Sanihelp.it – Presentati al XII Congresso della Società Europea dei Trapianti d’Organo i risultati di una nuova sperimentazione sul farmaco immunosoppressore Sirolimus, un principio attivo naturale capace di ridurre l’incidenza della temibile complicanza tumorale nei pazienti trapiantati, rispetto alla terapia combinata e continuata con ciclosporina.
Sono oltre 14.000 in Italia le persone che vivono grazie a un rene, a un cuore o a un fegato nuovo, o meglio donato. «I donatori, nel nostro paese, sono ora 21 per milione di abitanti», spiega il professor Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, istituito presso il Ministero della Salute, «un dato che ci vede secondi in Europa dopo la Spagna». Il successo del trapianto è assicurato in più del 90% dei casi e, nei paesi industrializzati, la percentuale di persone che riprendono le proprie normali attività dopo l’intervento è ormai superiore all’80%.
Quello che ancora resta da fare è migliorare ulteriormente la sopravvivenza nel lungo periodo. L’impiego protratto di alcuni farmaci immunosoppressori può essere causa di una sofferenza renale che, a lungo andare, si traduce (nel 39% dei casi) in una nefropatia cronica, che può richiedere un nuovo trapianto.
È per questo che i recenti risultati di una sperimentazione sul farmaco immunosoppressivo Sirolimus sono stati salutati con entusiasmo a Ginevra. Lo studio, condotto su 430 pazienti per 5 anni, ha dimostrato una straordinaria efficacia del farmaco nel prevenire l’insorgenza di tutti i tipi di tumore nel trapiantato. Sirolimus è un farmaco naturale che blocca la trasmissione del segnale dell’Interleuchina 2 e, quindi, la proliferazione dei linfociti T.