Sanihelp.it – Se un paziente affetto da insufficienza cardiaca viene curato seguendo le linee guida europee si ristabilisce meglio e più velocemente di coloro ai quali non viene riservato lo stesso trattamento, il problema è che il numero di questi ultimi è irrilevante ma si attesta introno al 40% dei malati.
Ad affermarlo è un recenti studi condotti a livello europeo, lo studio Malher (medical management of chronic heart failure in Europe) che ha esaminato il modo in cui 1 410 pazienti affetti da un’insufficienza cardiaca da debole a moderata sono stati curati in sei paesi europei (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito). I pazienti, i cui progressi sono stati seguiti per sei mesi, avevano almeno 40 anni, con un’età media di 69 anni.
Dallo studio è emerso che solo il 60 per cento dei pazienti era stato curato conformemente alle linee guida fornite dalla Società europea di cardiologia (ESC).
«Abbiamo riscontrato che, nei casi in cui i medici avevano curato i propri pazienti attenendosi alle linee guida dell’ESC, un numero minore di pazienti aveva dovuto ritornare in ospedale per un peggioramento della propria insufficienza cardiaca o a causa di sintomi cardiovascolari, e che era trascorso un periodo di tempo più lungo prima che i soggetti avessero dovuto essere di nuovo ricoverati a causa dei loro disturbi», ha dichiarato Michel Komajda, professore di cardiologia presso l’ospedale Pitie-Salpetriere di Parigi nonché principale autore della relazione.