Advertisement
HomeDietaFaq: alimentazione e malattia di Crohn

Faq: alimentazione e malattia di Crohn

Sanihelp.it – La malattia di Crohn colpisce circa 200.000 mila persone in Italia, con un picco di prevalenza tra gli adulti fra 20 e 30 anni.


è una malattia che coinvolge soprattutto i giovani, e tra questi molti studenti e lavoratori.

La campagna di sensibilizzazione Crohnviviamo, promossa da Nestlé Health Science si rivolge principalmente ai giovani per  fornire loro tutte le informazioni necessarie per migliorare la gestione della malattia attraverso l’aspetto cruciale della nutrizione.  E

cco perchè si è pensato di creare  »FAQ: ALIMENTAZIONE E MALATTIA DI CROHN un vademecum che raccoglie le risposte ai dubbi e alle domande più frequenti; curato dalla Dr.ssa Camilla Fiorindi, Dietista dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze con il patrocinio di AMICI Italia – Associazione nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell'Intestino è disponibile gratuitamente, in formato digitale, sul sito di Nestlé Health Science.

In particolare, tra le diete disponibili per chi ha una malattia infiammatoria cronica intestinale, la dieta ad esclusione (CDED) è quella con più evidenze scientifiche a supporto, sia per i bambini sia per gli adulti: ha dimostrato, infatti, di poter indurre la remissione e di evitare riacutizzazioni nei pazienti con malattia lieve o moderata. 

Ecco i 5 consigli della Dr.ssa Fiorindi per chi trascorre le giornate in università o in ufficio e vuole continuare a seguire questo regime alimentare:

Il caffè non è vietato in assoluto, ma attenzione alle quantità: ne è consentito il consumo durante la fase di remissione della malattia (fase 3 della CDED) per un massimo di 300 mg di caffeina al giorno. Per semplificare, si consideri che una tazzina di caffè espresso contiene circa 80 mg di caffeina e una tazza di caffè americano (ormai molto amato anche in Italia) circa 90mg.


Sì all’aperitivo, pur con qualche accortezza: sempre in fase di remissione, il consumo di alcolici è ammesso anche se deve essere limitato a un massimo di 1 unità alcolica al giorno per le donne e di 2 al giorno per gli uomini. Per unità alcolica si intende: 1 bicchiere di vino o 1 lattina di birra oppure 1 bicchierino di super alcolico.

Glutine: sì o no?

I prodotti contenenti glutine possono essere mal tollerati nei pazienti con accertata sensibilità al glutine non celiaca, come dimostrato da studi scientifici.

Nelle prime fasi della CDED il glutine viene escluso, tuttavia, negli altri casi, non è necessario eliminare del tutto dalla propria dieta gli alimenti che ne contengono. In generale rimane consigliabile alternare durante la settimana la pasta con altri cereali e pseudocereali naturalmente privi di glutine per assumere una maggior varietà di micronutrienti e fibre.

Tuttavia – sempre in fase di remissione – è ammesso consumare anche alimenti come la pizza: una margherita, ad esempio, può considerarsi un pasto completo e, con le dovute accortezze, può far parte di un’alimentazione sana e bilanciata.

Che merenda fare durante una giornata in ufficio?

Lo yogurt è un alimento molto comodo da portare con sé per un veloce spuntino tra una mail e l’altra. Ma il lattosio può dare, come effetto collaterale, il gonfiore addominale: tale sintomo si risolve nel momento in cui la malattia è in remissione a meno che non ci sia una vera e propria intolleranza.

A volte, però, il lattosio può essere comunque poco tollerato perché, essendo uno zucchero, può essere facilmente fermentato dalla flora batterica intestinale con conseguente eccessiva produzione di gas e sensazione di gonfiore addominale.

Ma c’è una soluzione molto semplice: yogurt greco e kefir, ad esempio, possono essere assunti perché hanno un ridotto contenuto di lattosio e sono altrettanto comodi da infilare in borsa o nello zaino.

Si può ricorrere poi ad altre merende salutari, come la frutta fresca di stagione o secca (dose: 20-30 grammi).

Generalmente questi alimenti sono più tollerati a distanza di 2 ore dal pasto principale perché provocano meno fermentazione intestinale e quindi gonfiore.

Per trovare la strada giusta, da un punto di vista alimentare, è meglio affidarsi agli esperti.

Per chi ha una malattia infiammatoria cronica intestinale, infatti, la scelta di cosa mangiare può diventare una vera e propria sfida.

Spesso vengono maturate paure e convinzioni circa l’alimentazione che portano a seguire una dieta monotona limitando al contempo la qualità di vita e l’autonomia della persona.

Confrontarsi con un professionista della nutrizione può aiutare a trovare certezze in un mare di informazioni e false credenze. Non solo, gli esperti potranno guidare ciascuno a trovare un regime alimentare il più adatto possibile alle proprie esigenze personali, conciliando anche le esigenze di chi, ad esempio, viaggia spesso per lavoro.

Video Salute

Ultime news

Gallery

Lo sapevate che...