Sanihelp.it – Le crisi convulsive in realtà, più che una malattia vera e propria, sono un sintomo, la manifestazione fisica dell’epilessia, malattia dell’encefalo.
L’epilessia può essere primaria, o idiopatica, se non si riconosce una causa certa, se non le alterazioni funzionali all’interno del cervello, mentre l’epilessia secondaria, o acquisita, può essere dovuta ad altre patologie, a intossicazioni, malformazioni e malattie cerebrali, come per esempio infiammatorie, infettive batteriche o virali.
Riconoscere i sintomi di un attacco epilettico non è sempre facile, in quanto può avvenire in assenza del proprietario, o in presenza di quest’ultimo ma non del veterinario. L’attacco epilettico dura di solito da uno a tre minuti, in media un minuto e mezzo, durante i quali il cane produce saliva, guarda nel vuoto e/o ha tremori muscolari. L’animale è sdraiato a terra sul fianco, i muscoli appaiono rigidi e rilascia urina e feci. Può perdere coscienza o riprendersi pian piano dopo la crisi. Se il proprietario è presente, può mettergli un cuscino sotto la testa, senza però interagire con lui in altro modo.
In alcuni casi, dopo l’episodio, il cane appare assetato e affamato, probabilmente perché l’attacco brucia molta energia.
Il veterinario, per giungere a una diagnosi, dovrà effettuare una serie di accertamenti, come esami del sangue, delle urine, TAC o risonanza magnetica, oltre naturalmente alla valutazione del quadro clinico.
Se si tratta di un’epilessia secondaria, si può intervenire per curare il problema alla base della malattia, mentre l’epilessia idiopatica può essere tenuta sotto controllo con terapie farmacologiche.
I farmaci prescritti sono anticonvulsivanti, come imepitoina, fenobarbitale e bromuro di potassio (questi ultimi due si possono usare in associazione) e benzodiazepine come diazepam come farmaco d’emergenza.