Sanihelp.it – I dati presentati al XV Congresso Europeo di Psichiatria indicano che, secondo l’84% degli psichiatri europei, l’incremento di peso e le alterazioni metaboliche legate al trattamento antipsicotico rappresentano l’effetto più problematico di queste terapie.
Il questionario European Physical Health in Schizophrenia Survey, inviato a oltre 50.000 psichiatri e contenente 10 domande riguardanti l’impatto della terapia antipsicotica sulla salute fisica degli schizofrenici, ha rilevato che per l’87% degli psichiatri la salute fisica ha un valore da importante a estremamente importante, ma meno della metà (42%) effettua regolarmente un controllo della salute dei pazienti durante le visite.
Il passaggio dall’utilizzo di antipsicotici di prima generazione a quella di seconda generazione ha contribuito a ridurre alcuni degli effetti collaterali (come i sintomi extrapiramidali) e a fornire misure di controllo dei sintomi. Tuttavia, alcuni antipsicotici di seconda generazione sono stati associati a significative variazioni di peso e ad anomalie metaboliche. Fatto importante, se si pensa che il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari dei soggetti affetti da schizofrenia è di due volte superiore rispetto alla popolazione normale.
Nel questionario si chiede agli psichiatri una loro opinione sull’incremento di peso dovuto al trattamento, e sulle possibilità di miglioramenti: la maggioranza (67%) considera inefficaci i programmi di intervento sull’incremento di peso, il 53% opterebbe per modificare la cura e il 52% passerebbe a un’altra forma di trattamento. Solo il 6% effettua la misurazione della circonferenza vita.
I risultati dell’indagine dimostrano il ruolo decisivo degli psichiatri nella gestione della salute fisica degli schizofrenici: introdurre sistemi di controllo nella pratica clinica giornaliera può prevenire condizioni co-patologiche quali l’incremento di peso, nonché migliorare la qualità della vita dei malati.