Sanihelp.it – Il paziente critico e post critico affetto da Covid-19 evidenzia una importante mal nutrizione: ecco perché la Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC) e la Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), sulla base delle evidenze fin qui disponibili hanno elaborato utili indicazioni sulle modalità di trattamento nutrizionale di questi pazienti.
È fondamentale curare la nutrizione di questi pazienti poiché è risaputo che tutti i pazienti ricoverati malnutriti sono associati a costi ospedalieri più elevati,degenze prolungate e aumento della mortalità.
Nei casi più gravi, i pazienti affetti da Covid-19 possono manifestare sindrome da distress respiratorio acuto(ARDS), sepsi e shock settico,insufficienza multiorgano, con interessamento particolare di rene e cuore.
Dalla lettura del documento elaborato in collaborazione da SINuC e SIAARTI si evincono consigli nutrizionali relativi alla scelta dei tipi di nutrizione artificiale da adottare, le tempistiche su quanto utilizzarla passando al target calorico, proteico da osservare fino alla gestione delle complicanze e alle controindicazioni.
Spesso i pazienti in terapia intensiva evidenziano alterazioni importanti della glicemia, succede anche perché numerosi pazienti con COVID 19 sono affetti da diabete e durante il ricovero possono arrivare persino alla chetoacidosi diabetica e richiedere la somministrazione di elevati dosaggi di insulina.
Il controllo glicemico, tramite la somministrazione di insulina in infusione continua (terapia intensiva insulinica), ha ridotto le complicanze e la mortalità a breve e a lungo termine prevenendo, nei tessuti non insulino-dipendenti, il danno mitocondriale conseguente all’eccessivo carico glucidico.
Il mantenimento di valori glicemici tra 80-140 mg/dL nei pazienti non diabetici e tra i 110-180 mg/dL nei pazienti diabetici, si associa ad una riduzione della mortalità.
Più in generale se il paziente ricoverato è in grado di alimentarsi senza ricorso alla nutrizione enterale o parenterale, ma per os è bene impostare una dieta di agile somministrazione orale (morbida, con alimenti ben cotti, facilmente masticabili), normocalorica/ipercalorica e lievemente iperlipidica, il più possibile frazionata nella giornata, salvo differenti indicazioni cliniche.
Un’altra importante problematica che può evidenziarsi nel paziente Covid-19 è la disfagia.
I pazienti COVID-19 critici, infatti, possono restare intubati per periodi prolungati.
Dopo l'estubazione, i disturbi della deglutizione possono compromettere il ritorno alla normale assunzione di cibo.
La disfagia moderata/ severa è associata a un più alto tasso di rigurgito, polmonite, durata di degenza e mortalità.
Nei pazienti con disfagia lieve è consigliabile utilizzare una dieta a consistenza modificata + integratore iperproteico in polvere + integratore normoproteico ipercalorico a consistenza modificata 2 -3 vasetti/die in base all'assunzione di cibo ed alla tolleranza.