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Cibi fermentati: ecco perché bisogna consumarli regolarmente

Sanihelp.it – Un’ulteriore evidenza dell’importanza di consumare regolarmente cibi fermentati arriva da uno studio americano.


Secondo questo lavoro di ricerca una dieta ricca di cibi fermentati migliora le caratteristiche e la diversità del microbiota intestinale, ossia favorisce la coesistenza dei microorganismi che vivono in simbiosi con l’intestino, rinforzano l’efficienza del sistema immunitario, riducendo l’espressione dei marker di infiammazione.

Pane, birra, vino, yogurt e molti formaggi sono esempi di alimenti ottenuti tramite fermentazione attraverso processi che possono essere innescati  da microrganismi già naturalmente presenti nel prodotto in questione, come succede per i formaggi,  oppure attraverso l’aggiunta di starter attentamente selezionati come accade per lo yogurt o per il kefir.

Nello studio condotto presso la Stanford School of Medicine e pubblicato online su Cell, 36 adulti sani sono stati suddivisi in maniera del tutto casuale in due gruppi.

I partecipanti del gruppo 1  per 10 settimane hanno seguito una dieta molto ricca di cibi fermentati  ovvero hanno consumato regolarmente e in grande quantità yogurt, kefir, ricotta fermentata, kimchi, tè kombucha.

I partecipanti afferenti al gruppo 2, invece,  sempre per 10 settimane hanno seguito una dieta molto ricca di fibre ovvero a base di legumi, semi, cereali integrali, noci, verdure e frutta.

I ricercatori si sono concentrati sugli effetti di diete ricche di fibre o alimenti fermentati, perché diversi studi disponibili in letteratura ne indicano i benefici di salute.


Le diete ricche di fibre, in generale, si associano a tassi di mortalità più bassi, mentre quelle a base di cibi fermentati contribuiscono al mantenimento del peso corporeo, alla riduzione del rischio di diabete, cancro e malattie cardiovascolari.

I ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue e feci raccolti durante un periodo di tre settimane prima dell’inizio delle 10 settimane di dieta e poi alla fine del periodo di studio hanno raccolto campioni sangue e feci  per altre 4 settimane.

In questo modo hanno potuto vedere che il seguire una dieta ad elevato contenuto di alimenti fermentati ha determinato un aumento della diversità microbica intestinale, un elemento che interferisce positivamente con lo stato immunitario.

Dalle analisi ematiche effettuate, infatti, è emersa una riduzione nei livelli di 19 proteine ​​infiammatorie prese in considerazione.

I livelli di nessuna di queste 19 proteine ​​infiammatorie, invece, sono cambiati nelle persone che hanno seguito la dieta ricca di fibre e anche la diversità dei loro microbi intestinali è rimasta stabile. Molto probabilmente l’assunzione di una dieta ricca di fibre per un breve periodo, come le dieci settimane considerate nello studio, non è sufficiente a migliorare la salute intestinale.

Questo studio è uno dei primi a fornire un esempio concreto, seppure realizzato su piccola scala, di come un semplice cambiamento nella dieta attraverso l’adozione di un’alimentazione ricca di cibi fermentati possa modulare in modo riproducibile il microbiota in una coorte di adulti sani.

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