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Obesità

COLLEGAMENTI

Obesità


L’obesità è una malattia sempre più diffusa nella società contemporanea e occidentale tant’è che è stato coniato il termine globesity. Si tratta di una patologia che comporta numerose complicanze: dalle più semplici come il sovraccarico delle articolazioni alle più importanti come il diabete

Categoria: Malattie metaboliche
Sigla: OB

Che cos’è – Obesità


Obesità: una malattia sempre più diffusa

L’obesità è una malattia sempre più diffusa nella società contemporanea e occidentale tant’è che è stato coniato il termine globesity. Da recenti studi risulta che il 5% degli uomini ed il 7,5% delle donne dei Paesi occidentali sono gravemente obesi. Nel mondo sono più di un miliardo. In Europa, negli ultimi dieci anni, le persone in soprappeso sono aumentate di circa il 30%.

Anche l’Italia segue la stessa tendenza: gli italiani obesi sono più di 4 milioni con un incremento del 25% rispetto al 1994, quelli in sovrappeso sono il 25%. Si è notata anche una disparità sullo stesso territorio nazionale: l’11,4% degli obesi si trova al Sud, mentre il 7,5% si trova al Nord. 

Da un recente studio (Progetto Nutrizione e prevenzione condotto dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (ADI) e dalla società italiana di medicina generale (S.I.M.G) svolto in Lombardia su 15.000 persone da 140 medici di medicina generale, risulta che circa l’8% della popolazione lombarda al di sopra dei 38 anni è obesa. Si calcola che l’età critica del sovrappeso per gli uomini si verifica tra i 42 e i 45 anni, per le donne è più tardi, dopo i 52 anni. 

Si tratta di una patologia che comporta numerose complicanze: dalle più semplici come il sovraccarico delle articolazioni alle più importanti come il diabete, le patologie cardiovascolari ischemiche e i tumori. Le cause? La familiarità, il vissuto soggettivo, ma soprattutto una scorretta alimentazione e una vita troppo sedentaria, legate allo stile di vita. 

Si parla di obesità grave quando il peso corporeo è superiore del doppio al peso ideale o l’indice di massa corporea (Body Mass Index) è superiore a 35. Tale valore è il risultato del rapporto tra il peso corporeo in chilogrammi e il quadrato dell’altezza in metri. 

Il fenomeno dell’obesità si è sviluppato grazie a diversi fattori. In generale possiamo dire che negli ultimi decenni la progressiva scomparsa del mondo contadino e delle tradizioni locali, il miglioramento delle condizioni igieniche, culturali e sociali con il passaggio all'epoca tecnologico-industriale unitamente alla comparsa di nuovi modelli sociali, all'allentamento dei legami familiari e al diverso ruolo sociale della donna hanno determinato nuove abitudini alimentari. 
Queste ultime non sempre hanno coinciso con il miglioramento quali-quantitativo degli alimenti assunti, anzi hanno determinato un aumento delle patologie dismetaboliche correlate al soprappeso ed all'obesità.
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Perché si diventa obesi?

La condizione di obesità è uno stato patologico spesso multifattoriale. Esistono fattori comuni e spesso coesistenti che favoriscono l’insorgenza di questa condizione:

Ci sono tre tipologie di fattori che concorrono alla manifestazione dell’obesità vediamoli nel dettaglio:

Fattori genetici Esiste una predisposizione genetica a essere obeso: sia nell’ambito di linee familiari (spesso i figli di persone obese sono anch’essi obesi) sia nella valutazione di intere popolazioni che presentano tendenza ad accumulare peso. Tali condizioni devono essere considerate solo predisponenti e non determinanti la condizione di obesità. Spesso è meglio parlare di aggregazione familiare piuttosto che di predisposizione genetica all’obesità, anche se recenti riscontri di geni predisponenti aprono nuovi orizzonti di ricerca.

Comportamento alimentare
Senz’altro l’elemento più evidentemente relazionato all’accumulo di peso è rappresentato dalle abitudini alimentari. Non solo la quantità di calorie introdotte è rilevante ma anche il tipo di alimenti con cui le calorie vengono introdotte. L’ alimentazione corretta è sicuramente la condizione necessaria ma non sempre sufficiente, per mantenere il peso ideale e prevenire l’obesità.Non tutti gli obesi infatti sono tali a causa di una alimentazione eccessiva rispetto alla media.

Fattori ambientali e comportametali La sedentarietà è sicuramente determinante nel favorire l’aumento del peso così come lo stress comporta errate abitudini alimentari. Anche il fumo pare abbia un ruolo importante, essendo correlato ad un maggior introduzione di grassi con la dieta. Tutti gli aspetti psicologici e psicodinamici rappresentano comunque un aspetto fondamentale nelle abitudini di vita di una persona e condizionano in maniera determinante l’approccio all’alimentazione ed il rapporto con il cibo.
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In Italia 1 persona su 10 è obesa

Quando si parla di obesità si pensa sempre agli americani, che con il loro cibo tutto fast food e beveroni gassati sono il simbolo della popolazione occidentale che si sta obesizzando. E noi, con la nostra cara dieta mediterranea, come siamo messi?

Meglio degli americani, ma non possiamo sorridere, la popolazione obesa anche in Italia sta aumentando e oltre un terzo della popolazione è in soprappeso.

In Italia la percentuale di obesi (dati Istat 2007) è pari al 9,8% ma la situazione è abbastanza variegata, cerchiamo quindi di tracciare un quadro chiaro del fenomeno obesità nel nostro paese:

A livello di diffusione le punte più alte sono nel meridione e nelle isole, rispettivamente con l’11,6 e 11%. La percentuale decresce nelle altre zone della penisola: dati ISTAT del 2007 indicano il 9% di obesi nel centro, 8,4% nel nord ovest e 9,6% nel nord est.
La percentuale delle persone in soprappeso è grossomodo constante e in tutta italia superiore al 30%

La regione più in linea è la valle d’Aosta che sempre secondo i dati Istat (Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari. 2 Marzo 2007) presenta una percentuale di obesi pari al 7,9%. La regione più fuori forma d’Italia è la Basilicata con il 13,3% degli obesi.

Per quanto riguarda il grado di istruzione si nota un correlazione inversa in base al titolo di studio: il sono obesi il 4,6% dei laureati, il 5,8% dei Diplomati, il 9,4% di coloro che sono arrivati alla licenza media inferiore e il 15,8% di chi ha solo la licenza elementare.

Anche se di poco gli uomini sono un po più di pancia larga rispetto alle donne. La percentuale maschile si attesta al 10.5% mentre quella femminile è al 9,1%.
Da notare che il picco dell’obeisità maschile si presenta nella fascia di età tra i 65 e 69 anni mentre per le donne il picco si manifesta tra i 70 e i 74.

Che cos’è l’obeistà? Come intervenire? Dove trovare assistenza? Per saperne di più leggi il focus dedicato all’argomento.
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Cura e Terapia – Obesità


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Obesità: curarla con la dieta

I cardini della terapia dell’obesità sono: dieta ipocalorica, esercizio fisico, modificazioni comportamentali.

Il fine è quello di raggiungere e mantenere il peso ideale o almeno un peso accettabile, nel modo più fisiologico possibile, riducendo gradatamente la massa grassa e risparmiando la massa magra. La terapia dietetica non va percepita solo come una riduzione delle calorie, ma anche come correzione delle errate abitudini alimentari, e va associata a una graduale attività fisica ed al supporto psicologico.

Le modalità di trattamento devono essere adeguate alle esigenze di ogni singolo paziente; non c’è un approccio uguale per tutti gli obesi. L’importanza da porre sulla dieta, sull’attività fisica, sulle abitudini comportamentali o sulla psiche varierà da individuo ad individuo. È indispensabile evitare l’auto prescrizione di diete più o meno stravaganti o miracolose e soprattutto farmaci, che provocano rischi ed inimmaginabili danni tra i quali anche quello di riprendere più chili di quanti se ne sono persi; in questo modo aumenta la resistenza ai trattamenti dimagranti; è per questo che è meglio perdere peso magari più lentamente ma più stabilmente. Seppure l’esito della cura non dipende solo dalla dieta, questa è l’elemento più rilevante della strategia terapeutica; il concetto fondamentale è quello di ridurre le calorie introdotte con gli alimenti in modo da costringere l’organismo ad utilizzare i grassi di deposito per soddisfare il fabbisogno energetico.

Tutto questo può essere ottenuto con il digiuno o con diete ipocaloriche.
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Curare l’obesità: l’intervento psicologico

Il comportamento alimentare non è solo una funzione biologica, ma è legato a importanti implicazioni psicologiche che possono influenzare o aggravare il problema dell’obesità. La cura di questa patologia è complessa e presuppone un lavoro psicoterapeutico per approfondire gli aspetti comportamentali, cognitivi e affettivo-emotivi collegati al sovrappeso. È possibile intervenire con terapie di supporto psicologico o con vere e proprie psicoterapie, individuali o di gruppo, tra cui quella cognitivo-comportamentale è tra le più efficaci.

L’obesità non è una psicopatologia vera e propria, ma di frequente è associata a disturbi psichici che richiedono una corretta diagnosi per mettere in atto un trattamento mirato. Depressione, ansia, irritabilità, rifiuto della propria immagine corporea, accompagnati da scarsa autostima, sensazioni di inadeguatezza e inefficacia personale, richiedono un percorso psicologico di cambiamento profondo per la ricostruzione dell’immagine di se, del proprio valore personale e del rapporto con la realtà. L’obiettivo principale della psicoterapia non è tanto il calo ponderale in sé, quanto affrontare il disagio psicologico che è causa o conseguenza dell’obesità.

Durante la terapia si esplora tutto ciò che sta sotto l’obesità, ossia si approfondisce la conoscenza di sé, il modo di percepire e soddisfare i propri bisogni, la capacità di autocontrollo. Questi aspetti sono strettamente collegati ai significati simbolici che il paziente attribuisce al cibo. Molto spesso infatti la sensazione di fame non viene percepita con chiarezza, ma viene confusa con stati d’animo come la rabbia, la stanchezza, la noia, la frustrazione. Allora il cibo, sempre a disposizione, diventa l’unica risposta immediata e indiscriminata a tutte queste situazioni emotive e assume il ruolo di soluzione apparente di ogni difficoltà. Si innesca così un circolo vizioso tra insoddisfazione emotiva, cibo, aumento di peso che è difficile interrompere ed è destinato a peggiorare se non si interviene con un supporto psicologico adeguato.

Gli altri obiettivi importanti dell’intervento psicologico consistono nello sviluppare insieme al paziente le abilità comportamentali e le strategie per rapportarsi al cibo con equilibrio, tali da permettere una graduale scoperta di un nuovo stile alimentare corretto che diviene poi, più in generale, uno stile di vita più gratificante.
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Curare l’obesità: la terapia farmacologica

Il farmaco ideale dovrebbe incidere unicamente sulla perdita del grasso corporeo o condizionare l’assunzione dei cibi: non esiste a tutt’oggi un farmaco che determini una perdita di peso senza associare effetti collaterali talora invalidanti. La farmacologia utilizza oggi diverse categorie di medicinali che hanno obiettivi e meccanismi d’azione molto diversificati:

  • farmaci anti obesità che agiscono sull’apparato gastrointestinale L’orlistat un inibitore della lipasi pancreatica, riduce l’assorbimento dei grassi alimentari con possibili effetti indesiderati: feci liquide oleose, urgenza fecale, flatulenza, meno spesso dolore addominale e rettale (gli effetti gastrointestinali vengono minimizzati riducendo i grassi alimentari); cefalea; irregolarità mestruali; ansia, stanchezza; di rado epatiti.
  • soppressori dell’appetito ad azione centrale La sibutramina inibisce la ricaptazione della noradrenalina e della serotonina. Gli effetti indesiderati sono: più spesso stitichezza, anoressia, secchezza delle fauci, insonnia; anche nausea, tachicardia, palpitazioni, ipertensione, vasodilatazione, senso di testa vuota, parestesie, cefalea, ansia, sudorazione, alterazioni del gusto; di rado visione offuscata. In particolare l’attenzione va posta ai pazienti cardiopatici ove possono manifestarsi gravi effetti collaterali.

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Chirurgia – Obesità


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Obesità: cosa significa intervenire chirurgicamente

Cerchiamo di offrire una visione panoramica di cosa significa intervento chirurgico per curare l’obesità in modo che poi potremo capire meglio le tre tecniche al momento utilizzate ossia gli interventi di restrizione gastrica, i bypass Gastrici e gli interventi di riduzione dell’assorbimento intestinale (Malassorbitivi).

Inziamo il nostro percorso chirurgico dicendo che tutti gli interventi utilizzati nella chirurgia dell’obesità vengono eseguiti in anestesia generale. Ogni intervento può essere eseguito sia con tecnica chirurgica tradizionale (laparotomia) sia con tecnica laparoscopica. 

È proprio grazie a quest’ultima tecnica che la chirurgia si è riproposta come possibile strumento di trattamento dell’obesità. 

La mininvasività dell’atto chirurgico è andata di pari passo con l’affinamento delle metodiche anestesiologiche; ciò ha consentito di affrontare la malattia obesità in maniera meno cruenta, più sicura con il conseguente abbattimento dell’incidenza delle gravi complicanze di cui era gravata la chirurgia bariatrica tradizionale. 

La videolaparoscopia consiste in una tecnica in cui il paziente, in anestesia generale, non viene più «aperto» mediante ampie incisioni dell’addome, ma operato mediante l’aiuto di una telecamera interna. Vengono eseguite piccole incisioni addominali di circa 1-2 cm attraverso le quali viene introdotta una telecamera miniaturizzata e lunghi strumenti operatori che consentono di eseguire tutte le fasi dell’intervento: dissezioni, sezioni di organi, suture e riparazioni, collegamenti interni.
Si riducono in particolare alcune gravi complicanze un tempo frequenti in questo tipo di chirurgia: le infezioni polmonari dovute a tempi di allettamento prolungati, le trombosi venose agli arti inferiori e le conseguenti embolie polmonari. 

La mininvasività riduce un'altra grave sequela della chirurgia tradizionale: le grosse ernie addominali (laparoceli) che spesso compaiono sulle cicatrici chirurgiche specie negli obesi dove le pressioni addominali ed il grasso parietale non consentono una buona guarigione delle lunghe ferite. 

Tutto questo non deve far pensare che la chirurgia del paziente obeso sia ormai una banalità: tutt’altro! I rischi esistono e sono sempre in agguato: questo è il motivo per cui non tutti i pazienti obesi possono o devono essere operati e che ogni intervento vada bene per tutti. Solo i Centri con un adeguata esperienza in chirurgia mininvasiva possono affrontare alcuni dei complessi interventi bariatrici in videolaprosopia.
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Obesità: per chi è indicato l’intervento

Il trattamento chirurgico dell’obesità è indicato solo in Soggetti con BMI elevato, resistente a qualsiasi trattamento medico dietetico e/o farmacologico, in Pazienti ben motivati e psichicamente equilibrati.
 
Premesso che non tutti i soggetti obesi o sovrappeso possono essere indirizzati alla Chirurgia per affrontare il problema, indichiamo i criteri di inclusione in accordo con le Linee guida formulate per la chirurgia bariatrica indicate dalla società italiana per la chirurgia dell’obeistà.
 

  1. B.M.I > 35/37 in presenza o assenza di fattori di comorbosità.
  2. Almeno 3 tentativi dimagranti dietologici e/o farmacologici (sotto controllo medico) negli ultimi anni senza risultati duraturi.
  3. Età fra i 18 ed i 55 anni (+/- 5 in particolare in caso di patologie associate).
  4. Assenza di patologie primarie endocrino-metaboliche all’origine dell’obesità (come da screening endocrinologico).
  5. Assenza di gravi patologie psichiatriche (schizofrenia, paranoia, depressione graveà) (come da valutazione psichiatrica).
  6. Presenza di patologie concomitanti (ipertensione arteriosa, diabete, cardiopatia ipertensiva, sindrome di Pickwick).
  7. È indispensabile eseguire controlli clinici e nutrizionali post-operatori periodici. I controlli clinici dovranno essere effettuati presso il centro in cui si è stati sottoposti all’intervento chirurgico o in altri centri qualificati da esso consigliati.

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Curare l’obesità: la restrizione gastrica

Con questo termine si intendo quegli interventi chirurgici o endoscopici volti a ridurre la capacità dello stomaco e di conseguenza la possibilità di assunzione dei cibi. Il senso di sazietà compare precocemente, mentre si riduce il senso di fame.

Il Paziente è costretto a rispettare la dieta proposta, ma non soffre la fame; lentamente si educa ad un nuovo modo di alimentarsi, riacquisisce la capacità di masticare e di assaporare i cibi. Non si creano alterazioni né dell’anatomia né della normale fisiologia digestiva (non si modificano i fisiologici effetti feed-back né le fisiologiche interazioni assorbitive), per cui il meccanismo dimagrante è legato solo al minor introito degli alimenti. Questi interventi sono reversibili.

Condotti per lo più con la metodica mininvasiva laparoscopica, consentono tempi operatori ridotti (30 minuti-1 ora), degenze più brevi (2-4 giorni) e riprese rapide della normale vita di relazione.

Il posizionamento di palloncino endogastrico, il bendaggio gastrico regolabile e la gastroplastica verticale sono i principali interventi gastrorestrittivi
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Curare l’obesità: by-pass gastrici

Si tratta di un Intervento con meccanismo gastrorestrittivo con una componente di ridotto assorbimento alimentare. Consiste nella creazione di una piccola tasca gastrica prossimale ottenuta mediante sezione dello stomaco. La continuità del tratto digestivo si ottiene poi attraverso un collegamento (anastomosi) con il primo tratto di intestino (digiuno) in precedenza sezionato. 

Una ulteriore anastomosi fra digiuno e digiuno consente di derivare i succhi bilio-pancreatici nell’intestino. Due i meccanismi: l’esclusione del passaggio degli alimenti dalla parte finale dello stomaco, duodeno e soprattutto digiuno (parte ormonosecernete intestinale) ed il malassorbimento relativo. Il limite della difficoltà di studio del moncone gastrico escluso è parzialmente superato comunque dalla disponibilità di nuove tecniche di ricostruzione delle immagini radiologiche. 

Il by-pass gastrico è un intervento sostanzialmente gastrorestrittivo a componente ormonale. Consiste nella confezione di una piccola tasca gastrica ottenuta mediante sezione dello stomaco che viene collegata direttamente all’intestino tenue previa sua interruzione. In tal modo si esclude dal transito alimentare la maggior parte dello stomaco, il duodeno ed il digiuno. 

La continuità dell’intestino si attua mediante collegamento, a distanza variabile, fra intestino ed intestino. Si crea così un tratto alimentare (tasca gastrica e breve segmento intestinale) ed un tratto «comune» dove gli alimenti si uniscono alle secrezioni bilio-pancreatiche e digiunali. Con tale intervento non si asportano organi né stomaco né intestino e ciò ne consente la teorica reversibilità.

L’effetto di queste modificazioni chirurgiche determina senso di sazietà precoce legato alla piccola tasca gastrica e riduzione del senso di fame per il nuovo assetto bioumorale intestinale. 

Il by-pass gastrico può comportare nei primi mesi dall’intervento episodi di vomito legati alle piccole dimensioni della tasca gastrica ed distanza legati soprattutto a ridotto assorbimento di alcune sostanze: ferro, vitamina B12 e acido folico. Anche il calcio viene assorbito in misura ridotta per cui può insorgere una sindrome carenziale se non si assumono le adeguate intergrazioni farmacologiche.
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Curare l’obesità: Interventi malassorbitivi

Sono interventi eseguiti a cielo aperto, ma conducibili anche in videolaparoscopia (nei centri più avanzati), basati sul principio del malassorbimento (più o meno selettivo) delle sostanze alimentari. I Pazienti possono seguire una dieta relativamente libera sia quantitativamente che qualitativamente, ma l’assorbimento e l’assimilazione delle sostanze, in particolare dei grassi è ridotta o parzialmente limitata. 

Tale meccanismo indotto di ridotto assorbimento comporta eccellenti riduzione del peso corporeo ma sulla distanza sono descritte sindromi carenziali proteiche, anemizzazioni, sindromi diarroiche talora importanti. I tempi operatori sono dell’ordine delle 2-3 ore e comportano degenze medie di 6-10 giorni. La reversibilità dell’intervento malassorbitivo, pur essendo teoricamente possibile, non permette comunque una restituito ad integrum come altre metodiche assicurano. Gli interventi malassorbitivi rappresentano l’unica possibilità chirurgica in pazienti obesi poco collaboranti (tipo sweet-eaters, night-eaters, soggetti psicolabili) dove altre tecniche che richiedono maggior collaborazione non possono essere proposte.

La diversione bilio-pancreatica ed il by-pass bilio-intestinale sono gli interventi che utilizzano questo meccanismo.
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Curiosità – Obesità


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Obesità: arriva il gel che cancella la fame

Combattere l’obesità con una pillola? Presto sarà possibile. Lo promettono i ricercatori dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli, che hanno messo a punto e sperimentato con successo una capsula contenente un idrogel superassorbente da ingerire prima dei pasti con due bicchieri d’acqua. La pillola sarebbe in grado di assorbire fino a un litro di acqua per grammo di materiale secco, e di far sparire il senso di fame.

«Il prodotto genera un senso di sazietà nello stomaco, riempiendone una porzione senza assorbimento da parte dell’organismo», spiega Luigi Ambrosio dell’Imcb-Cnr ,che ha condotto la ricerca in collaborazione con Luigi Nicolais, docente dell’Università Federico II di Napoli e attualmente ministro della Funzione pubblica e innovazione, e con Alessandro Sannino, giovane ricercatore dell’Università di Lecce. «L’idrogel, poi, segue il normale percorso alimentare fino all’espulsione naturale». 

Il risultato della scoperta è il frutto di oltre 10 anni di studi nel campo delle tecnologie dei materiali, nella quale l’Italia ha competenze di primo piano. Grazie al finanziamento del Miur ed all’investimento di Quantica e di State Street, l’idrogel superassorbente verrà prodotto in forma di polvere da alloggiare all’interno di capsule da ingerire prima dei pasti, seguite da due bicchieri d’acqua. La totale biocompatibilità e la non interazione con l’organismo umano non fanno rientrare l’idrogel nella categoria dei farmaci.
«Lo sviluppo del prodotto è in fase avanzata», sottolinea Luigi Ambrosio. «La sperimentazione avrà una durata di 12 mesi ed è già in corso presso il Policlinico Gemelli di Roma. Se i risultati verranno confermati, inizierà il lancio commerciale, che sarà sempre sostenuto dagli investitori, i quali valuteranno anche l’ingresso di partner industriali». 
Lo studio costituisce un originale contributo al problema del sovrappeso e dell’obesità, che sono diventati una grave minaccia alla salute anche perché associati a un rischio molto elevato di sviluppare diabete, ipertensione, infarto del miocardio, ictus cerebrale, osteoartrosi ed alcune forme di cancro. In Italia il problema del sovrappeso coinvolge 16 milioni di persone, di cui 4 milioni sono classificati come obesi.
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Ingrasserai? Dipende anche dalla tua città

Tra la propria forma fisica e la città in cui si vive c’è una stretta relazione. A sostenerlo è Lawrence Frank, professore di Urbanistica alla University of British Columbia di Vancouver, che da anni si dedica a esaminare la relazione tra la forma delle nostre città e la forma dei nostri corpi.

Qualche esempio? Secondo l’equipe di Frank, il modello urbano con una bassa densità di edifici molto grandi concentrati in centro, una forte dipendenza dalle automobili e la netta separazione tra zone residenziali e commerciali scoraggerebbe l’attività motoria, contribuendo alla diffusione dell’obesità e di tutte le patologie che ne derivano.
Al contrario, secondo lo scienziato, la ricetta per rimanere in forma sarebbe quella della pedonalizzazione.
Uno studio del 2003 della San Diego State University ha infatti dimostrato che i residenti di quartieri ad elevata pedonalizzazione hanno una minor tendenza a diventare obesi degli altri.
«Un uomo che vive in una comunità urbana compatta nella quale spostarsi a piedi o in bicicletta», spiega Frank, «pesa in media 4,5 kg in meno di chi è costretto a muoversi su grandi distanze».

Questo tipo di studi potrebbero contribuire a diffondere una cultura del benessere legata non solo all’alimentazione, ma anche allo stile di vita e alle abitudini legate al luogo di residenza.
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Il vino rosso fa bene agli obesi?

Il vino rosso aiuta gli obesi a vivere più sani più a lungo, riducendo i casi di diabete, i problemi di fegato e altre malattie dovute all’eccesso di peso, ma soprattutto rendendoli più dinamici e migliorandone la qualità della vità.

A sostenerlo è una ricerca dell’Harvard Medical School e dell’Istituto nazionale dell’invecchiamento, pubblicata sulla rivista Nature.

Dallo studio è emerso che la somministrazione di estratti di vino rosso a topi obesi riduce i casi di mortalità del 31 per cento, abbassa il colesterolo, favorisce l’integrità degli organi e rallenta l’invecchiamento.
Al momento è ancora presto per affermare che gli incoraggianti risultati siano validi anche per le persone: il passo successivo sarà quello di riproporre l’esperimento sulle scimmie, animali in assoluto più vicini all’uomo.

Le evidenze raccolte potrebbero convalidare l’ipotesi secondo cui il vino rosso, oltre ad avere effetti benefici noti sulla salute, sarebbe in grado di ridurre gli effetti delle calorie sull’organismo, proteggendo chi consuma pasti abbondanti.

Secondo alcuni ricercatori, questa sarebbe la motivazione per cui in Francia, paese con abitudini alimentari simili a quelle inglesi ma con maggiore consumo di vino, le malattie coronariche risultino più ridotte che nel Regno Unito.
E la conferma che il maggior consumo di vino, unito a un’alimentazione fondata sui principi della dieta mediterranea, è senza dubbio uno dei fattori alla base del record di longevità degli italiani, nettamente superiore alla media europea (dati Istat).
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Glossario per Obesità – Enciclopedia medica Sanihelp.it


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