Sanihelp.it – Recentemente il Parlamento europeo ha votato una nuova direttiva sull’impiego di animali nella sperimentazione scientifica. «Per quanto riguarda i cosmetici, possiamo stare sicuri: ormai da un anno e mezzo non si effettuano più test sugli animali per valutare la sicurezza degli ingredienti – rassicura Luca Nava, responsabile dell’Area tecnico-normativa di Unipro – Per non parlare dei prodotti finiti: sebbene il divieto sia entrato in vigore nel 2004 in tutta l’Unione europea, di fatto questa pratica è stata abbandonata già negli anni 80, quindi ben 20 anni prima dell’entrata in vigore del divieto imposto dalla cosiddetta settima modifica».
In cosa consiste quest’ultima? È un nuovo regolamento sui cosmetici che, oltre a lasciare inalterati i divieti già previsti dalla precedente direttiva, prevede che:
• sia vietato l’uso di animali per tutti quei test per i quali esistono metodi alternativi convalidati e accettati
• nessun ingrediente possa essere testato su animali per scopi cosmetici (Testing Ban)
• sia vietato commercializzare nell’Unione Europea prodotti cosmetici la cui formulazione finale è stata oggetto di sperimentazione animale, oppure contenenti ingredienti testati su animali al di fuori dell’Unione Europea.
Già prima di questa legge, comunque, c’era molta attenzione a questo argomento: una recentissima pubblicazione della Commissione europea attesta che negli anni 2007 e 2008 il numero di animali impiegati per valutare la sicurezza di nuovi ingredienti cosmetici valeva lo 0,03% del totale impiegato nei Paesi europei per motivi scientifici e sperimentali.
«Negli ultimi decenni l’industria cosmetica ha investito risorse ingenti nell’identificazione di metodi alternativi, che spesso producono risultati più veloci e a costo minore – conferma Bertil Heerink, Direttore Generale del Colipa – A questo scopo la nostra industria collabora in modo continuo con il mondo accademico, con l’ECVAM (Centro Europeo per la Convalida dei Metodi Alternativi) e con le autorità competenti. In aggiunta, abbiamo impegnato 25 milioni di euro in un progetto di collaborazione con la Commissione Europea per identificare approcci alternativi alle prove di tossicità sistemica.
La ricerca di metodi alternativi condotta dall’industria cosmetica, inoltre, ha contribuito anche alla scienza e all’industria in generale. Ci sono diversi esempi: l’utilizzo della pelle sintetica per gli ustionati gravi e le prove di corrosione cutanea applicate in altri settori, quali l’industria chimica, per la valutazione della tutela degli operai in fabbrica».
Quanto si è realizzato sinora? «Sinora, l’ECVAM ha convalidato ufficialmente cinque metodi sostitutivi delle sperimentazioni animali: test di corrosione cutanea, fototossicità, irritazione cutanea e assorbimento cutaneo».