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Medicina estetica: più attenzione ai rischi dei filler

Sanihelp.it – I filler sono uno degli interventi di medicina estetica più praticati in Italia e nel mondo. Negli ultimi 20 anni sono migliorati e aumentati per infiltrare non più solo le rughe superficiali ma i diversi strati del volto. Tuttavia, infiltrazioni più profonde possono portare a complicanze più gravi, a causa della presenza di strutture nobili (vasi sanguigni, nervi). Spesso i medici minimizzano sugli effetti collaterali dei filler e i cittadini, per via dell’effetto temporaneo e dell’apparente semplicità di esecuzione, ne sottovalutano i rischi.


«Il problema invece esiste e sta crescendo, anche se non esistono numeri ufficiali: di complicazioni secondarie a infiltrazioni di filler (cecità, complicanze vascolari) non si parlava fino a 15 anni fa, a differenza di oggi», avverte il professor Raffaele Rauso, vice presidente della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME), autore di due recenti studi scientifici sull’argomento, impegnato in prima linea nel primo ambulatorio pubblico per gestire i danni da filler, aperto nell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale diretta dal professor Tartaro, c/o l’Azienda Ospedaliero Universitaria Luigi Vanvitelli a Napoli.

«L’aumento si può ricondurre alla preparazione non adeguata di molti medici – spiega il professor Rauso -. Da qualche anno sono stati introdotti sul mercato i filler di nuova generazione, che permettono di ottenere risultati più naturali e duraturi, ma che richiedono anche competenze maggiori per evitare complicanze. Questi filler cross-linkati si iniettano in profondità, fino alle strutture scheletriche quando necessario, ripristinando la morfologia del volto, che nel tempo tende a rimaneggiarsi e riassorbirsi: sono tecniche che non possono essere improvvisate. 

Non tutti i filler sono uguali – spiega Rauso, che ha valutato la possibilità di revertire l’embolizzazione facciale con filler di acido ialuronico in uno studio pubblicato il 14 febbraio 2020 sulla rivista Dermatologic Therapy – I filler hanno sensibilità diverse alla ialuronidasi, l’antidoto dell’acido ialuronico, come è emerso anche dallo studio pubblicato dal mio gruppo di lavoro lo scorso novembre su Journal of Biological Regulators and Homeostatic agents. In caso di complicanze, è così possibile eliminarlo dal corpo e ridurre i danni. Il tempo però è fondamentale nei casi di problematiche vascolari secondarie alle infiltrazioni di filler: più rapidamente si interviene, più si riducono i rischi, per questo il medico deve sapere già cosa fare».

Cosa si rischia? Le complicanze più gravi, ma molto basse statisticamente, sono l’embolizzazione o la compressione dei vasi sanguigni del volto, che possono portare a perdite di tessuto o di funzioni. «Non è più una novità vedere pubblicati in letteratura scientifica casi di cecità dopo rinofiller, una complicanza permanente che comporta la perdita della vista dall’occhio compromesso.

Si tratta tuttavia di eventi molto rari: in Italia, a oggi, è stato confermato un unico caso e considerando la mole di filler iniettati ogni anno, possiamo agevolmente capire come il rating sia abbondantemente sotto lo 0,001%. A questo quadro, si aggiunge la controversa legislazione italiana, che impedisce al medico estetico di avere la ialuronidasi in formulazione galenica nel proprio ambulatorio (in Italia non esiste la ialuronidasi come farmaco pronto alla vendita), ma in caso di evento vascolare acuto quest’ultima deve essere infiltrata il prima possibile per evitare sequele permanenti».

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