Sanihelp.it – Una revisione di studi scientifici presentata al 70° Congresso Italiano di Pediatria di Palermo mette in luce che abusi, punizioni, negligenze e atti di bullismo provocano stress cronico nei bambini, invecchiamento precoce e un maggior rischio di sviluppare patologie come obesità, cefalea, sindromi dolorose, asma, malattie cardiache, tumori.
Gli abusi interessano circa 100.000 bambini ogni anno in Italia, ma l’OMS Europa ha stimato che i casi reali siano 9 volte più numerosi di quelli segnalati.
Una ricerca apparsa su Molecular Psychiatry ha rivelato che le conseguenze delle violenze rimangono nella psiche e nel DNA. Sono state intervistate le madri di 236 bambini che avevano subito violenze o assistito a comportamenti violenti ed è stato misurata la lunghezza dei loro telomeri (piccole porzioni di DNA che si trovano alle estremità dei cromosomi e si accorciano a ogni divisione cellulare, fungendo da indicatori della longevità).
I ricercatori hanno osservato un accorciamento di queste strutture pari a un invecchiamento prematuro di circa 7-10 anni.
I segni sul corpo subìti nell’infanzia potrebbero essere predittivi di malattie in età adulta come cancro, disturbi cardiaci e asma, sostiene un lavoro pubblicato su Journal of BehavioralMedicine. I ricercatori hanno rilevato che i malati riferivano in misura una volta e mezza superiore rispetto al gruppo di controllo di aver subito da piccoli punizioni corporali, abusi e insulti.
Se i maltrattamenti sono numerosi e cronici, le conseguenze a lungo termine sono maggiori. Lo ha rivelato una ricerca della Washington University di St. Louis. Peggiora l'effetto in termini di disturbi psicologici e comportamentali, come abuso di sostanze, incidenti e traumi, malattie sessualmente trasmesse, delinquenza e tentativi di suicidio.
La relazione è direttamente proporzionale al numero di maltrattamenti subiti. I bambini che avevano subito un solo abuso sviluppavano problemi nel 39,5% dei casi, quelli con 4 episodi nel 67% dei casi sino al 91,9% dei minori per i quali si contavano più di 12 episodi.
Anche i neonati possono essere vittime di violenza: il caso più diffuso è la Shaken Baby Syndrome, cioè lo scuotere violentemente il neonato da parte di un adulto. Il 30% dei piccoli scossi muore e l’80% riporta gravi danni permanenti: emorragie cerebrali, disabilità, paralisi, cecità.
La causa scatenante è generalmente il pianto prolungato del neonato, soprattutto dalla seconda settimana al quinto mese di vita: questo periodo viene chiamato Purple crying, in cui si conta il maggior numero di casi di SBS.
Negli Stati Uniti sono stati introdotti programmi di prevenzione per i genitori. I pediatri, da parte loro, sono chiamati a riconoscere i segni dell’abuso: si stima che un quarto delle fratture delle ossa lunghe nei bambini molto piccoli sia la conseguenza di un maltrattamento.