Sanihelp.it – Il diabete mellito è dovuto a una persistente iperglicemia correlata a carenza relativa o assoluta di insulina, oppure all’incapacità dei vari tessuti di utilizzare l’insulina. L’insulina è un ormone che regola il metabolismo dei carboidrati e quindi anche la quantità degli zuccheri nel sangue. Quando si assumono zuccheri con gli alimenti l’insulina viene prodotta dal pancreas e fa sì che questi siano immagazzinati nei tessuti per essere utilizzati al bisogno. Se la quantità di insulina prodotta non è sufficiente, la concentrazione di zuccheri nel sangue sale, provocando la condizione chiamata iperglicemia.
Nel cane e nel gatto il diabete mellito si classifica in insulino-dipendente (simile al diabete di tipo 1 nell’uomo) e non insulino-dipendente (simile al diabete di tipo 2), a seconda che risponda o meno alla somministrazione di insulina.
Nel cane il più frequente è il diabete di tipo 1 (insulino-dipendente), che non ha un’unica causa, in quanto sono coinvolti fattori genetici, magari in associazione ad altri fattori quali effetti collaterali di alcuni farmaci, pancreatiti, patologie del sistema immunitario.
Le forme non insulino-dipendenti sono rare nel cane e più frequenti nel gatto e sono probabilmente correlate a disfunzione delle cellule beta del pancreas, associata a insulino-resistenza.
Nel cane il diabete si riscontra maggiormente nelle femmine, mentre nel gatto sono più colpiti i maschi castrati.
Come sospettare che il nostro animale abbia il diabete? In questo caso tenderà a bere molto e urinare molto, potrebbero inoltre manifestarsi dimagrimento o aumento di peso, debolezza, problemi agli occhi, come cataratta.
Nel gatto si osservano spesso anche problemi neurologici.
Se la forma non viene trattata si ha peggioramento con chetoacidosi diabetica correlata a una serie di sintomi tra cui diarrea, vomito, disidratazione, difficoltà di respiro.
Se gli accertamenti (esami del sangue e delle urine) consentono di diagnosticare una forma di diabete, si dovrà iniziare un percorso terapeutico con un’alimentazione adatta e un trattamento farmacologico, di solito a base di insulina.
Se si tratta di una forma non insulino-dipendente, come può succedere nel gatto, il veterinario dovrà valutare degli ipoglicemizzanti orali, come la glipizide e l’acarbosio.