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Sfatiamo i falsi miti sull’autodifesa femminile

Difesa femminile

Sanihelp.it – Come ci ha confermato il maestro Roberto Bonomelli, ideatore del metodo Difesa Donna, circolano spesso diverse dicerie sulla difesa femminile. Alcune di queste sono completamente fuorvianti. Vediamole insieme:


Mito: L’uso della difesa verbale da parte di una donna può trasformare un uomo normale in un potenziale aggressore.
Realtà: Se l’uomo non è un malintenzionato, non lo diventerà perché la donna in una situazione a rischio usa la voce in modo deciso per avvertirlo di non avvicinarsi. Se invece ignora questo avvertimento, è perché probabilmente ha intenzione di fare qualcosa.

Mito: Una donna non può difendersi contro un uomo, colpire l’aggressore servirà solo a renderlo più violento.
Realtà: Ci sono parti del corpo che sono vulnerabili in chiunque, indipendentemente dalla stazza e dalla forza fisica. Una donna può e deve difendersi da un tentativo di aggressione, colpire l’aggressore crea la possibilità di scappare.

Mito: Quando una donna dice no, forse intende sì.
Realtà: Quando una donna dice no, intende no ed è importante che questo concetto sia ribadito non solo con la voce ma anche con un atteggiamento del corpo adeguato.

Mito: Se una donna viene aggredita, le conviene urlare «Al fuoco» per attirare i passanti.
Realtà: Non funziona mentre si è al centro della colluttazione. Può funzionare se sei a casa: riesci a chiuderti in bagno (creando così una barriera tra te e l’aggressore), apri la finestra e urli «Al fuoco». I passanti o gli stessi vicini di casa saranno più predisposti ad ascoltare la richiesta di aiuto, perché di fronte a un potenziale incendio viene meno la paura di trovarsi coinvolti in un guaio, frequente invece alla vista di un’aggressione.

È importante sfatare questi falsi miti: la sicurezza parte anche dalle giuste conoscenze.

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