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L’uovo
L’uovo, di cioccolato o di altro tipo è sicuramente il simbolo più rappresentativo della Pasqua. La tradizione di scambiarsi le uova come gesto di augurio è antichissimo, precede addirittura l’epoco cristiana.
L’uso di regalare uova è antichissimo. Sicuramente è legato al fatto che la Pasqua coincide con l’inizio della primavera, originariamente celebrata con riti per la fecondità ed il rinnovamento della natura. L’uovo simboleggia, infatti, la vita che si rinnova.
La tradizione cristiana ha ereditato questo simbolismo e lo ha legato alla resurrezione di Cristo.
A questo evento la leggenda fa risalire l’usanza di colorare le uova.
Si narra infatti che Maria Maddalena dopo che trovò il sepolcro di Gesù vuoto corse subito ad avvisare i discepoli. Pietro, incredulo, rispose che si sarebbe convinto solo se le uova che portava nel cesto fossero diventate rosse. E subito le uova si colorarono di rosso intenso.
Al di là dell’origine di questa usanza, ogni cultura ha sviluppato un modo particolare di colorare e le uova. C’è chi decora uova sode con colori vegetali e chi invece abbellisce solamente il guscio.
E le uova di cioccolato? Fu Luigi XIV, il re sole, che pensò di far decorare le uova pasquali con il nettare degli dei proveniente dalle americhe.
L’ulivo e le pulizie
La consuetudine delle pulizie di Pasqua, una volta dette dell’Acqua Santa, fu un dettato della Chiesa, che con l’occasione della benedizione pasquale spronava la gente a togliersi di dosso e dalle case lo sporco accumulato nei mesi invernali. Una salutare dettato.
Il focolare domestico oltre a scaldare le fredde membra lasciava nell’aria e nelle stanze fuliggine, cenere e molto fumo senza dimenticare l’igiene personale che non era di certo tra le priorità di quell’evo. L’acqua fredda, vestiti che venivano lavati di rado – una sana e decisa ripulita era proprio necessaria.
…e allora, prima che passi il prete, via con le pulizie.
Le pulizie pasquali erano uno spettacolo. Le donne sembravano morse dalla tarantola. Le case sottosopra. Si ribattevano materassi, si facevano bucati con cenere, soda e liscivia e si sciacquavano nei canali e nei navigli. Non Lysoform o Mastrolindo, ma secchiate d’acqua e olio di gomiti a lavare stanze, finestre e scale.
Il rametto d’ulivo benedetto dell’anno prima, ormai secco e polveroso, veniva devotamente bruciato.
Ora tutto è a posto. Tocca alle donne e ai figli lavarsi. Si indossano i vestiti puliti e ci si dispone ad aspettare sull’uscio l’arrivo del prevosto. Due chiacchiere e finalmente un po’ di relax.