La pratica della mindfulness, traduzione moderna del termine «consapevolezza» del pensiero buddhista, funziona per combattere lo stress (molte ricerche lo confermano ormai), ma ora uno studio appena pubblicato sulla rivista Lancet, dimostra, per la prima volta, che riesce a contrastare le ricadute della depressione. Anzi, lo fa al pari dei farmaci, con la stessa efficacia e con meno effetti collaterali, ovviamente.
Il lavoro, finanziato dal National Institute for Health Research, quindi con fondi pubblici, è stato realizzato all’università di Exeter, capoluogo della Contea di Davon nel Sud dell’Inghilterra, su 424 persone adulte vittime di ricadute dell’umor nero e sotto trattamento farmacologico. Gli autori, Willem Kuyken, professore di psicologia clinica all'università di Oxford e Richard Byng della Scuola di Medicina dell’università di Plymouth, li hanno divisi in due gruppi: 212 hanno continuato a prendere gli antidepressivi, altrettanti hanno intrapreso l’esperienza della mindfulness, con sessioni di gruppo, esercizi da fare a casa e sessioni di mantenimento fino a coprire l’arco di un anno. Ebbene, nei due anni successivi, le ricadute della depressione sono state le stesse nei due gruppi, anzi leggermente inferiori fra le persone che si erano messe sulla strada della consapevolezza.
La mindfulness non ha niente di esoterico; è una forma di meditazione studiata dalla medicina occidentale già a partire dal 1982; il primo lavoro porta la firma di JonKabat-Zinn dell'University of Massachusets Medical School di Worcester e si riferisce al trattamento del dolore: a tutt'oggi si contano oltre 700 pubblicazioni sull'argomento. Spiegare cos'è la consapevolezza non è semplice: in estrema sintesi, è un modo di essere che implica lo stare costantemente in relazione con se stessi e con il mondo e accettare quello che c'è, sia che si tratti di disagio, di sofferenza, di passione o di piacere. Si tratta di imparare a stare nel presente, nel «qui e ora», e a vivere più profondamente le esperienze che sono fatte di sensazioni, emozioni, pensieri, relazioni. Tutto questo riduce la sofferenza interiore.
Sono diverse le strade che conducono alla mindfulness e che si apprendono con la pratica. Una è quella del corpo, l'altra è quella delle sensazioni, la terza è quella delle emozioni. La prima permette di prestare attenzione al corpo (ci si concentra sul respiro, poi sulle mani, poi sui piedi, etc). La seconda punta ad ascoltare le sensazioni che si provano nella ricerca, ad esempio, della posizione più comoda; l’ultima accoglie pensieri e emozioni che arrivano alla mente, gradevoli o spiacevoli, senza giudicare. Entusiasta dei risultati del suo studio, Kuyken afferma che questa nuova strategia di cura può essere un’alternativa valida ai farmaci per milioni di persone che soffrono si depressione (4 su 5 vanno incontro a ricadute).«È un lavoro importante – commenta Annalisa Sforzini, psichiatra presso l’Ospedale di Voghera – perché ci rivela che la strategia della consapevolezza può essere d’aiuto nel prevenire le ricadute della depressione, ricadute ricorrenti ma difficilmente prevedibili. La mindfulness fa entrare il soggetto in contatto con le proprie paure e i propri problemi, e questo è estremamente positivo, ma si crea anche una situazione delicata, di grande fragilità, che va seguita con attenzione. Resta poi, per alcuni pazienti, la dipendenza dal farmaco; prospettarne la sospensione può,a sua volta, essere fonte di stress».