Sanihelp.it – Il 40% delle italiane fra i 50 e i 60 anni si lamenta di avere il viso macchiato o un tono della pelle non uniforme. Questo problema si chiama iperpigmentazione e ha diverse cause: squilibri ormonali, invecchiamento della pelle e soprattutto una prolungata esposizione solare, soprattutto quando la pelle non è adeguatamente protetta.
«L’iperpigmentazione è l’aumento della pigmentazione naturale della pelle in una specifica parte del volto o del corpo, indipendentemente dal fototipo e dalla razza etnica – spiega il dottor Paolo Giacomoni, Direttore Ricerca e Sviluppo Laboratori Clinique – È originata da un’alterazione nel meccanismo naturale della melanina, un pigmento prodotto dalla pelle come difesa naturale contro le radiazioni UV e le aggressioni ambientali quali fumo, inquinamento e polline. La melanina è generata da cellule chiamate melanociti, caratterizzate da tentacolini che si estendono a polipo. Ogni tentacolino raggiunge diverse cellule cutanee – i cheratinociti – in modo da distribuire la melanina.
Quando la pelle riconosce un danno potenziale (per esempio un’esposizione prolungata al sole), i melanociti rilasciano la melanina che continua il suo percorso fino a proteggere l’esterno del nucleo cellulare. Fornendo melanina alla pelle in modo continuo e irregolare anche quando il danno iniziale è attenuato, si viene a formare sulla superficie cutanea l’iperpigmentazione».
Esistono diversi tipi di macchie cutanee. Ma se nulla si può fare per alcune situazioni congenite come le efelidi ereditarie, è possibile affrontare efficacemente le macchie formate da melanina, cloasma e iperpigmentazione, da esposizione ai raggi UV o come risultato di cicatrici, dermatiti da contatto e irritazioni con trattamenti a uso topico.
«Per prevenire la formazione di macchie, è necessario rimuovere la causa scatenante (qualora conosciuta), evitare l’utilizzo di estroprogestinici o di terapia ormonosostitutiva e applicare in modo regolare la fotoprotezione con schermi solari a protezione estrema contenenti biossido di titanio e ossido di zinco (filtri fisici) – spiega il professor Giuseppe Micali, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Catania – Per attenuarle una volta comparse, invece, si ricorre a un approccio complesso: camouflage, terapia farmacologica, terapia cosmetologica e altri trattamenti, come peeling chimici, laser o dermoabrasione».
Il primo passo è comunque quello di rinforzare la barriera cutanea, per impedire la penetrazione nella pelle di agenti esterni (polvere, virus, batteri, inquinamento, ecc.) che scatenano reazioni e irritazioni che a loro volta portano all’iperpigmentazione della cute.
A questo scopo sono fondamentali i rituali base di pulizia del viso, da ripetere mattina e sera utilizzando specifici prodotti anti-macchie.
Ma anche idratazione ed esfoliazione sono importanti. «Quando viene a mancare il corretto equilibrio di idratazione, si innesca un’interferenza fra la comunicazione cellulare e la panoplia enzimatica della superficie, così le particelle esterne non vengono eliminate e alle cellule viene erroneamente inviato il segnale di produrre una maggiore quantità di melanina o di alterarne la sua distribuzione – dice il dottor Giacomoni – Anche l’esfoliazione quotidiana è fondamentale perché aiuta a rimuovere l’accumulo di cellule morte dalla cute, che fanno apparire ancora più scure le macchie».
I trattamenti devono essere continuativi? «L’iperpigmentazione si nasconde sempre sotto la superficie cutanea, aspettando di ricomparire come risultato di esposizione ambientale. Quindi è importante continuare a usare un trattamento di cura quotidiano».