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Il bridge rafforza gli anticorpi

Sanihelp.it – Le analisi del sangue condotte su dodici attempate giocatrici di bridge, tra i settanta e gli ottant’anni di età, non mentono: dopo novanta minuti di partita serrata, i livelli dei linfociti T che rappresentano le principali armi di difesa immunitaria contro l’attacco di virus e infezioni, sono «saliti considerevolmente in otto giocatrici», e «mediamente» nelle altre quattro volontarie.
Il risultato, secondo gli esperti, rafforza la teoria di un nuovo campo di studio scientifico: la cosiddetta neuroimmunologia che considera le attività del sistema nervoso e del sistema immunitario in continua interazione.

Il gioco del bridge, che richiede memoria, concentrazione, pianificazione, intraprendenza, spiega Marian Cleeves Diamond, autrice del rapporto, stimola l’area dorsolaterale del cervello che sembra giocare anche un importante ruolo immunitario.


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