Sanihelp.it – La Listeria monocytogenes è il batterio responsabile della listeria una malattia trasmessa con gli alimenti che colpisce per lo più persone anziane, immunocompromesse e donne in gravidanza.
è ampiamente diffuso nell’ambiente e si trova nel suolo e nelle acque; per questo motivo, può facilmente contaminare i vegetali e infettare diverse specie di animali, spesso senza che questi manifestino sintomi apparenti.
L’uomo si infetta principalmente mediante il consumo di cibi contaminati, per questo motivo la listeriosi viene classificata all’interno delle tossinfezioni alimentari.
La Listeria può contaminare qualunque livello della catena di produzione e consumo degli alimenti e, poiché tende a persistere nell’ambiente, può essere presente anche in alimenti trasformati, conservati e refrigerati.
Questo batterio è capace di crescere e riprodursi a temperature molto variabili (da temperature di refrigerazione sino a 45 gradi centigradi), tollera bene, inoltre, ambienti salati e pH acidi ecco perchè è molto resistente a varie condizioni ambientali, incluse quelle che si hanno nella produzione e nella lavorazione degli alimenti
Tra gli alimenti più incriminati rientrano: il latte non pastorizzato, i formaggi freschi, i cibi preparati come gli hamburger e gli hot dog, i paté di carne, i salumi, il pesce affumicato e crudo, gli ortaggi e le verdure crude non lavate.
In generale, gli alimenti che sono più a rischio di trasmissione sono i prodotti lavorati e pronti al consumo, che vengono successivamente conservati a temperatura di refrigerazione, e poi consumati senza essere sottoposti a cottura.
Gli alimenti possono venire contaminati anche durante l'affettamento, la porzionatura e il confezionamento ma, poiché il batterio è sensibile al calore, viene ucciso da un’adeguata cottura.
La listeriosi può assumere diverse forme cliniche, dalla gastroenterite acuta febbrile più tipica delle tossinfezioni alimentari, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione (è in genere autolimitante nei soggetti sani), a quella invasiva o sistemica, che nei casi più gravi può portare all’insorgenza di meningiti, encefaliti e gravi setticemie.
Nelle forme sistemiche l’incubazione può protrarsi anche fino a 70 giorni.
La migliore strategia per la lotta alla listeriosi passa però attraverso un’adeguata prevenzione che avviene, innanzitutto, applicando le normali norme di igiene e attenzione previste in generale per tutte le tossinfezioni alimentari:
– cottura completa e corretta dei cibi di derivazione animale;
– lavaggio accurato di frutta e verdura prima del consumo;
– netta separazione fra carni crude e verdure o cibi non cotti e pronti al consumo;
– divieto di consumo di latticini non pastorizzati;
– lavaggio accurato di coltelli, taglieri e delle mani dopo aver maneggiato cibi crudi;
– consumo in tempi brevi degli alimenti deperibili.
Inoltre, le persone più a rischio, come le donne in gravidanza e le persone immunodepresse,dovrebbero anche:
– evitare di mangiare panini contenenti carni o altri prodotti elaborati da gastronomia senza che questi vengano nuovamente riscaldati ad alte temperature (fino a che siano fumanti prima di mangiarli);
– cuocere cibi avanzati e precotti ad alte temperature;
– evitare la contaminazione degli alimenti in preparazione con cibi crudi e/o provenienti dai banconi dei supermercati o dei negozi di alimentari;
– evitare i cibi preparati e preconfezionati (insalate, carni, formaggi) o riscaldarli fino a che non siano fumanti prima di mangiarli;
– evitare formaggi molli (per esempio feta, Brie, Camembert, formaggio blu e queso fresco messicano). In generale, consumare latticini prodotti con latte pastorizzato; non necessitano di essere evitati i formaggi stagionati, lavorati, cremosi o lo yogurt;
– non consumare paté di carne freschi e non inscatolati;
– non mangiare pesce affumicato, a meno che non sia inscatolato in forme che non deperiscono a breve scadenza.