Sanihelp.it – L’avventura del cioccolato inizia in America e più precisamente in Messico dove il particolare clima favorì la crescita di un piccolo albero che produceva i suoi frutti simili a zucche contornati da foglie di colore verde scuro: la pianta del cacao.
I primi agricoltori che inziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i maya, circa due millenni prima che gli spagnoli diedero il via alla conquista. In quel periodo il frutto del cacao era talmente prezioso che veniva utilizzato anche come moneta di scambio.
La distruzione della civiltà maya non fermò la diffusione della pianta, che venne coltivata prima dai tolteci e poi dagli aztechi. Quando gli spagnoli arrivarono nelle coste messicane e diedero inizio alla conquista del nuovo mondo tra le poche cose che conservarono di quelle civiltà fu proprio la coltivazione delle piante del cacao.
Da quel momento la bevanda del re Quetzacoatl iniziò a diffondersi in tutto il mondo.
Il primo cambiamento che la cioccolata dovette subire per venire incontro al gusto dei coloni fu l’aggiunta dello zucchero (ogni cento semi mezza libbra di zucchero).
Nel XVIII secolo la cioccolata aveva conquistato tutti: nutriente, digestiva, stimolante, afrodisiaca e utile per l’alito. I tempi erano maturi per le prime fabbriche di cioccolato europee.
La preparazione era ancora di tipo arcaico, l’operaio triturava i semi a mano con l’aiuto di un cilindro di ferro su una pietra riscaldata. Verso la fine del XVIII secolo in Francia nasce la prima raffinatrice idraulica della pasta di cacao.
Quello che è accaduto dopo lo conosciamo tutti.
Fonte: chococlub.it