nudi su terreni che non si conoscono e che potenzialmente potrebbero ospitare il parassita.
Benché la parassitosi non sia una diretta causa di morte, è necessario prevenirla e, nel caso, curarla in quanto soprattutto nei bambini può causare gravi deficit cognitivi e ritardi mentali. Nel 2001 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato a tal fine una risoluzione che chiedeva agli stati membri di diffondere regolarmente un vermifugo nel 75% almeno delle scuole situate in paesi a rischio, ma i risultati di questa azione sono stati scarsi e solo 9 su 130 paesi a rischio sono stati in grado di rispettare la soglia minima del 75%.
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Diagnosi – Anchilostomiasi
Fondamentale la ricerca delle uova, ma difficile da eseguire
La diagnosi si basa principalmente sulla ricerca delle uova dei parassiti attraverso l’esame delle feci al microscopio anche se questo metodo sfortunatamente non è applicabile nelle fasi iniziali dell’infezione. Le uova di Ancylostoma e Necator, inoltre, sono indistinguibili e per una sicura identificazione è necessario coltivarle in laboratorio fino alla schiusa. Le uova presenti hanno dimensioni di circa 50 x 20 micron e in media a 50 uova per grammo di feci corrisponde un verme adulto nell’intestino.
È possibile invece distinguere le larve delle due specie, ma si tratta però di un esame eseguito prevalentemente per scopi di ricerca e non in fase di diagnosi dell’infezione. È raro riuscire ad identificare i vermi adulti, se non attraverso esami chirurgici e endoscopici, ma anche in questo caso la classificazione certa può essere eseguita solo in base alla lunghezza della cavità buccale, cioè lo spazio fra l’apertura orale e l’esofago.
Recentemente si sono messi a punto metodi diagnostici basati sul DNA con lo scopo di individuare in modo chiaro e inequivocabile la specie di parassita responsabile, esami di questo tipo permettono inoltre anche di verificare la variabilità genetica all’interno delle popolazioni di nematodi.
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Cura e Terapia – Anchilostomiasi
Per sconfiggere i parassiti indispensabili i vermicidi
La terapia oggi si avvale dell'impiego di benzimidazolici, farmaci vermicidi, i più utilizzati sono il pirantel pamoato e il mebendazolo. Il mebendazolo in particolare si lega specificamente alla tubulina cellulare nell’intestino dei parassiti e causa modifiche degenerative strutturali nell’intestino innescando un processo che porta al blocco dell’assorbimento del glucosio da parte dei parassiti con uno sconvolgimento delle loro funzioni digestive che dà l’avvio al processo di auto distruzione delle cellule. Il pirantel pamoato provoca invece il blocco neuro muscolare e la paralisi dei vermi determinandone l'espulsione.
Nel trattamento dei parassiti occorre considerare la possibilità di una recidiva dell’infezione e della resistenza ai trattamenti, è stato dimostrato infatti che il rischio di una ricaduta è molto consistente, secondo alcuni studi infatti la percentuale di re-infezione a distanza di 30-36 mesi può arrivare anche all’80%. È quindi consigliabile eseguire trattamenti regolari per evitare il rischio di cronicità.
La resistenza ai medicinali si registra di solito durante trattamenti applicati al bestiame, nel caso di cure applicate agli esseri umani le possibilità di fallimento sono limitate dai tempi più lunghi, dal trattamento mirato e dalla frequenza minore. Tuttavia per evitare lo sviluppo di questo tipo di complicazione, sono in studio nuovi farmaci antielmintici di maggiore efficacia.
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Glossario per Anchilostomiasi – Enciclopedia medica Sanihelp.it
Tag cloud – Riepilogo dei sintomi frequenti
affaticabilità
astenia
brulichio
repulsione per il cibo
conato
arrossamento della cute
debolezza
disturbi della defecazione
diarrea
dissenteria
ematemesi
eritema
esauribilità
disturbi della evacuazione
mancanza delle forze
tendenza a grattarsi
irritazione
nausea
dolore alla pancia
arrossamento della pelle
pizzicore
prurito
rigetto
rigurgito
sciolta
spossatezza
stanchezza
vellichio
dolore al ventre
flusso di ventre
voltastomaco
vomito
sangue nel vomito
sensazione di vomito