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Fenomeno FaceApp: ossimoro della medicina estetica?

Sanihelp.it – Una foto, migliaia di like ed è subito un boom virale. Una novità che lascia il segno e non solo sul volto, quella che impazza in questi giorni tra divi, giovani e non grazie a un’applicazione. FaceApp è basata su intelligenza artificiale e reti neurali, in grado di proiettarci a 90 anni per farci scoprire quanto le gote, palpebre, labbra ed espressioni saranno decaduti. Agli antipodi della medicina estetica? No, anzi un algoritmo che mette in pratica le stesse valutazioni applicate dalla medicina estetica che prende in considerazione per contrastare l’antiaging, nelle tipiche zone di invecchiamento del volto ossia l’area zigomatica, perioculare, l’angolo mandibolare e le guance.


«I filtri che usano l’intelligenza artificiale per analizzare l’immagine e apportare delle modifiche al viso non rispecchieranno il vero sorriso e nemmeno l’evoluzione dell’invecchiamento come quello proposto da FaceApp, ma il risultato sembra realistico perché prende in considerazione le stesse aree anatomiche che anche noi medici valutiamo per rispondere alle esigenze dei nostri pazienti. Vedersi più giovani o più vecchi può essere divertente, ma bisogna sempre tenere a mente che non è un’immagine reale, ma frutto di una distorsione e accentuazione dei nostri dismorfismi. Intervenire per migliorarsi si può ma con le giuste metriche valutando e ponderando le richieste e i desiderata», afferma Alberto Massirone, Presidente della Società Scientifica Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà.

L’utilizzo di una tecnologia di questo tipo può essere oltre che divertente anche utile, se usata in maniera corretta per spiegare a chi abbiamo di fronte alcuni concetti cardine della morfodinamica dell’invecchiamento del viso che guidano i professionisti nella pianificazione di un trattamento. Il fattore critico può manifestarsi quando le persone interpretano l’elaborazione dell’algoritmo come qualcosa di reale e raggiungibile e si presentano presso gli studi medici portando quel risultato come l’obiettivo da raggiungere: questa forzatura può spingere oltre i limiti di sicurezza, di armonia e naturalezza del risultato.

«Anche in questo caso il compito del professionista è non perdere di vista la giusta direzione, l’etica e la sicurezza dell'individuo. Oltre al fatto che le procedure estreme non sono spesso compatibili con un risultato naturale espongono a un incremento di possibili complicanze. Purtroppo questa è la tendenza in crescita: correzioni e procedure esagerate che, oltre a dare origine a risultati discutibili, espongono le persone a rischi ingiustificati», conclude Marco Papagni, Medico Estetico, Membro équipe Centro per la Gestione delle Complicanze in Medicina Estetica – Centro Clinico Agorà – Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà.

Ma come agisce l’algoritmo dell’applicazione? Giocando sulle modificazioni classiche: con il tempo alcuni compatimenti adiposi si atrofizzano, come gli zigomi, altri ne incrementano o perdono di volume come le labbra; cambia la skin quality incrementando le rugosità e modificando il colore e la texture; modifica la punta nasale ingrandendola oppure se già cadente accentuandola ancora di più; le palpebre superiori si appesantiscono mentre le inferiori sono spesso oggetto di lassità, così come gli angoli mandibolari perdono la caratteristica tipica dell’età giovanile.

L’immaginario è fittizio ma soprattutto lontano dal lavoro del medico estetico che, a differenza di quello che non può fare un algoritmo, valuta lo studio di un volto, la sua possibile evoluzione e i relativi trattamenti per rinfrescarlo nel rispetto dell’armonia, delle proporzioni e dei volumi, al fine di raggiungere un risultato naturale e rispondente alla realtà.

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