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Sclerosi multipla: confermata la tollerabilità dell’interferone beta

Sanihelp.it – Il diciannovesimo congresso dell’Ecritms (Comitato europeo per il trattamento e la ricerca nel campo della sclerosi multipla) conclusosi a Milano lo scorso 20 settembre è stato occasione per presentare i risultati dello studio PRISMS .


La ricerca, promossa dalla casa farmaceutica Serono si è proposta di valutare la tollerabilità di una somministrazione prolungata di interferone beta 1-a, che inizialmente aveva suscitato alcuni dubbi.

I risultati invece parlano chiaro, a otto anni dalla prima somministrazione tre quarti dei pazienti controllati (il 68% di coloro che avevano iniziato la cura) non hanno mostrato gravi effetti collatrerali tranne lievi stati influenzali e reazioni al sito di iniezione.

Se poi si considera che nell’80% dei pazienti in trattamento non è stata registrata una progressione della malattia alla forma di sclerosi multipla secondaria progressiva si capisce quanto questo sostanza prodotta in piccola quantità dal corpo umano principalmente per proteggerci dalle infezioni virali sia di fondamentale importanza per la lotta a questa malattia.

«Questi dati sono molto importanti e rappresentano buone notizie per la comunità scientifica che si occupa di Sclerosi Multipla», ha detto il Dottor Donald W. Paty della University of British Columbia, Vancouver, Canada, e ricercatore dello studio PRISMS, «Essi infatti confermano che il trattamento con alte dosi e alta frequenza di Interferone beta consente ai pazienti, affetti da questa patologia, di acquisire i massimi benefici e modificare il decorso naturale della malattia; dimostrano, inoltre, che questo farmaco è stato generalmente ben tollerato per tutta la durata di otto anni del trattamento».

Abbandonato l’utilizzo di corticosteroidi e di farmaci sintetici dall’efficacia limitata, l’utilizzo dell’interferone si è inserito a pieno titolo come unica cura per la sclerosi multipla recidivante.

Un grande passo è stato fatto per combattere questa malattia cher coinvolge 50 mila persone in Italia. Ora non resta che aspettare l’annuncio di un farmaco che non solo rallenta l’evolversi della malattia ma porta alla completa guarigione.


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