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Solari, sai davvero usarli bene?

Beauty estate

Sanihelp.it – La stragrande maggioranza degli italiani sembrerebbe essere consapevole dello stretto rapporto tra la salute della pelle e il sole. Secondo una ricerca di Human Highway per Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, solo il 16% non si è mai posto il problema e 3 italiani su 4 sanno che i bambini molto piccoli e gli anziani non dovrebbero esporsi al sole. E’ già un buon punto di partenza. Ma in realtà quando ti esponi al sole sai davvero usare come si deve il solare? Prova con questo vero e falso per misurare la tua reale »preparazione solare».


L’SPF indica la capacità di un solare di schermare gli UVB

Falso  L’SPF (Sun Factor Protector) è la scala internazionale che misura l’efficacia di uno schermo solare esprimendo il livello di protezione dai raggi Uvb, responsabili di eritemi, ustioni e scottature. Attenzione però al momento di acquistare un solare che abbia anche una protezione contro i raggi Uva che non scottano, ma invecchiano la cute e fanno danni profondi.

Basta mettere il solare al mattino e si è a posto tutto il giorno

Falso La capacità filtrante di un solare, qualsiasi sia l’SPF, si esaurisce nell’arco di un paio d’ore, anche per via del contatto con i teli, la sabbia, gli indumenti e l’acqua. Ecco perché è consigliabile riapplicare sempre il solare più volte al giorno per essere certi che la pelle sia protetta sotto il sole.

Per offrire la giusta protezione al corpo servono almeno tre cucchiai di prodotto

Vero  Le buone regole della protezione suggeriscono che il solare venga applicato ovunque, in tutti i punti esposti del corpo e in dose generosa, sia che si tratti del viso o del corpo. E’ stato provato che in genere si tende ad essere poco generosi quando si mette il solare con il quale è bene invece abbondare altrimenti la protezione non è ottimale: tre cucchiai di crema per il corpo e un cucchiaino per il viso sono le dosi consigliate.


Un solare water-resistant resiste in acqua 40 minuti

Vero L’efficacia di un solare water-resistant è testata su due bagni da venti minuti ciascuno mentre un solare very water resistant protegge fino a quattro bagni sempre da venti minuti ognuno. Attenzione invece che non esiste un solare waterproof in grado di mantenere del tutto inalterata  la sua capacità schermante a contatto con l’acqua. In ogni caso qualunque solare si usi meglio rimetterlo sempre dopo il bagno per essere sicuri che la pelle sia protetta.

Dopo una giornata all’aperto serve il doposole

Vero La doccia è sicuramente utile per rinfrescare e portare via i residui di sabbia, salsedine e di prodotti solari. Ma non basta, come del resto non basta un semplice idratante, per restituire alla cute l’equilibrio idrico e lipidico alterato dai raggi, dal caldo e dalla salsedine. Il doposole è la formula ideale dopo una giornata di esposizione perché se da un lato rinfresca, conforta e idrata la pelle, dall’altro frena i processi infiammatori con un alto apporto di antiossidanti in modo da evitare la comparsa di rughe e macchie scure.

Se il tempo è nuvoloso non serve il solare

Falso  La coltre delle nuvole, per quanto spessa, lascia filtrare i raggi così come del resto gli abiti se non sono pesanti. Ecco perché anche in una giornata di cielo nuvoloso mettere il solare è la buona abitudine che tutela da ogni rischio.

Stai per partire per la montagna e ti porti un solare Spf 50+

Vero  L’intensità dei raggi cresce con l’altitudine: a 2000 metri in sostanza il sole »scotta» quasi il triplo rispetto alle zone pianeggianti. La dose di radiazioni che si assorbe in una settimana di montagna a 2000 metri a luglio è pari addirittura  a quella assorbita con tre settimane di mare. Ad alta quota meglio quindi proteggersi sempre con un solare con un SPF tra 30 e 50 +, da portare sempre con sé anche durante gite e passeggiate per rimetterlo di frequente.

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