Sanihelp.it – Esattamente 100 anni fa, nel 1907, il premio Nobel russo Elia Metchinkoff, ricercatore dell’Istituto Pasteur di Parigi, ipotizzava che la presenza di batteri nell’intestino dell’uomo potesse influenzarne positivamente la salute e la longevità. Lo scienziato era convinto che la flora batterica fosse responsabile sia della produzione di tossine che del controllo dell’autointossicazione.
La prova empirica della correttezza delle sue ipotesi gli proveniva dall’osservazione epidemiologica della longevità delle popolazioni balcaniche, che consumavano yogurt in grandi quantità.
«É convinzione comune che i microbi siamo pericolosi», scriveva Metchinkoff un secolo fa nel suo libro The prolongation of life, «ma questa teoria è errata. Vi sono molti microbi utili, e tra di essi i lattobacilli hanno una onorevole posizione».
Nasceva così il concetto di probiotico, ovvero microbo favorevole alla vita dell’ospite. Oggi, dopo 90 anni di ricerca scientifica, i probiotici possono essere definiti come microrganismi viventi che, quando ingeriti, determinano effetti benefici sulla salute.
Questa definizione implica una serie di proprietà necessarie affinchè un microrganismo possa essere definito probiotico:
- Essere resistente all’acido cloridrico e alla bile
- Aderire alle cellule intestinali umane
- Essere in grado di colonizzare il tubo digerente umano
- Produrre sostanze antimicrobiche
- Antagonizzare i batteri patogeni, cioè portatori di malattie
- Essere sicuro nell’uso clinico e nutrizionale
- Avere effetti documentati sulla salute
- Essere stabile durente i processi di preparazione e immagazzinamento
Negli ultimi dieci anni, lo sviluppo dei probiotici ha subito una vera e propria esplosione, e il mercato degli alimenti e degli integratori probiotici è aumentato in maniera esponenziale. Per questo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO hanno ritenuto opportuno proporre una definizione univoca di probiotico, ed elencare le caratteristiche richieste perchè un ceppo batterico possa definirsi tale.
La stessa definizione è riportata anche nelle nuove Linee guida del Ministero della Salute, ed è questa: «Microrganismi vivi e vitali, che conferiscono benefici alla salute dell’ospite, quando consumati in adeguate quantità come parte di un alimento o di un integratore».
Grazie all’introduzione di tecniche di identificazione mediante sequenze di DNA, è stato possibile identificare con certezza i singoli individui batterici, ovvero i ceppi, e selezionare quelli più adatti per le singole attività probiotiche.