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Decaffeinato bio-tech? Meglio il naturale, più sano e buono

Sanihelp.it – Perplessità sul decaffeinato biotech, per l’imprecisione nel definire i sistemi di decaffeinizzazione attualmente praticati e per il fatto che contiene una quantità di caffeina ancora importante da non poter essere definito decaffeinato (non superiore a 0,1%). Il rischio è di creare inutili allarmismi nei consumatori, non avendo neppure la certezza di alcun prodotto biotech che possa essere immesso sul mercato in sicurezza e in tempi ragionevoli.


Alle recenti dichiarazioni di Mario Pezzotti, docente di genetica agraria all’Università di Verona sul caffé decaffeinato, risponde il Comitato Scientifico FoSAN (Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione), ribadendo che negli ultimi anni diversi studi hanno smentito i presunti rischi per le persone sane di un corretto consumo di caffè decaffeinato, ed evidenziato invece una serie di proprietà positive per il benessere dell’organismo. 
Inoltre la decaffeinizzazione si effettua sui chicchi verdi e non torrefatti, ottenendo un prodotto eguale a quello originale per quanto riguarda il contenuto in antiossidanti, vitamine e potassio.
Infine, attualmente, le tecniche di decaffeinizzazione più utilizzate sono quelle con sostanze naturali, ossia con anidride carbonica o con acqua. Meno frequente è il ricorso alla decaffeinizzazione con alcuni solventi organici.

Il prodotto ottenuto con i metodi descritti presenta ottime caratteristiche organolettiche (sapore in tazza) senza alcuna pericolosità, per la salute umana, fornendo sempre caffè di grande qualità e sicurezza.

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FonteFoSAN

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