Sanihelp.it – La malattia è causata da un lievito comunemente presente sulla cute, principalmente nel condotto uditivo esterno, intorno alla bocca, negli spazi interdigitali, sull’inguine, intorno all’ano e alle ghiandole perianali.
Nei soggetti sani questo lievito si trova in equilibrio con tutti gli altri microrganismi presenti sulla pelle e può rimanere latente per tutta la vita dell’animale.
Se però, per qualche ragione ambientale, iatrogena (provocata da farmaci), genetica (razze predisposte) o dovuta a patologie, allergiche o neoplastiche, il microrganismo penetra nello strato corneo, inizia a replicarsi provocando prurito e lesioni eritematose.
Le lesioni non hanno una tipica distribuzione e si presentano come eritematose, seborroiche e con odore di grasso irrancidito. L’otite da Malassezia è una tipica manifestazione della malattia, con presenza di scaglie di colore giallo-marrone facilmente asportabili.
Per la diagnosi può essere sufficiente il quadro clinico, dato l’aspetto seborroico della cute e l’odore tipico di grasso rancido, in caso l’esame citologico potrà aiutare a formulare una diagnosi definitiva.
L’otite da Malassezia viene di solito trattata con prodotti otologici a base di antimicotici, a volte con aggiunta di antibiotici e antinfiammatori per controllare l’eventuale proliferazione di microrganismi.
La terapia per la dermatite da Malassezia è a base di antimicotici, come itraconazolo per bocca, o enilconazolo o miconazolo sotto forma di spugnature o shampoo.