Stomatite aftosa
La malattia è anche conosciuta come:
afte, stomatiti, afta, afte, lesione vescicolare della mucosa orale, stomatiti, ulcera della cavit? orale
Le afte sono tra le problematiche più dolorose a carico della bocca. Quando diventano un fenomeno ricorrente, si parla di stomatite aftosa ricorrente, un disturbo tanto fastidioso quanto sottovalutato. E dalle cause ancora poco note
Categoria: Malattie odontoiatriche
Che cos’è – Stomatite aftosa
Afta, che dolore!
L’integrità della mucosa orale, cioè della membrana che riveste la bocca, è indispensabile per le molteplici funzioni da essa svolta. Ogni danno della mucosa orale comporta una soluzione di continuità della mucosa stessa in cui l’epitelio di rivestimento viene distrutto lasciando così esposto il tessuto connettivo sottostante.
Lesioni di piccola entità possono essere definite erosioni, mentre quelle più profonde rappresentano vere e proprie ulcere.
Per quanto l’epitelio di rivestimento della mucosa orale abbia significative capacità rigenerative (il turnover cellulare fisiologico è di circa 14 giorni), l’esposizione del tessuto connettivo comporta una infiammazione locale con attivazione delle terminazioni nervose per stimoli chimici, meccanici e termici.
Questo fatto sta alla base della sintomatologia dolorosa che accompagna le ulcere del cavo orale.
La più frequente di queste lesioni è l’afta. Si tratta di una condizione infiammatoria caratterizzata dalla comparsa di lesioni ulcerose all’interno della cavità orale, che possono rendere difficile e doloroso alimentarsi, parlare, inghiottire del cavo orale. Se ne può presentare una sola o più di una contemporaneamente.
Si parla di afte ricorrenti quando le lesioni hanno carattere recidivante cronico. In questo caso, il problema può dare origine della malattia della mucosa orale definita stomatite aftosa.
Stomatite aftosa, che cos’è?
La stomatite aftosa è la più diffusa patologia della mucosa orale: interessa fino al 50 per cento della popolazione e riguarda persone di tutte le età, dai bambini agli anziani.
Che cosa esattamente la determini non è noto, ma i fattori di rischio e le cause predisponenti fino ad oggi identificati sono numerosi:
• stress e traumi (interventi dentistici, protesi o apparecchi ortodontici, oggetti o alimenti appuntiti)
• batteri, funghi o virus
• malattie cutanee o reumatiche
• malattie gastrointestinali (celiachia, colite ulcerosa e morbo di Crohn)
• allergie e carenze alimentari (avitaminosi)
• determinati farmaci (citotossici e chemioterapici)
• Alcune cure mediche (soprattutto radioterapia)
• Squilibri ormonali
• Predisposizione ereditaria legata ad alcuni antigeni di istocompatibilità
«Le ulcere di natura traumatica sono le più frequenti, ma sono usualmente occasionali – spiega Andrea Casasco, direttore sanitario del Centro Diagnostico Italiano e professore ordinario di istologia all’Università di Pavia. – Viceversa, le forme idiopatiche di stomatite aftosa ricorrente non soltanto colpiscono fino al 20% della popolazione, ma sono ricorrenti, ossia recidivano frequentemente nel corso della vita della persona, determinando ogni volta una situazione di pesante disagio doloroso».
Sulla base delle caratteristiche cliniche, vengono identificate tre tipi di ulcere che possono essere alla base della stomatite aftosa: le ulcere aftose minor, le ulcere aftose maior e le ulcere erpetiformi. Nella forma minor, le ulcere sono di diametro minore al centimetro, sono di numero massimo di 3-5 e guariscono in 7-14 giorni; nella forma major, le ulcere sono di diametro frequentemente superiore al centimetro, possono essere una decina e guariscono dopo circa un mese, talora con cicatrizzazione; nella forma erpetiforme, infine, le ulcere sono molto numerose (fino a 100), di piccole dimensioni (1-2 mm) e regrediscono in 7-14 giorni.
Stomatite aftosa, quali cause?
La stomatite afosa, nota anche come Sar (stomatite afosa ricorrente), è una patologia tanto diffusa quanto sottovalutata. Anche la sua etiologia resta in buona parte sconosciuta
«L’etiologia della stomatite aftosa ricorrente – spiega Andrea Casasco, specialista in odontoiatria – è ben lontana dall’essere stata chiarita. Numerosi fattori, locali e sistemici, sono stati chiamati in causa e probabilmente giocano un ruolo sinergico nell’insorgenza della malattia. Dal punto di vista patogenetico, l’ipotesi più accreditata è che il ruolo fondamentale sia giocato da meccanismi immunologici. Infatti, nelle prime fasi di sviluppo delle lesioni aftose si è osservata una attività citotossica cellulare anticorpo-dipendente (ADCC), successivamente una mportante attivazione della componente T-linfocitaria che sviluppa una
reazione nei confronti di antigeni cheratinocitari. Un ruolo citotossico importante sembra da attribuire alla citochina tumor necrosis factor che viene liberata in grandi quantità dai linfociti del pazienti affetti da SAR».
La stomatite aftosa ricorrente usualmente esordisce entro le prime tre decadi di vita, ed è più frequente nel sesso femminile.
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Diagnosi – Stomatite aftosa
La diagnosi di Sar
La classificazione più razionale delle ulcerazioni del cavo orale può essere fatta su base etiologica. Si possono così distinguere ulcerazioni di natura traumatica, infettiva, idiopatiche, associate a malattie sistemiche, associate a malattie dermatologiche e infine ulcerazioni di natura neoplastica.
La diagnosi differenziale delle ulcere del cavo orale è pertanto un argomento molto delicato, non soltanto per quanto riguarda la salute del cavo orale in sé, ma in generale di tutto l’individuo.
Molto spesso, infatti, piccole ulcere trascurate possono nascondere anche una lesione maligna che potrà diffondersi in altre regioni del corpo, così come le ulcerazioni del cavo orale possono essere associate a patologie sistemiche o cutanee, più o meno gravi, come la sindrome di Behcet, sindromi da immunodeficienza, malattie ematologiche, penfigo, morbo celiaco o malattie infiammatorie croniche dell’intestino.
«Usualmente – dice Andrea Casasco, direttore sanitario del Centro Diagnostico Italiano di Milano – lo specialista stomatologo, in base all’anamnesi, all’esame clinico, agli accertamenti ematochimici ed una eventuale biopsia, arriva autonomamente alla definizione della diagnosi, ma talvolta può richiedere la consulenza di un medico internista o dermatologo per escludere che esistano patologie sistemiche concomitanti. È importante comunque precisare che la stragrande maggioranza delle ulcere del cavo orale che si osservano nella popolazione sono lesioni del tutto benigne, che rappresentano un problema strettamente locale senza significative implicazioni per la salute generale della persona».
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Erpes o Sar? Le domande più frequenti
1. Qual è la differenza tra un’afta e un herpes labialis?
L’herpes labialis ha una etiologia virale (si tratta di virus a DNA del tipo Herpes Simplex) e pertanto, a differenza della SAR, può essere contagiosa. Dal punto di vista clinico, le ulcere dell’herpes, di solito di piccole dimensioni, sono sempre precedute dalla comparsa di sintomi come il prurito e dalla presenza di piccole vescicole. Si tratta infatti di una patologia di tipo vescicoloso e non primariamente ulcerativa. Infine, il decorso clinico della patologia erpetica beneficia di farmaci antivirali, come l’aciclovir, a differenza della SAR.
2. Esistono cibi irritanti o comportamenti di igiene orale sbagliati che possono favorire le afte?
Non è stata definita chiaramente una correlazione fra cibi e comparsa della SAR. Tuttavia, alcuni pazienti affetti da SAR hanno una intolleranza per alcuni alimenti (per esempio cibi piccanti) e i fenomeni di intolleranza possono scatenare l’insorgenza delle afte.
Per quanto riguarda l’igiene orale, non sembra esservi un nesso, mentre stress di tipo meccanico (come interventi odontoiatrici oppure la presenza di apparecchi ortodontici) favoriscono l’insorgenza delle afte proprio nella zona traumatizzata.
3. Esistono comportamenti o accorgimenti che aiutano a prevenire i fenomeni di insorgenza delle afte?
E’ difficile definire una vera prevenzione poiché l’etiologia non è nota. Tuttavia nei casi in cui la SAR sia associata a patologie sistemiche, come allergie, intolleranze, carenze vitaminiche e malattie gastrointestinali, il controllo di queste situazioni riduce certamente l’insorgenza della patologia aftosa.
4. Il fattore ereditario è importante per l’insorgenza delle afte?
E’ stata osservata un’anamnesi familiare positiva in più del 45% dei pazienti, ma i tipi di trasmissione ereditaria non sono chiari. Alcuni antigeni di istocompatibilità come l’HLA-B51 sono frequentemente, ma non costantemente, espressi nei pazienti con SAR, suggerendo una possibile associazione con specifici aplotipi.
La stomatite afosa nei bambini
Come abbiamo visto in precedenza, la stomatite afosa ricorrente colpisce a qualsiasi fascia d’età, compresa quella pediatrica. I bambini sviluppano più frequentemente l’afta orale minor, tra il quinto e decimo anno di vita.
«Nei bambini – spiega la pediatra Silvia Gaja – la condizione predisponente, oltre a quella genetica, è il traumatismo locale, vale a dire iniezioni, cibi pungenti e trattamenti dentali od ortodontici. Lo stress sia fisico che mentale possono, inoltre, accelerarne la comparsa».
La stomatite afosa in età infantile si caratterizza da lesioni di pochi millimetri in numero variabile, e interessa soprattutto la mucosa interna delle guance e delle labbra, la lingua, il palato molle e l’orofaringe.
Le afte non sono mai sanguinanti, e possono presentarsi ripetutamente sulle medesime localizzazioni.
Il decorso è intenso, ma generalmente le ulcerazioni tendono a guarire spontaneamente nell’arco di una decina di giorni. La comparsa dell’afta è quasi sempre preceduta da sintomi prodomici, come i pizzicori, che interessano la regione dove poi compariranno gli elementi ulcerativi.
L’afta inizia con una piccola lesione rotondeggiante, lievemente edematosa e, successivamente, si trasforma in una piccola vescicola di pochi millimetri che si rompe rapidamente. Dopo 24-48 ore compare una piccola erosione, di colorito chiaro, dai margini intensamente arrossati.
Le afte possono risolversi spontaneamente in questa fase e regredire (forme abortive), oppure evolversi in stadio ulcerativo.
A quel punto la lesione è dolente e fastidiosa, e il contatto con cibi caldi, piccanti, salati o acidi determina un’intensa sensazione di bruciore, tale da condizionare l’alimentazione del piccolo paziente.
Può, in taluni casi, ostacolare la parola e il dissetarsi.
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Cura e Terapia – Stomatite aftosa
Sar, la terapia fino ad oggi
Per parlare di terapia della stomatite afosa ricorrente, occorre fare una premessa importante: poiché non sono chiarite le cause dell’afta, non è possibile disporre di una cura definitiva.
L’approccio terapeutico deve, quindi, tenere conto in primo luogo della sintomatologia ed immediatamente dopo delle potenziali complicanze.
Per questo motivo le strategie terapeutiche si indirizzano verso molte strade diverse, spesso anche contraddittorie.
«Il controllo dell’infiammazione risulta essere l’approccio terapeutico più comune – spiega Robin Alan Seymour, direttore della scuola di scienze dentali dell’Università di Newcastle, in Inghilterra – Essa consiste nell’uso di farmaci corticosteroidi che, applicati per via topica o per via sistemica, aiutano ad alleviare la sintomatologia in modo aspecifico, senza influire sul decorso della malattia. Un altro approccio prevede l’uso di anestetici locali come lidocaina e benzocaina per inibire il dolore delle lesioni – continua l’esperto – mentre il trattamento con colluttori ad attività antibatterica o gli sciacqui con antibiotici come la tetraciclina sono indicati per prevenire sovrainfezioni dovute all’esposizione del connettivo scoperto a tutti gli agenti, tossici ed infettivi, presenti nella cavità orale. Sul principio opposto si basa invece l’uso di prodotti in grado di rimuovere le scorie che si depositano sulla ferita ritardandone la guarigione. Si tratta in genere di colluttori a base di perossidi, perborato o altri agenti ossidanti».
La lista delle terapie proposte è ancora lunga, e comprende farmaci come l’aciclovir, l’amlexanox, il dapsone, il sucralfato, le gamma-globuline, l’interferon, la talidomide e molti altri ancora. Esistono infine anche rimedi omeopatici o naturali, come gli estratti di aloe, ma presentano evidenze cliniche scarse o insufficienti.
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Un nuovo approccio alla Sar
Sebbene il suo uso fosse noto da tempo in medicina e le sue proprietà biologiche siano documentate da centinaia di studi scientifici, solo recentemente si è fatto strada nell’ambito delle patologie orali un nuovo prodotto, l’acido ialuronico (HA).
Le sue caratteristiche biologiche lo rendono unico: si tratta, infatti, di un glicosaminoglicano, cioè di uno zucchero complesso, ben rappresentato nell’organismo umano, dove svolge un ruolo indispensabile nel mantenimento del corretto quantitativo di acqua presente nella matrice intercellulare.
La sua presenza nei tessuti favorisce un microambiente intorno alle cellule in grado di garantire loro nutrimento e protezione. Inoltre, la sua struttura polimerica gli consente di essere presente in catene di diverso peso molecolare, cioè di diversa lunghezza, cui corrispondono anche proprietà biologiche differenti.
Anche al di fuori di un organismo vivente, le caratteristiche fisiche dell’acido ialuronico (si presenta come un gel ed è in grado di assorbire molta più acqua dall’ambiente di quanto sia il suo stesso peso) gli garantiscono proprietà di adesione e di barriera importanti. In più, un numero sempre maggiore di studi preclinici e clinici evidenziava la capacità dell’HA esogeno di favorire il processo naturale di ricostituzione dei tessuti lesi, ad esempio dopo un intervento o un trauma.
È stato così avviato, presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università di Newcastle, uno studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco, che ha visto la partecipazione di 120 pazienti con afta ricorrente in fase acuta, volto a studiare l’efficacia di una formulazione allo 0,2% di acido ialuronico ad alto peso molecolare.
I risultati hanno evidenziato un’efficacia immediata sulla sintomatologia dolorosa, dovuta quasi certamente all’effetto barriera del preparato. Però il confronto con il gruppo trattato con placebo ha evidenziato, dopo sei giorni di trattamento, un numero di ulcere inferiori nei pazienti trattati con HA, come pure una riduzione della frequenza di nuove ulcere.
Questi dati permettono di concludere che il trattamento con acido ialuronico rappresenta un nuovo e diverso approccio alla malattia, che abbina effetto tissutale ed effetto barriera utilizzando un prodotto identico a quello già presente nell’area lesa.
Le caratteristiche di prodotto naturale ad attività biomimetica ne garantiscono inoltre un’assoluta tollerabilità anche in condizioni critiche, come negli stati di gravidanza e nei bambini.
L’acido ialuronico è la nuova arma contro le afte
Una vera e propria conquista nella terapia della stomatite aftosa ricorrente. È stato presentato oggi a Milano un nuovo prodotto, brevettato da Bracco, contenente acido ialuronico ad elevato potere molecolare, identico a quello fisiologico presente nella mucosa orale.
Ciò consente al prodotto, disponibile da oggi in farmacia senza prescrizione medica, di offrire un sollievo immediato e duraturo dal dolore, di promuovere la ricostruzione dei tessuti e di ridurre il numero e la durata delle lesioni aftose.
La stomatite aftosa, che colpisce a tutte le età, interessa fino al 50% della popolazione, e può presentare forme ricorrenti che determinano in chi ne è affetto una situazione di pesante disagio.
Essendo tuttora sconosciuta la sua precisa etiologia, le cure, fino ad oggi, si sono basate sull’impiego di corticosteroidi per via locale, di colluttori antibatterici e di estratti di aloe, ma i risultati di queste terapie hanno ovviato solo in parte bal problema.
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Glossario per Stomatite aftosa – Enciclopedia medica Sanihelp.it
Farmaci
– AFTAB*10CPR ADESIVE BUCC.0,025
– AFTAB*10CPR ADESIVE BUCC.0,025
– ANTALOR*COLLUT FL 200ML 0,1%
– ANTALOR*COLLUT FL 200ML 0,1%
– AUREOMIX*COLL FL 6ML+FL 8ML+C
– AUREOMIX*COLL FL 6ML+FL 8ML+C
– BENACTIV GOLA*16PASTL ARAN S/Z
– BENACTIV GOLA*16PASTL ARAN S/Z
– BENACTIV GOLA*16PASTL LIM MIEL
– BENACTIV GOLA*16PASTL LIM MIEL
– BENACTIV GOLA*COLLUT 160ML 2,5
– BENACTIV GOLA*COLLUT 160ML 2,5
– BENACTIV GOLA*SPRAY 15ML 0,25%
– BENACTIV GOLA*SPRAY 15ML 0,25%
– BIOARSCOLLOID*PASTA DENT 100G
– CORTIARSCOLLOID*COLLUT 20G
– CORTIARSCOLLOID*COLLUT 20G
– CORTIARSCOLLOID*CONCEN.10G
– CORTIARSCOLLOID*CONCEN.10G
– CORTIARSCOLLOID*GENGIV.10G
– CORTIARSCOLLOID*GENGIV.10G
– CORTIFLUORAL*SOLUZ ODONT 10ML
– CORTIFLUORAL*SOLUZ ODONT 10ML
– CORYFIN GOLA DOLORE*FL 160ML
– CORYFIN GOLA DOLORE*FL 160ML
– CORYFIN GOLA DOLORE*SPRAY 15ML
– CORYFIN GOLA DOLORE*SPRAY 15ML
– CTARD*20CPS 500MG R.P.
– CTARD*20CPS 500MG R.P.
– CTARD*60CPS 500MG R.P.
Tag cloud – Riepilogo dei sintomi frequenti
alitosi
bocca amara
difficoltà ad aprire la bocca
dolore alla bocca
bubboni
dolore al cavo orale
cefalea
difficoltà della deglutizione
disfagia
febbre
fiato pesante
ingrossamento zona ghiandolare
ipersalivazione
ipertermia
ingrandimento dei linfonodi
bruciore alla lingua
dolore alla lingua
dolore alla mandibola
schiocco all’apertura della mandibola
disturbi della masticazione
dolore durante la masticazione
lesioni delle mucose
dolore all’orecchio
otalgia
placche
ptialismo
aumento della produzione di saliva
scialorrea
necessità di sputare
innalzamento della temperatura
male di testa
ulcere
vescicole