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Quando un bambino è un sogno possibile

Sanihelp.it – Coppie infertili che hanno vinto la loro battaglia: storia di Stefania La diagnosi spesso è differente, le cause anche, ma il risultato arriva sempre come un fulmine a ciel sereno: sterilità.
La coppia che si sente pronunciare questo verdetto cade in uno stato di depressione, spesso accompagnato da sensi di colpa e inadeguatezza da parte di chi, uomo o donna, è portatore della patologia che ha provocato la sterilità: infertilità tunarica, endometriosi e sindrome dell’ovaio micropolicistico per lei, azoospermia, astenozoospermia e teratozoospermia per lui, solo per citare le più diffuse.


Dopo lo smarrimento iniziale, si raccolgono le energie e ci si informa sulle possibili soluzioni. Da qui generalmente parte il lungo calvario per le coppie sterili: prima i rapporti mirati, poi inseminazioni, fecondazioni in vitro…la strada è spesso costellata da dolorosi insuccessi.
Ma in fondo, per fortuna, a volte si accende la speranza e si inizia a intravedere il viso di quel bambino tanto desiderato.

È il caso di Stefania, 35 anni, che racconta: «Dopo otto anni di fidanzamento e un matrimonio felice, io e mio marito volevamo un bambino, ma i primi tentativi andarono a vuoto. Qualcosa non andava, e dagli esami di base è emerso subito il nostro problema: spermatozoi scarsi e troppo lenti. Dopo 6 mesi di rapporti mirati abbiamo provato le inseminazioni in utero e intraperitoneali. Niente. Visti gli insuccessi siamo passati alla Fivet: su 16 ovociti prelevati solo 5 sono stati fertilizzati, e purtroppo se ne è fecondato solo uno. Il fallimento è stato inevitabile».
«Inaspettatamente», continua Stefania, «dopo due mesi da questa delusione mi sono scoperta incinta, ma il nostro entusiasmo è crollato contro il monitor dell’ecografia: il sacco gestazionale era vuoto e senza battito, la gravidanza interrotta».

Non è facile per una coppia affrontare tutto il dolore e lo stress emotivo che questi tentativi comportano, ma quasi nessuna si arrende, tanta è la forza del desiderio di maternità e paternità.
È stata questa la fortuna di molte future mamme come Stefania.
Lo dice lei stessa: « dopo aver sopportato per due volte la tortura fisica e psicologica dell’ICSI senza risultato, avevo l’impressione di camminare controvento, mi sforzavo di avanzare ma tornavo sempre al punto di partenza. Continuare o fermarsi? Me lo chiedevo ogni giorno. Poi mi asciugavo le lacrime, uscivo a prendere un po’ d’aria e inevitabilmente incrociavo lo sguardo di un bambino e ritrovavo la forza per ricominciare. Volevo diventare madre, volevamo diventare genitori, non potevamo rinunciare».

La costanza di Stefania e di suo marito è stata premiata: un nuovo andrologo si è accorto dall’esame del liquido prostatico di un’infezione non rilevata dalla spermiocultura, e dopo una cura antibiotica e una nuova ICSI finalmente Stefania è rimasta incinta.
La gravidanza questa volta non presenta problemi, e quando nasce Simone è sano come un pesce.

«Siamo stati fortunati», conclude Stefania, «la vita ci ha restituito almeno in parte quello che ci aveva tolto in questi sei anni. RESISTERE, questo è il nostro monito!».

Molte coppie hanno raccolto questo messaggio; sono centinaia le storie simili a quella di Stefania e del piccolo Simone.
Purtroppo se ne parla poco o peggio male, attraverso giudizi superficiali e cattivi.
Spesso le coppie sterili vengono accusate di accanimento, da chi probabilmente non potrà mai capire la loro condizione. È arrivata una nuova legge a portare ulteriori difficoltà, e anche chi sceglie la via dell’adozione non è certo avvantaggiato dalla burocrazia. La strada insomma appare in salita.


Finalmente il centro giusto, storia di Cristiana Le storie di infertilità iniziano tutte, o quasi, nello stesso modo: dopo mesi di tentativi inutili della coppia di avere un figlio, si inizia a pensare che forse qualcosa non va, che quello che prima si prendeva alla leggera potrebbe essere un problema serio.

Così è stato per Cristiana, che attraverso controlli ecografici e dosaggi ormonali ha scoperto la causa della sua infertilità, una sindrome da ovaio micropolicistico.
Da quel momento il solito ripetersi di tentativi: stimolazioni follicolari, impianti embrionali non andati a buon fine, perfino una crisi da iperstimolazione che ha messo in pericolo la sua stessa vita.

«Ero disposta ad affrontare ogni situazione, ogni difficoltà, non per egoismo ma per amore di mio figlio», racconta Cristiana.
È stata questa la molla che l’ha spinta a continuare, anche dopo un aborto spontaneo alla sesta settimana di una gravidanza insospettata.
La sua fortuna è stata approdare in un centro milanese in cui, dice, «trovai ciò che da anni andavo cercando: il calore umano. Da subito fui trattata come una persona, e non come un numero. Mi sentivo accettata, non colpevolizzata, e mi ritornarono forza e fiducia: sapevo di essere in buone mani».

Le stesse mani che hanno fatto nascere Francesca Maria Luna, concepita grazie a una terapia di stimolazioni ormonali dal giusto dosaggio.

I gemelli venuti dal freddo: storia di Flavio e Rossella Flavio e Rossella sono una coppia sterile. Per loro, la causa è l’azoospermia ostruttiva, provocata cioè da un’ostruzione a livello degli epididimi generata da un’infezione senza sintomi, contratta dopo il concepimento della prima figlia di Flavio.
Ma per arrivare a questa diagnosi Flavio e Rossella hanno dovuto superare montagne fatte di esami, accertamenti ed errori medici.

Inizialmente, infatti, non erano state approfondite le cause dell’azoospermia rilevata dallo spermiogramma.

Flavio ha dovuto sottoporsi a numerosi e dolorosi prelievi prima di sentirsi dire, finalmente, che la biopsia testicolare aveva dato esito positivo: «un giorno di agosto, un bellissimo giorno, ho letto il referto che spiegava che nel testicolo c’erano spermatozoi maturi», spiega Flavio.
« Il problema era che si trovavano come imprigionati: non ero sterile, ma non potevamo concepire normalmente. Dopo l’ultima diagnosi ci avevamo sperato, ma poi affidammo senza problemi le nostre speranze alla fecondazione in vitro».

Ancora un altro passaggio, ancora un altro ostacolo, questa volta dovuto a questioni etiche.
Il centro sterilità dell’ospedale a cui si erano rivolti non permetteva di congelare embrioni o gameti.
«Avrei dovuto sottopormi a una serie indefinita di interventi, quando ne sarebbe bastato uno solo», spiega Flavio, «perché di tutti gli spermatozoi mobili sarebbero stati conservati ogni volta solo quelli necessari per gli ovociti di Rossella». Una specie di calvario.

Così la coppia ha deciso di rivolgersi a un centro di Bruxelles, che ha effettuato la crioconservazione di 25 provette di spermatozoi.
È lì che sono nate le prime cellule di vita: ora sono due gemelli che nuotano nel pancione di Rossella.

Queste e altre storie sono state raccolte da Rossella Bartolucci e Fara Marabelli nel libro Volando con le cicogne, nato per far sentire meno sole quelle coppie che scoprono amaramente che la cicogna non li benedirà facilmente.
Certo non tutte le storie sono a lieto fine.
Molte coppie stanno ancora tentando, qualcuna forse avrà rinunciato.
Però raccontare l’esperienza di chi ce l’ha fatta potrebbe dare nuova forza a chi non vuole arrendersi, senza contare che lo scambio di esperienze porta alla diffusione di un’informazione sempre più attenta e precisa, sicuramente positiva.
Anche se non sempre è possibile superare gli ostacoli della natura, il coraggio e la forza di volontà a volte vengono premiati con il dono più bello, la vita.

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