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Curarsi con l’ippocastano

Sanihelp.it – L’ippocastano appartiene alla famiglia delle ippocastanacee, ha foglie palmate e fiori bianchi che si raggruppano in tirsi.


I frutti si presentano grandi e circondati da spine non molto dure (a differenza del castagno); contengono, all’interno, uno o due semi di aspetto simile alle castagne vere e proprie.

Alcune parti dell’albero, la corteccia dei rami giovani e i semi contengono principi attivi di grande importanza in ambito medicinale. I semi, chiamati anche castagne d’India, sono invece tossici e non devono essere ingeriti.

Tra i principi attivi si evidenzia l’esculina per la sua azione venotonica (aumento del tono della parete venosa), e capillaroprotettrice (rinforzo delle cellule che formano le pareti dei vasi capillari), oltre che sulla circolazione sanguigna in generale.

Nei semi si trovano le saponine triterpeniche (tra queste la più nota è l’escina), dall’azione antinfiammatoria e antiedemigena. Altre sostanze utili sono i tannini catechici, ad azione astringente e antinfiammatoria.

Le principali patologie che beneficiano del trattamento con estratti dell’ippocastano, in tintura madre, gocce o pomate, sono i disturbi venosi, quali le varici delle gambe, l’insufficienza venosa (gambe gonfie, dolenti e pesanti), le tromboflebite, ulcera varicosa delle gambe e l’ipertrofia o l’infiammazione della prostata.

In quest’ultimo caso è consigliabile l’assunzione della pianta, dopo preparazione erboristica, per infuso oppure è possibile utilizzarla come semicupio per ridurre l’infiammazione locale e facilitare l’emissione di urina.


In campo cosmetico ha azione emolliente e protettiva della pelle.

Aggiungendo un decotto all’acqua durante il bagno, la pelle rimane infatti detersa e più morbida rispetto al sapone o al gel sintetico.

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