Sanihelp.it – L’osteosarcoma canino si può localizzare in qualsiasi parte dello scheletro, ma in genere si sviluppa a livello delle ossa degli arti, soprattutto anteriori. Colpisce di solito cani di grossa taglia e giganti, con una età media di 5-7 anni, anche se può insorgere a qualsiasi età.
Se è localizzato agli arti, il tumore provoca una tumefazione dura che provoca dolore e zoppia, anche molto marcata, e il cane può arrivare a camminare su tre zampe. Meno frequentemente si può osservare la localizzazione alle costole, alla mandibola e alla mascella, al cranio e alla pelvi. In caso di sospetto di osteosarcoma, il veterinario eseguirà degli accertamenti, prima di tutto una radiografia. Per una diagnosi precisa si ricorre all’ago aspirato ecoguidato, all’esame citologico o alla biopsia.
Anche una TAC total body potrà essere utile per escludere la presenza di metastasi.
La prognosi dipende da vari fattori, tra cui il grado, la sede e l’età del tumore, nonché da alcuni risultati degli esami del sangue, come l’aumento della fosfatasi alcalina. Spesso sia l’esame radiografico che la TAC risultano negativi nonostante la presenza di micrometastasi.
Il trattamento è chirurgico e richiede di frequente l’amputazione di un arto o comunque la resezione della parte interessata. All’intervento chirurgico si fa seguire la chemioterapia, per esempio a base di carboplatino, doxorubicina o una loro combinazione, allo scopo di migliorare la sopravvivenza (45-50% di cani vivi a un anno, 10-15% a 2 anni).
In alternativa, nel caso in cui non sia possibile o non si voglia operare il cane, si può pensare alla radioterapia, associata a trattamento farmacologico.
Fondamentale è il controllo del dolore, per il quale il veterinario ricorre a farmaci come antinfiammatori/antidolorifici e analgesici.